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Un Papa in blue jeans?

divertimento narrativo per sognatori e amanti coniugali

 

Questo racconto, inedito, è nato e cresciuto nello scambio fecondo e divertito 
di riflessioni paradossali
s
uscitate da dichiarazioni autoritarie altrettanto paradossali.
La realtà si mischia simbolicamente con la fantasia
invitando il lettore a farsi coautore
per assegnare a ogni aspetto
il suo autentico significato. 

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 Antonio Thellung
in collaborazione con Isabella Panzeri Salvan
e con l’intervento di Paola Palladini

UN PAPA IN BLUE JEANS? 

divertimento narrativo per sognatori e amanti coniugali

scritto nel 1985

Gli autori com'erano:

Antonio Thellung,
54 anni, felicemente sposato da 32, padre di tre figli e nonno di due nipoti.
Isabella Panzeri Salvan,
32 anni, fiduciosamente sposata da sei, mamma di due figli.
Paola Paladini,
19 anni, libera da impegni di cuore ma ricca di speranza e di fiducia nel futuro.

Tutti appartenenti alla Comunità del Mattino, una piccola comunità di famiglie che a quel tempo vivevano sotto lo stesso tetto mettendo in comune se stessi, e anche i propri beni.


  Parte prima

1

Isabella: — Un’introduzione? Spesso è solo un artificio noioso per ritardare l’ingresso nell’atmosfera del racconto.—

Paola: — Non potrebbe invece aumentare la suspence? Aiutare il lettore a coinvolgersi di più nella vicenda?—

Antonio: — Sono considerazioni che non ci riguardano. Valgono solo per le opere importanti, per i capolavori letterari o scientifici o storici. L’introduzione è come il vestibolo di un castello o di una villa patrizia. La nostra invece è una casa qualsiasi, nella quale è stato eliminato l’ingresso per mancanza di spazio.—

Paola: — Ma allora io non capisco: questa non è un’introduzione?—

Antonio: — Nient’affatto, è già racconto.—

Isabella: — Ma siamo noi che parliamo!—

Antonio: — E con questo? Se mettessimo in bocca a dei personaggi ciò che stiamo dicendo noi, non sarebbe la stessa cosa?—

Paola: — Ma tu sei l’autore.—

Antonio: — Ormai non si può più dire. Vi ho comunicato certe idee che ho in mente da tempo. Ora è la risonanza che ha trovato in voi, è il nostro dialogare insieme, che può far nascere una storia, rivestirla, darle un corpo e un volto.—

Isabella: — Forse ti proponi, in questo modo, di tener distinta l’invenzione dalla realtà?—

Antonio: — Al contrario. Direi piuttosto di eliminare finzioni artificiose. Ogni opera è una proposta aperta, e in qualche modo gli autori sono già racconto. Ma non basta: l’autore esprime solo una parte del contenuto, che verrà poi ampliato e portato a termine da chi legge, secondo la sua sensibilità e la sua esperienza. —

Paola: — Vuoi dire che il racconto diventerà completo solo se il lettore saprà immergersi nella vicenda come se fosse una sua realtà?—

Antonio: — Certo. E questo vale anche per noi, che siamo autori ma, se vogliamo, anche fruitori del racconto.—

Paola: — Il confine tra realtà e fantasia mi sembra farsi piuttosto evanescénte. In pratica stai dicendo che il racconto di cose sentite ha una sua verità anche quando gli avvenimenti non sono accaduti esattamente nel modo descritto.—

Antonio: — Direi di più: possono essere vere anche le cose soltanto pensate, perché tutto ciò che è profondamente sentito può accadere in qualsiasi momento. Anzi, potrebbe essere già accaduto, in altri tempi o luoghi, all’insaputa dello stesso autore, ed essere già conosciuto invece dal lettore.—

Isabella: — Esistono biblioteche intere sull’argomento, e mi pare inutile soffermarvisi. Il punto chiave è questo: la credibilità è data dal coinvolgimento degli autori e dalla risonanza che sanno suscitare. Se questo esiste, allora anche il lettore si coinvolgerà per completare la storia, e farla diventare viva e vissuta.—

Paola: — Mi piacerebbe stringere i tempi ed entrare in argomento. Come vogliamo cominciare? Tu hai espresso delle idee, ma ci sono tanti spazi vuoti. Non vedo come possano concretizzarsi certe ipotesi, né come andrà a finire.—

Antonio: — Non importa: intanto abbiamo già un inizio. In seguito il racconto si svilupperà a mano a mano che lo faremo vivere.—

Isabella: — Basta con le divagazioni. Cominciamo a dire che questo è un racconto di coppia, un racconto di vita vissuta nell’esperienza coniugale.—

Paola: — A me piacerebbe andare a trovare i protagonisti a casa loro, per vedere che cosa stanno facendo.—

Isabella: — D’accordo, ma penso che valga la pena di. trovarli subito immersi in un momento significativo. Miriamo al sodo.—

Antonio: — Con calma però. Entriamo in punta di piedi, per non disturbarli troppo.—

2

L’aveva trovata tra la posta senza conoscerne la provenienza. Una trentina di pagine di piccolo formato, forse diciotto per ventiquattro o anche meno. La veste semplice e pulita, la copertina sobria, di cartoncino bianco opaco, con un riquadro giallo intenso che le dava vita. Il titolo, “Sposi cristiani”, lo lasciava un po’ scettico e sospettoso: temeva di trovarvi discorsi precostituiti. Stava sfogliandola distrattamente quando la pagina centrale attrasse la sua attenzione.

— Guarda guarda che cosa c’è scritto qui! — disse ad alta voce.

Maddalena abbassò semplicemente il suo giornale e si pose in atteggiamento d’attesa: erano abituati a interrompersi nella lettura per comunicarsi le notizie interessanti. Tommaso cominciò a leggere:

— «Commentando le parole di Gesù: "chiunque guarda una donna per desiderarla ha già commesso adulterio con lei nel cuore", il Papa ha detto tra l’altro:"l’adulterio nel cuore viene commesso non soltanto perché l’uomo guarda in tal modo la donna che non è sua moglie, ma appunto perché guarda così una donna. Anche se guardasse in questo modo la donna che è sua moglie commetterebbe lo stesso adulterio nel cuore". A seguito di queste parole del Papa abbiamo ricevuto numerose lettere che manifestano perplessità e disagio. Per dar modo a quanti lo desiderano di mettere in comune le proprie considerazioni, la nostra rivista invita a un incontro-dibattito tutti gli sposi cristiani che si sentono coinvolti in tale problema». —

Tommaso smise di leggere. Si guardarono un po’ in silenzio, poi Maddalena chiese:

— Quando?—

— Dopodomani.—

— Ci andiamo.—

Erano sposati da quasi vent’anni. Un matrimonio cominciato come tanti altri: temperamenti diversi, una certa voglia di prevalere uno sull’altro, qualche litigio e il gusto maligno delle piccole ripicche. Si volevano bene e talvolta stavano proprio bene insieme, ma l’essere diversi (e chi non lo è?) causa sovente contrasti e disaccordi. Maddalena e Tommaso avevano rischiato anch’essi di cadere nel gioco irreversibile delle rivalse e delle contrapposizioni, e avevano talune volte pensato, ciascuno per proprio conto, se non fosse il caso di farla finita. Dopotutto, che cosa ci sta a fare il divorzio? Non si erano separati perché un giorno era accaduto un fatto semplice e straordinario: qualcosa di vecchio si era improvvisamente trasformato in qualcosa di nuovo. Vi sono, in tutti i rapporti matrimoniali, momenti nei quali l’uno o l’altro dei coniugi sarebbe anche disposto a costruire insieme, ma è così difficile che questi atteggiamenti s’incontrino! Orgoglio, suscettibilità, rancori, paura di perdere: tutti elementi che, mischiati tra loro, fanno sì che quando uno si rende disponibile, l’altro ha sempre qualcosa da puntualizzare. E così l’irritazione riprende il sopravvento: "Io vorrei, ma lui! Non desidero altro, però lei!"

Tommaso e Maddalena avevano avuto la straordinaria fortuna d’incontrarsi quel giorno in un rarissimo momento di sincera e gratuita disponibilità reciproca. Si erano guardati negli occhi e avevano afferrato, come in un lampo, che era possibile costruire; che invece di stare a guardare l’altro per criticare le sue mosse sbagliate, si poteva lavorare insieme, coinvolti dalla stessa parte. Avevano sentito un profondo desiderio reciproco. Non fisico, o meglio, non solo quello. Desiderio di unire le potenzialità personali per condividerle e moltiplicarle. Possiamo volare, avevano intuito, al di sopra delle ripicche, delle contrapposizioni, degli egoismi, delle chiusure, delle incomprensioni. Al di sopra di un “normale” rapporto di coppia. Volare ed essere felici! Quell’intenso momento di consapevolezza era bastato, non a risolvere i loro problemi coniugali, ma ad aprire una nuova speranza tutta proiettata nel futuro. Possiamo? La risposta affermativa aveva dato il via a un rinnovato rapporto.

Da allora avevano combattuto insieme senza più lasciarsi soffocare da moralismi precostituiti, raggiungendo una pienezza di vita coniugale ricca di tenerezze, ma niente affatto priva di confronti dialettici: nessuno dei due aveva un temperamento acquiescente. Questa loro esperienza esistenziale li aveva portati anche a scoprire il senso che può assumere il messaggio cristiano quando, depurato da certe sovrastrutture magico-superstiziose, diviene un punto fisso di riferimento sul quale confrontare ogni piccolo aspetto della vita quotidiana. Avevano scoperto insieme il valore di una spiritualità alla quale non erano stati educati, se non formalisticamente.

In questa nuova esperienza, esaltante per loro due, si sentivano però isolati, e ne soffrivano. Avevano buoni rapporti con parenti e amici, tutte ottime persone ma con quell’atteggiamento agnostico e un po’ scettico, tipico di chi ha ricevuto un’educazione che insegna a rispettare la religiosità senza coinvolgervisi troppo. È meglio lasciarla gestire dagli specialisti! Avvertivano il disagio di questa limitazione. Tra loro si capivano, e il non capirsi con gli altri poteva anche essere il prezzo inevitabile per una scelta di vita che rompeva gli schemi dell’abitudine. Una nuova vita che, ormai da diversi anni, assumeva talvolta le caratteristiche di uno splendido isolamento a due, come in una piccola oasi in mezzo a una realtà fatta soprattutto d'incomprensione, d'insoddisfazione, d'incomunicabilità, di solitudine. E un’oasi ha degli inconvenienti che prima o poi vengono inevitabilmente a galla.

A porre in evidenza i limiti della loro esperienza aveva contribuito proprio quel discorso del Papa. Lo avevano già letto con perplessità e stupore, rimanendo poi a guardarsi in silenzio per molto tempo. Fino a che Maddalena aveva detto con studiata serietà:

— Spero che non mi avrai mai guardato con desiderio! —

— La debolezza della carne è grande — aveva risposto Tommaso con un sorriso — confesso che sovente non riesco a non desiderarti.—

E Maddalena, alzando gli occhi al cielo:

— Ti ringrazio Padre, di avermi dato un marito adultero!—

Avevano riso insieme, ma con un po’ di tristezza nel cuore.

Avrebbero voluto parlare con qualcuno capace di sentire in modo analogo il problema, ma avevano incontrato solo due tipi di atteggiamento. L’uno di sudditanza: se lo ha detto il Papa, come si può discuterlo? L’altro permeato d’ironia: per voi cattolici è peccato anche aver voglia di far l’amore con il proprio coniuge! Si sentivano a disagio e amareggiati. Un sesso pieno, ricco e soddisfacente faceva parte del loro bagaglio coniugale, e ne avevano tratto profondi benefici anche sotto l'aspetto psicologico e spirituale. Ma si sentivano isolati. L’invito di quella rivista giungeva a proposito. Forse era la volta buona per trovare qualcuno con cui entrare in sintonia.

3

— Una cinquantina di persone, più o meno — disse Tommaso.

— Sembrano gente allegra — soggiunse Maddalena.

— E chiassosa anche.—

L’ambiente era un po’ squallido. Soffitto troppo alto, finestre grige e sporche, pavimento di mattonelle sconnesse, aspetto da circolo culturale parrocchiale. Alle pareti dei manifesti colorati, e anche belli. Immagini del terzo mondo, bambini africani, gente che lavora nei campi, baracche variopinte: scene di povertà ma piene di vita. Da un lato un grande tavolo e dappertutto sedie vecchie e un po’ consunte, sparse qua e là.

In attesa che iniziasse la riunione si erano formati piccoli gruppi nei quali, in gran parte, la conversazione si riduceva a battute e risate. Ma non mancava chi esponeva invece accoratamente la sua opinione, anticipando i temi del dibattito. Maddalena e Tommaso scelsero due sedie appartate e continuarono a osservare gli altri con curiosità. Poco dopo, alcune persone presero posto attorno al tavolo, e una giovane signora con aria simpatica e cordiale prese la parola

— Vedo qui tanti vecchi amici, ma anche volti nuovi. Mi presento per chi non mi conosce: mi chiamo Giovanna, faccio parte della redazione della rivista “Sposi cristiani”, sposata con il qui presente Bartolomeo — e accompagnò la frase con un gesto della mano in direzione di un giovanotto un po’ pelato e bonario, che sedeva all’estremità del tavolo. — Abbiamo promosso questa riunione perché il recente discorso del Papa sull’adulterio nel cuore ha suscitato un vero vespaio, così ci è sembrato che la cosa migliore fosse discuterne insieme tra sposi, tra coloro cioè che non si limitano a discorsi teorici, ma che nella vita pratica “guardano” o “non guardano” con desiderio il proprio coniuge. Prima però di cominciare il dibattito riteniamo fondamentale, com’è nostra abitudine, mettere in evidenza gli aspetti positivi del discorso del Papa, perché non abbiamo alcuna intenzione di dare sfogo a contestazioni o malumori, ma di approfondire insieme il senso dei nostri rapporti coniugali. —

Lasciò a Bartolomeo proseguire l'introduzione, che aggiunse:

— Il nucleo centrale del discorso in discussione è una denuncia della concupiscenza, ovverosia del sesso inteso come possesso o consumismo. Il Papa afferma che può essere vissuto in modo negativo anche all’interno del rapporto coniugale, e credo che su questo punto ci troviamo proprio tutti d’accordo: non basta certo essere sposati per rendere lecite certe forme di sessualità assurde e umilianti. Ciò che invece lascia perplessi è quella frase precisa, sottolineata poi con insistenza, che condanna di per sé il desiderio sessuale, anche se si esprime nei confronti del coniuge. Ci domandiamo: il sesso deve dunque essere vissuto in modo asettico e distaccato? Con sospetto e diffidenza? È proprio questo che intende dire il Papa? Oppure si è lasciato prendere dal gusto del paradosso? E qual’è la realtà vissuta concretamente dagli sposi cristiani? Per il momento mi fermo qui, e lascio la parola a chi ha qualcosa da dire.—

— Se non altro nelle introduzioni sono brevi e concisi — commentò Maddalena. Tommaso annuì.

Dopo un breve silenzio la discussione prese vivacemente il via:

— Siamo ancora al medio evo! Anzi, peggio ancora! Identificare il desiderio del coniuge come strumento del demonio non l’aveva mai fatto nessuno! Ci ritroviamo all’interno delle tradizioni più oscure: non resta che riesumare le camicie da notte col buco e riproporre la posizione di fianco per ridurre il contatto fra i corpi, come consigliavano un tempo i confessori!—

— Stiamo tornando alla repressione del sesso. Speravamo che certi vecchi discorsi fossero stati abbandonati per sempre, e invece li sentiamo riproposti perfino con argomentazioni nuove. Come possiamo sperare di cambiare le cose? In prospettiva, anche solo una frase come questa può significare il crollo di tante speranze.—

— Il danno morale che ne viene all’immagine degli sposi cristiani, e quindi a tutto il cristianesimo, è enorme. Qui non si tratta di opinioni: scendiamo nel pratico. Le parole del Papa possono far credere che gli sposi cristiani vivono il sesso proprio in questo modo, considerano cioè il sesso come qualcosa di cui doversi vergognare. E se l’immagine del rapporto coniugale cristiano viene distorta, la gente sarà sempre meno attratta dal matrimonio-sacramento. Si rende conto il Papa di questo?—

— La colpa è nostra che lasciamo il monopolio del discorso sul sesso a coloro che non lo vivono in prima persona. Come si può elaborare una morale su ciò che si è rifiutato a priori? Non è già questo un pregiudizio insuperabile? Chi vi ha rinunciato non può che proporre una rinuncia al sesso.—

— Forse però è anche giusto avere un certo timore del sesso, perché si tratta di un terreno minato. Lasciato a se stesso, senza un preciso indirizzo positivo, può facilmente condurre all’arbitrio.—

— È vero, ed è per questo che dobbiamo imparare a svilupparlo in pienezza, a renderlo sempre più ricco e soddisfacente all’interno del matrimonio. L’insinuazione che sia addirittura peccato desiderare il proprio coniuge è scoraggiante.—

— Non c’è niente da fare, è inutile farsi illusioni. La Chiesa è vecchia e ammuffita. Le speranze del Concilio sono soltanto illusioni, che diventano continuamente frustrazioni. L’antico moralismo non vuol morire. Ripeto: non facciamoci più illusioni: la Chiesa è quello che è.—

Giovanna si alzò in piedi, e dopo aver esortato gli animi alla quiete disse:

— Un momento. Ricordiamocì che la Chiesa siamo tutti noi, e non solo il magistero e i preti. E se la mentalità di chi la governa è talvolta vecchia, ristretta, autoritaria, repressiva, se manca di coraggio di fronte ai segni dei tempi, è anche perché siamo noi a consentirlo. Ricordiamoi che i governanti rispecchiano sempre, in qualche modo, i governati. Anche nella Chiesa. Perciò preoccupiamoci prima di tutto di fare fino in fondo la nostra parte, e smettiamola di prendercela con gli altri. Non rientra nel nostro stile, per lo meno di tutti noi che collaboriamo a questo giornale.—

Qualcuno si alzò a replicare:

— È vero che la Chiesa siamo tutti noi, ma tra questi “tutti” alcuni hanno gli strumenti per farsi sentire, ma non così la maggior parte. E noi siamo tra quest’ultimi. Come dobbiamo porci di fronte a tale realtà?—

In risposta intervenne un giovanotto focoso:

— È una vergogna che si utilizzi una posizione di prestigio per dire certe cose. Guai a colui che dà scandalo, ma guai anche a colui che sta zitto avallando lo scandalo. Dobbiamo assolutamente far sentire la nostra voce. Secondo me il Papa si è lasciato prendere dal gusto narcisistico dell’interpretazione ardita, ma non si può rinunciare alla replica, anche se per fortuna, in questo campo, nessuno (o quasi) lo prende sul serio.—

Bartolomeo lo redarguì:

— Mi sembra che esageri!—

Il giovanotto, che si chiamava Andrea, riprese più calmo:

— Forse è vero, esagero. Ma il capo della Chiesa non dovrebbe permettersi di provocare reazioni esagerate. Bisogna dirglielo, perché forse non lo sa, non se ne accorge.—

A quel punto fu Maddalena a chiedere la parola:

— A me sembra che sia importante non tanto criticare ciò che dice il Papa, quanto delineare un quadro positivo e realistico di come viene sentita e vissuta la morale sessuale dagli sposi cristiani, da coloro che ne fanno esperienza pratica.—

Una signora la interruppe:

— Ma chi sono gli sposi cristiani? Mi sembrano una massa eterogenea dove si trova di tutto.—

— Se ti riferisci ai cristiani in senso anagrafico, è certamente vero— intervenne Tommaso — ma tra coloro che vivono e sentono il matrimonio come profondo coinvolgimento spirituale credo non vi siano grosse divergenze di fondo.—

— Dobbiamo approfondire il problema — continuò Maddalena — e raccogliere i contenuti sperimentati nei nostri rapporti coniugali. Se esprimeranno autentici valori, allora penso che non sarà impossibile trovare la strada per farli conoscere. Possiamo pretendere di essere ascoltati soltanto se quello che dobbiamo dire è veramente sostanziale. Altrimenti rischieremo di restare anche noi dei teorici.—

— Mi pare una proposta eccellente — disse Giovanna riprendendo la parola — e vorrei approfittarne per fare una prima sintesi. A parte gli sfoghi, legittimi e comprensibili, mi pare emersa chiaramente l’esigenza di privilegiare gli atteggiamenti costruttivi della critica distruttiva. Intanto sono da sottolineare questi punti: primo, gli sposi cristiani vivono il sesso in modo diverso da quanto lasciano credere le dichiarazioni del magistero. Secondo, una visione ristretta e negativa del sesso, come emerge sovente dai documenti ufficiali, allontana di fatto dalla Chiesa e può quindi essere motivo di "scandalo". Terzo, e questo è il punto più importante, è indispensabile identificare bene i contenuti e i valori della morale vissuta praticamente dagli sposi cristiani, per poterli comunicare in modo efficace e costruttivo. —

— Se vogliamo seguire questa strada, dobbiamo renderci conto che è lunga e faticosa — proseguì Bartolomeo — perché non sarà facile farsi ascoltare, far capire che gerarchia e magistero sono solo una parte della Chiesa. Non sarà facile far riconoscere la pari dignità dell’altra parte, quella meno clamorosa ma più concreta, che sperimenta la sessualità quotidianamente nella vita vissuta.—

— È questa la realtà che dobbiamo testimoniare e far conoscere. Se avremo coraggio, se saremo perseveranti, se le nostre istanze saranno valide — concluse Giovanna — confidiamo che lo Spirito ci prenderà per mano e ci condurrà a qualche risultato significativo.—

L’ora tarda consigliava di sospendere la riunione che, senza pretesa di trarre conclusioni, aveva però messo in comune tanti spunti di riflessione. Qualcuno propose un arrivederci alla settimana prossima e buonanotte a tutti.

4

Maddalena gli porse le chiavi.

— Guida tu — disse — ho tante cose per la testa!—

Tommaso non ne aveva di meno, ma prese le chiavi senza obiezioni. Cadeva una pioggia sottile, il tergicristallo puliva il parabrezza a intervalli regolari, l’automobile procedeva lentamente quasi a volersi accompagnare alle dense riflessioni degli occupanti. li silenzio la faceva da padrone, ma un padrone benevolo e tollerante, sempre pronto a lasciare spazio alle parole che i due accennavano di tanto in tanto, come per legare con un unico filo le loro considerazioni.

— Quali pensieri ti tengono compagnia?— chiese Tommaso, che però conosceva già la risposta.

Era bastata qualche occhiata per capire che entrambi stavano riflettendo sulla loro vita coniugale. Maddalena e Tommaso avevano inventato e sviluppato insieme, giorno dopo giorno, un loro modo attivo e coinvolgente di vivere e realizzare la fedeltà: una fedeltà creativa, capace di aprire orizzonti impensabili. Ed anche in questa circostanza, dalla confusione emersa in molti interventi, avevano trovato conferma di quanti equivoci possono prosperare, se non si vive con chiarezza il significato del matrimonio inteso come sacramento. Un tipo di matrimonio che non ha nulla del contratto o dell’esperimento, ma è ricerca di una costruzione in comune, possibile soltanto quando emerge la prepotente esigenza di uscire dal "tu" ed "io" per coinvolgersi nel "noi", quando spunta il prorompente desiderio di porsi l’uno nelle mani dell’altro per arricchirsi entrambi. Si tratta di un rapporto compromettente, che una volta scelto in piena consapevolezza non consente ritorno. È decisione di avventurarsi nell’ignoto per creare nuove potenzialità di coppia, capaci d'innestare una catena di sempre nuovi sviluppi creativi.

— Il sacramento del matrimonio — disse uno dei due — equivale a decidere di partire insieme su un cammino sconosciuto, che si realizzerà poi, momento per momento, in un’esperienza quotidiana sempre aperta al nuovo e all’imprevisto.—

— Per questo il matrimonio cristiano non ha nulla del contratto — rispose l’altro — ma si fonda soltanto su una follia da accogliere senza riserve: quella follia che si chiama amore.—

— Ed è solo in questo senso che è una realtà indissolubile, perché non pretende di realizzare un programma precostituito, ma diventa impegno di vivere al meglio la realtà che si stabilisce tra i coniugi, qualunque sia, con piena fiducia di poter realizzare i migliori risultati possibili, secondo le concrete caratteristiche di ogni coppia.—

— Come dire che andremo insieme non si sa dove per fare non si sa che cosa. Ma ci andremo e lo faremo insieme. —

— Perfetto. Ma tutto questo può essere vissuto in piena consapevolezza soltanto penetrando fino in fondo il senso della fedeltà creativa.—

Già, la fedeltà creativa. Ne avevano fatto il sostentamento della loro vita, dal giorno in cui avevano dato il via a un pieno rapporto di fiducia che invita alla continua ricerca di una vita coniugale sempre più intima e soddisfacente. Si erano dapprima liberati da quel concetto di fedeltà possessiva e moralistica, che da un lato viene considerata un diritto: tu "devi" essermi fedele, e dall’altro lato un obbligo: non ti tradisco perché "non devo". Insomma, qualcosa di umiliante e distruttivo, che equivale a firmare la condanna a morte dell’amore. Maddalena e Tommaso avevano scoperto il senso della fedeltà creativa, che è continua invenzione per cercare di rendere ogni giorno felice il proprio coniuge. Non rinuncia a tradire, ma preoccupazione di riempirsi reciprocamente la vita per eliminare ogni spazio di potenziale infedeltà. Non tutela dei propri diritti, ma preoccupazione di fare tutto quello che si può per aiutare l’altro a essere fedele. Avevano stipulato un tipo di fedeltà esigente, che ha bisogno di essere continuamente alimentata per incontrarsi, scontrarsi, intrecciarsi con la fedeltà dell’altro. Una fedeltà attiva che offre senza stancarsi la propria disponibilità a costruire insieme, fino al pieno sviluppo della potenzialità di entrambi, fino a trasformare due persone distinte in un cuore solo e un’ anima sola.

— Ti piacerebbe se ti dicessi: avverto degli spazi vuoti che mi allontanano da te, però non ti tradisco perché ti ammiro, ti rispetto e so che non lo meriti? —

— Che tristezza! Se così fosse, qualsiasi tuo comportamento mi sarebbe indifferente —

Erano ben coscienti che la fedeltà creativa esige un grande impegno reciproco. È difficile "volere" la fedeltà dell’altro, molto più difficile che limitarsi a offrire la propria. Bisogna comprenderne tutto il valore e desiderare realizzarla con profonda, profondissima determinazione. Ma la ricompensa è grande, perché in tal modo l’amore perde ogni connotazione possessiva, e la gratitudine si esprime non più per quello che l’altro offre, ma per il dono che si lascia fare.

— Ti ringrazio di amarti, ti ringrazio perché sei tu che mi dai la possibilità di amare così — si dicevan l’un l’altro nei lunghi e brevi momenti d'amore quotidiano.

— Ti ringrazio di esserti fedele — si rispondevano.

Ora, in quel lento ritorno a casa sotto una pioggerellina sottile, ricordavano i momenti d’insoddisfazione, la voglia di lasciar perdere, di attestarsi su dignitose posizioni di difesa, di rinunciare a combattere. Ricordavano il tempo in cui, di spazi vuoti, tra loro ce n’erano parecchi, e la vita sembrava come una serie di frustrazioni inevitabili, alle quali doversi supinamente abituare. Ma ricordavano anche la ribellione che nasceva in ciascuno dei due quando l’altro sembrava voler rinunciare a lottare. Dobbiamo costruire insieme, abbiamo a disposizione questa potenzialità: sprecarla equivarrebbe a fare della nostra vita un fallimento.

— Ricordi quante battaglie, quante notti passate a discutere, quanti giorni di tensione. Quante energie abbiamo speso!—

— Ricordo, ricordo bene. Però il coraggio di continuare non ci è mai mancato.—

Le parole s’intrecciavano con un silenzio sempre più denso di significato.

— Chissà se ne è valsa la pena! —

I due sorridevano. Erano giunti davanti a casa.

— Amore miiiio…. —

La voce non aveva niente di retorico.

— Amore tuo? —

L’auto era ormai parcheggiata. Scesero.

— Amore nostro!—

La pioggia continuava insistente e la strada era piena di pozzanghere, ma non avevano tempo per accorgersene. Mano nella mano, continuavano a camminare sulla loro via.

5

Isabella: — Mi viene il sospetto che i due protagonisti siano troppo perfetti. Bisognerebbe renderli più problematici, riempire il racconto anche con i loro insuccessi, altrimenti rischiamo di farne dei personaggi stereotipati. A meno che non vogliamo proporli come modello ideale.—

Antonio: — Mi sembra abbastanza chiaro che siano personaggi-simbolo. Per costruirli più realistici, facendo emergere il loro modo di essere attraverso contrasti e contraddizioni, bisognerebbe scrivere un romanzo, costruito e intrecciato come un affresco sulla realtà. Da parte mia, non ne ho alcuna intenzione, anche perché non so se ne saremmo capaci. Meglio accontentarci di un racconto simbolico.—

Paola: — Immaginiamo perciò che i protagonisti siano giunti a questo punto anche attraverso una lunga e travagliata maturazione, ma noi li troviamo già maturi, perché ci interessa esprimere ciò che avviene in seguito, una volta realizzato questo tipo di rapporto.—

Antonio: — Perciò possiamo sfrondare il racconto da tutto ciò che serve solo a giustificare questo particolare punto d’arrivo, per proporlo già come simbolo.—

Paola: — Io dico subito che accolgo e faccio mio questo modello, perché capisco che non è solo teoria.—

Isabella: — Questo è già confortante, però mi piacerebbe saperne di più, calare questi personaggi-simbolo nella realtà quotidiana, vederli in casa loro, sapere che lavoro fanno, come si rapportano con i figli. A proposito, ne hanno figli?—

Antonio: — Ne hanno certamente, ma anche qui si ripresenta lo stesso problema: o facciamo entrare i figli nella storia, e allora dobbiamo assolutamente ampliarla e svilupparla attraverso tempi di maturazione più lunghi e complessi, oppure possiamo semplicemente accennare a questa importante realtà, lasciando però i figli fuori da una storia dove non hanno ruoli specifici.—

Paola: — Ma i figli non sono un fatto secondario! Influenzano profondamente tutto il rapporto di coppia.—

Antonio: — È vero, ma resta il fatto che qualsiasi coppia può costruire fedeltà creativa, con o senza figli.—

Isabella: — E per quanto riguarda il lavoro?—

Antonio: — Se vogliamo parlarne, cominciamo da Tommaso. Lo possiamo immaginare architetto: è un mestiere abbastanza pratico e abbastanza artistico a un tempo. Non si fa l’architetto solo per guadagnare soldi, bisogna metterci qualcosa di proprio, qualcosa in cui si crede. Lo direi architetto non di grandi opere, ma di lavori piccoli e limitati, sempre attento alla dimensione quotidiana. Si sa che sovente gli architetti si concentrano sul lato appariscente e astratto dei loro progetti, e rischiano di perdere la misura d’uomo. Tommaso, al contrario, si sentiva affascinato dagli spazi di vita vissuta, più che da monumenti o da saloni per convegni. Per questo motivo, come corollario del suo mestiere, era anche scultore. Ma non inseguiva la celebrità. Gli piaceva lavorare con le mani, veder nascere, svilupparsi e compiere l’opera attraverso le sue innumerevoli evoluzioni.—

Paola: — Immagino che, per fare Io scultore, abbia bisogno di uno studio con tutte le attrezzature.— -

Antonio: — Diamogli dunque un grande stanzone, ma non troppo, accanto all’abitazione, Possiamo immaginarlo con un soppalco illuminato da un finestrone sul quale c’è un tavolo da disegno e l’attrezzatura per le sculture più piccole. Al piano di sotto invece, lo spazio per eventuali opere di maggiori dimensioni, alle quali tuttavia si dedicava raramente. Sul soppalco anche due poltrone, l’una per riposarsi e leggere il giornale, l’altra per Maddalena, che l’accompagnava sovente durante il suo lavoro, conversando con lui o ascoltando musica in silenzio.—

Isabella: — Bene, su Tommaso abbiamo un primo abbozzo. E Maddalena?—

Antonio: — Per lei le cose sono più difficili. I pregiudizi che continuano a intrecciarsi nei confronti delle donne rischiano di creare schemi stereotipati. Potremmo farla insegnante di ginnastica, o maestra d’asilo, o infermiera. Quello che mi interessa è che non venga immaginata come una donna "emancipata". Qualcuno pensa ancora che la liberazione della donna passi attraverso un lavoro rimunerato, tale da darle l’indipendenza economica, ma questo è molto riduttivo. Maddalena ha comunque un suo equilibrio, indipendentemente dal lavoro che svolge o non svolge.—

Isabella: — Ma poi che cos’è lavoro? Quello che si fa per guadagnare soldi? Di lavorare per questo scopo a Maddalena non importa certamente nulla. È una persona attiva, che non sta con le mani in mano. Potremmo immaginarla assistente sociale con i bambini handicappati; oppure organizzatrice di attività per la fame nel mondo, o impegnata nel ricupero dei drogati, o anche assistente volontaria negli ospedali, e naturalmente disponibile a fare qualsiasi lavoro rimunerato, se necessario per l’equilibrio economico familiare. Aggiungiamo ancora che i lavori di casa sono svolti con equa partecipazione di entrambi, e possiamo considerare sufficiente il quadro d’insieme. Maggiori dettagli sono secondari, per quello che il personaggio vuole rappresentare in questa storia.—

Paola: —Non capisco allora perché precisare meglio per Tommaso. Non è la stessa cosa anche per lui?—

Antonio: — No, per lui è diverso. Aver precisato qualcosa di più, nel suo caso, ci pone ora a disposizione una sua attività e un ambiente, il suo studio, che potranno assumere contorni significativi nel futuro della storia.—

Paola: — Ma non bastava dire, qualunque fosse il suo mestiere, che faceva lo scultore come hobby?—

Antonio: — Forse hai ragione, a una condizione però: per lui fare lo scultore non è un hobby, ma una realtà intrinseca al suo modo di essere. Non potrebbe farne a meno.—

Isabella: — Bene, allora conserviamo questa sua caratteristica, e consideriamo invece il suo profilo d’architetto come una delle possibili ipotesi.—

Paola: — A me però piacerebbe riempire la storia con tanti piccoli episodi, in modo da comporre un affresco di vita familiare e sociale.—

Antonio: — Non lo sapremmo fare! Lasciamo al lettore il compito di sbizzarrirsi con la fantasia, e limitiamoci a proporre il racconto-simbolo.—

Isabella: — D’accordo, allora va bene continuare così. Quanto ai figli, non serve neppure precisarne il numero. Diciamo che sono una coppia feconda, immersa nella ampie problematiche familiari che entrambi affrontano, anche nei confronti dei figli, con una gran voglia di costruire rapporti di fiducia e una profonda disponibilità a mettersi nei panni altrui.—

Paola: — È un atteggiamento che s’intuisce chiaramente dal loro modo di esprimersi. —

Isabella: — Se tutto questo è ormai chiaro, penso sia il caso di ritornare al racconto per vedere come prosegue. Questo riunirsi delle coppie di sposi per confrontarsi insieme, è stato un fuoco di paglia? O è diventato un lavoro condotto con perseveranza? Sono proprio curiosa di saperlo.—

6

Una bottiglia appena aperta, frizzante, saporita. A questo pensava Maddalena mentre andava alla solita riunione settimanale. È così esplosiva che a volte riesce a far schizzare il tappo lontano. Poi però, se la bottiglia viene lasciata lì, aperta, perde tutta la sua carica e il suo sapore. E questi nostri incontri? Non stanno forse diventando qualcosa di simile? Provocati dalle parole del Papa non abbiamo esitato a esplodere: ci siamo animati, scaldati, abbiamo scoperto che cosa ci lega, ci unisce, ci spinge a lavorare insieme. Ci siamo entusiasmati, abbiamo creato tra noi rapporti nuovi, amicizie nuove. Ma è questo il nostro obiettivo? Oppure?

Già, oppure. È strano, però, quanto è difficile costruire. A contestare e criticare sembra di andare in discesa, tutto fila liscio e ci si sente facilmente gratificati. Ma quanto è faticoso e impegnativo scovare alternative alla critica, trovare risposte concretamente costruttive! Anche durante la riunione Maddalena continuava a meditare queste cose tra sé. Cercava di ascoltare, ma le sembrava che ormai fossero tutte cose dette e ridette. Tommaso quella sera non c’era, per motivi di lavoro, e quell’assenza faceva aumentare il suo disagio: non poteva neppure consultarsi con lui per capire quanto fossero giustificati i suoi timori. Si sentiva incerta, e le sembrava di sentir Tommaso, l’indomani, dirle ridendo: "ecco, ti lascio un momento sola e non sai più che fare. Eh, se non ci fossimo noi uomini...".

— Così non va bene, basta con gli scherzi! — esclamò.

Tutti si voltarono stupiti dalla sua parte: si era così immedesimata nelle sue riflessioni da mettersi a parlare ad alta voce. E ora non poteva far altro che continuare.

— Mi spiace di essere sempre io a raffreddare gli entusiasmi, ma da qualche tempo avverto un senso di disagio per come procedono le nostre riunioni. Mi pare importante sottolineare ancora quello che considero il punto chiave: quali sono i nostri contenuti? Come viviamo il nostro matrimonio? Quale rapporto concreto ha la sessualità con il sacramento che ci unisce? Tutti siamo d’accorso nel rifiutare certe disposizioni teoriche e astratte, tipiche di chi non ha esperienza vissuta del problema, ma non possiamo perderci nelle critiche. Il nostro lavoro diventerà autorevole soltanto nella misura in cui saprà identificare e proporre nuovi punti di riferimento, che sappiano dare piena dignità al sesso indicandolo come elemento da potersi vivere in pienezza all’interno del matrimonio. Se è vero che il magistero tenta d’imporre limitazioni moralistiche non sostenute da motivazioni convincenti, è su questo punto che dobbiamo misurarci. Dobbiamo sforzarci di esprimere quelle motivazioni che ci fanno vivere, quelle di cui siamo profondamente convinti. Con questo non intendo dire che nei nostri incontri siano totalmente mancati i contenuti, ma sono emersi solo qua e là, a brandelli, senza essere confluiti in un discorso organico. Credo fondamentale concentrarsi su questo aspetto.—

La premessa andava bene, ma ora Maddalena si rendeva conto di essersi infilata in un ginepraio. Invitava a entrare più concretamente nel discorso, avrebbe voluto comunicare certi modi, anche intimi, di concepire e vivere il suo rapporto coniugale. Ma proprio quella sera, senza Tommaso? Non le sembrava corretto.

— Sentite — disse — per la prossima volta mi impegno a fare, insieme al mio sposo, una sintesi del nostro modo di percepire e vivere questo problema. Intanto però vorrei porre un interrogativo in termini nuovi: si potrebbe considerare il rapporto sessuale come sacramento dell’amore? Forse è una domanda paradossale, ma credo che solo riflettendo in questa prospettiva si può uscire dall’ambiguità.—

Molti restarono visibilmente perplessi.

— Questa è grossa — disse qualcuno.

Ci fu un po' di silenzio, poi Maddalena fu invitata a spiegarsi meglio.

—Il sacramento è per definizione: segno visibile di una realtà invisibile. L’amore è una realtà invisibile, una realtà divina che si esprime nei coniugi quando decidono di lasciar vivere in loro e tra loro l’amore che Dio stesso ha per l’altro. Ogni coniuge sa di amare l’altro e percepisce di essere riamato, però l’amore resta invisibile se non si manifesta attraverso gesti e atteggiamenti concreti. Ora, gesti e atteggiamenti legati alla sessualità non sono forse tra i più significativi? Quando l’attrattiva e il contatto sessuale si sviluppano, non come istinto incontrollato ma come desiderio specifico della persona amata, allora l’amore si rende concretamente visibile con tutta la sua energia vitale. Quindi, se il rapporto sessuale viene inteso e vissuto in senso positivo, non è forse corretto definirlo sacramento dell’amore?—

Tornando a casa Maddalena sorrideva tra sé. Sperava di essere riuscita a comunicare un frammento significativo ed essenziale della spiritualità di coppia che insieme a Tommaso vivevano ormai da anni. Quel punto focale che è proprio il nucleo centrale della fedeltà creativa.

7

Un contenuto, un piccolo seme da far crescere e moltiplicare nel terreno di ogni coppia, un invito a uscire dai luoghi comuni e ricercare coraggiosamente il senso della propria realtà. Maddalena aveva colto nel segno. Non che la sua posizione fosse condivisa senza riserve. Anzi. Nelle riunioni successive ci furono anche divergenze e contestazioni, ma intanto l’argomento si era finalmente spostato da un atteggiamento di critica nei confronti della Chiesa ufficiale a una riflessione sul modo di vivere il sacramento del matrimonio. Qualcuno mostrava perplessità e disagio.

— Mi sento in crisi — disse Giacomo, un quarantenne sposato ormai da diverso tempo — credevo di sapere tutto sul sesso, e mi accorgo di cominciare a scoprirlo solo ora. Mi rendo conto che prima, pur considerandomi un esperto, avevo difficoltà a parlarne spontaneamente, tanto è vero che, quando lo facevo, mi esprimevo soltanto con battute o luoghi comuni.—

— Io devo molto a queste riunioni — disse Marta — anzi, posso dirlo al plurale, perché con Filippo ne parliamo continuamente. Siamo sposati da pochi anni e ora ci siamo resi conto che non riuscivamo a percepire il senso profondo della nostra realtà. Voi ci avete aiutato a capire e ad arricchire il nostro rapporto. Non si tratta del sesso in senso stretto, ma di tutto il modo d’impostare e vivere un rapporto d’amore. Prima ci sentivamo un po’ come delle banderuole, ora invece abbiamo cominciato a scoprire valide motivazioni per scegliere una precisa direzione di marcia. Soprattutto il riflettere sulla fedeltà creativa, che era per noi un argomento totalmente sconosciuto, ci ha fatto capire che si può anche andare d’accordo. Intendo dire sul serio, in profondità, e non accontentandosi del meno peggio. Abbiamo imparato a sederci l’uno accanto all’altro, a porre i problemi davanti a noi per guardarli dallo stesso punto di vista, a non combattere più battaglie frontali per dar sfogo a disaccordi e rivalse. Insomma, abbiamo scoperto che si può costruire insieme, e che ne vale la pena.— Intervenne Sara con aria un po' scettica:

— Bisogna stare attenti al semplicismo e all'utopia. Che cosa significa: si può andare d’accordo? Anch’io sono sempre andata d’accordo con mio marito, ma questo. non vuoi dire che tra noi non ci siano rivalse e conflitti. La rivalsa c’è sempre, e dire che ci si può mettere nei panni dell’altro è un’ipocrisia. Equilibrio nel rapporto di coppia non significa mancanza di conflitti. C’è sempre un prevalere dell’uno sull’altro: l’equilibrio sta nei prevalere a turno.—

Le rispose Tommaso:

— Io credo che molti matrimoni entrino in crisi, o si riducano a rapporti più o meno sterili, perché di fronte alle difficoltà ciascuno, nel suo inconscio, pensa che la propria realtà sia come una prigione dalla quale è impossibile evadere. È comprensibile, perché credere di poter cambiare la realtà costringe immediatamente a tentare di farlo. È più facile dire: è così e non ci si può far niente. C'è la rivalsa, c'è la conflittualità, e non si possono eliminare. Ma come testimonianza personale posso dire invece che si può cambiare: Maddalena e io ci siamo riusciti, e ora nel nostro rapporto la conflittualità è di fatto inesistente.—

— Non vorrai dirmi che non avete mai momenti di contrasto!— lo interruppe Sara.

— Ne abbiamo, ne abbiamo — proseguì Tommaso — perché siamo incoerenti di natura, e talvolta riusciamo perfino a dimenticarci delle nostre intenzioni. Ma in noi non c’è più nessuna voglia di metterci sulla difensiva, e così facciamo presto a rientrare in un’ottica comune.—

— Che i valori di coppia debbano esprimersi nel prevalere a turno è un luogo comune dei nostri tempi — proseguì Maddalena — ma andare d’accordo in modo coinvolto, mettendosi l’uno nelle mani dell’altro, è possibile. E non è neppure tanto difficile, purché la disponibilità sia sincera, lo sguardo lungimirante, e il desiderio di costruire insieme sappia scalzare le meschinerie dell'orgoglio e delle suscettibilità. Per questo, anziché reprimere i difetti, bisogna insegnare agli sposi a sviluppare pienamente gli elementi di coesione. In tempi come questi, di crollo dei valori, è necessario far sapere alle coppie in difficoltà che si può anche rovesciare la situazione, imparare ad andare d’accordo, cominciare a costruire insieme. Qualcuno ci riesce.—

Daniela aveva una certa età, anche se non poteva dirsi anziana. Era sempre stata presente alle riunioni, senza tuttavia mai prendere la parola. Aveva ascoltato con attenzione restando sovente sconcertata, ed ora, vinto l’imbarazzo, alzò la mano per chiedere la parola. Ci volle un po’ di tempo prima che gli altri se ne accorgessero, perché la maggior parte di loro erano esuberanti e usavano conquistarsela, mentre lei aspettava pazientemente con la mano alzata. Ma ben presto tacquero tutti, e così Daniela, con un po’ d’imbarazzo cominciò a dire:

— Confesso che sono un po’ agitata. Ho ascoltato con molta attenzione e ho apprezzato questo sforzo di riflettere in modo costruttivo sul matrimonio, ma quando si applica questo discorso alla sessualità fino a considerarla elemento costruttivo, allora mi sento in grave difficoltà. Devo fare uno sforzo per dire quello che sto per dire, perché si tratta di cose che non ho mai confidato a nessuno, ma confesso di aver sempre vissuto male il sesso molto male. Il mio matrimonio è diventato finalmente tranquillo e costruttivo quando mio marito, pace all’anima sua, ci ha rinunciato. Era parecchio più vecchio di me, ma aveva certe pretese! Per me è sempre stata un’esperienza terribile: altro che sacramento dell’amore! Era una realtà diabolica, e per questo ho sempre pensato che la posizione del magistero, proprio perché sospettosa e ostile nei confronti del sesso, fosse più che valida e giustificata. E ora mi venite a dire che il sesso è una cosa bellissima, e costruttiva anche. Che significa questo? Allora io ho sbagliato tutto?—

Ci fu un po’ d’imbarazzo, poi Bartolomeo, con il suo atteggiamento bonario, si decise a dire qualcosa. Si capiva subito che non era un discorso preparato, parlava come se esprimesse ad alta voce dei pensieri che stavano emergendo lì per lì.

— Ciascuno fa la sua esperienza. Chi può dire se è giusta o sbagliata? Rispetto a che cosa poi? Ogni esperienza è personale, e come si può sapere se altri, nello stesso contesto, potrebbero fare diversamente? Voglio dire che sarebbe assurdo se noi pretendessimo di stabilire qual è il modo giusto di vivere il sesso, così come sarebbe ingiustificato se tu pretendessi, dal momento che la tua esperienza è negativa, che debba essere così per tutti. Quello che ci proponiamo di esprimere è un modo di esprimere la sessualità che porta frutti positivi. Non so se sarebbe possibile per tutti, ma certamente qualcuno ne ha fatta esperienza pratica. Rivendichiamo perciò come valida, in campo cristiano, l’opinione che il sesso possa essere visto e valorizzato, all’interno del rapporto coniugale, non solo come lecito, ma anche come strumento di crescita nella fede. In altre parole, se il sesso viene usato male può diventare elemento diabolico, ma se viene usato bene può farsi addirittura strumento dello Spirito.—

Giovanna, sua moglie, gli tolse la parola:

— La volta scorsa Maddalena ha promesso di parlarci di loro, lo sono molto interessata a questa comunicazione, anche perché mi pare di capire che su questa strada lei e il suo sposo siano decisamente più avanti di tutti noi. Vorrei chiarissero bene il loro pensiero perché, lo dico sinceramente, spero d’imparare qualcosa di nuovo e significativo.

L’attenzione era molta quando Tommaso cominciò a parlare:

— Vorrei dire due cose: prima una testimonianza nostra, e poi ciò che credo importante far conoscere a tutti per stimolare a riflettere sul proprio cammino di fede e di vita. Come testimonianza personale comincio col confessare che durante la nostra lunga vita coniugale ho guardato spessimo la qui presente mia sposa per desiderarla, e di continuare, fortunatamente, a farlo tutt'ora.—

— Quanto a questo — intervenne Maddalena con un lieve rossore al volto — confesso anch’io la stessa cosa. Da tempo ormai entrambi consideriamo il desiderio reciproco come un’autentica grazia di Dio.—

— Eppure siamo partiti da temperamenti molto diversi. Non abbiamo avuto un accostamento facile e spontaneo: abbiamo dovuto costruirci il nostro modo di rapportarci l’un l’altro.—

— Ma non ci siamo lasciati sopraffare da moralismi precostituiti, e così abbiamo raggiunto una pienezza di vita coniugale nella quale anche i rapporti sessuali hanno un loro ruolo ricco e creativo.—

— Tutto questo ha contribuito a darci una maggiore maturità cristiana, e crediamo non sia affatto per un caso fortuito che l’aver raggiunto un pieno e soddisfacente equilibrio sessuale abbia coinciso con la nostra conversione a un più concreto impegno di vita nella fede. —

— Qualcuno troverà azzardato quanto sto per dire, eppure mi sento di affermare, con il sostegno dell’esperienza vissuta, che quando viene sviluppato positivamente in tutta la sua capacità creativa, il sesso può diventare perfino elemento di santità.—

— E io aggiungo, con piena coscienza di ciò che dico, che Cristo è presente anche nel nostro rapporto sessuale.—

Ci fu una pausa di silenzio.

— Francamente, trovarmi Cristo in camera da letto m'imbarazzerebbe un po' — disse qualcuno.

Tutti risero, e immediatamente cominciarono a circolare battute e commenti, finché non intervenne Giovanna a riportare la calma:

— Forse quest’imbarazzo deriva proprio dalla convinzione inconscia che vi sia da vergognarsi del sesso — intervenne Bartolomeo — ma questa mi pare soltanto la prima parte di quanto volevano comunicare i nostri esuberanti sposi. Prima di passare ai commenti preferirei ascoltare la seconda parte.—

Tommaso proseguì:

— Maddalena ed io siamo rimasti stupiti e addolorati dalle parole del Papa, proprio perché a noi il desiderio reciproco appare come espressione di autentica e profonda grazia di Dio, e ci sentiamo invitati a ricercare e gustare fino in fondo tutte le gioie che il sesso può dare. Purché sia vissuto, s’intende, nella totale donazione reciproca senza alcun prevalere dell’uno sull’altro. Vorremmo perciò far sapere a tutti che quanto espresso dal Papa in questa occasione non rappresenta affatto l’opinione dei cattolici, ma soltanto di alcuni, per lo più di coloro che con il sesso non hanno rapporti concreti, oppure hanno avuto esperienze negative. Ho qui con me un ritaglio di un articolo di Repubblica che finisce con queste parole: «niente di nuovo, il Papa dice la sua e i cattolici si fanno i fatti loro». Che tristezza! lo credo che all’interno della Chiesa, dell’intero popolo di Dio, siamo in molti, in moltissimi, a praticare sesso in modo attivo e soddisfacente, perché lo riteniamo un valido strumento, capace di favorire una maggiore unione e una più profonda spiritualità della vita di coppia. Ora dobbiamo dimostrarlo,dobbiamo fare un sondaggio, stendere un documento, farlo sottoscrivere, per far vedere che siamo in molti, moltissimi, a vivere una sessualità piena e costruttiva, finalizzata a un progetto globale di vita attraente e stimolante. Dobbiamo far sapere che ne siamo spiritualmente e psicologicamente soddisfatti, e nient’affatto rammaricati o frustrati. E quando ci troviamo a fare, in coscienza, scelte diverse da quelle indicate dal Papa o dal magistero, non è affatto per debolezza della carne, ma per decisione responsabile e motivata, secondo coscienza. Non ci facciamo per nulla "i fatti nostri", non teniamo affatto un comportamento diverso "alla chetichella", quasi ce ne vergognassimo, ma ci sentiamo impegnati a fare tutta la nostra parte per esprimere e dare pubblica testimonianza del nostro comportamento. E vogliamo mettere in evidenza le motivazioni, affinché ciascuno possa fare le sue scelte, secondo coscienza.—

— Vorremmo far sapere a tutti — s’inserì Maddalena — che all’interno della Chiesa c'è anche chi si rivolge alle giovani coppie di sposi per stimolarle a un sempre maggior desiderio reciproco. C’è chi mette a disposizione la sua esperienza vissuta per dire ai coniugi: apritevi l’un l’altro, cercate il contatto fisico, parlatevi anche con i vostri sensi, ascoltate il linguaggio della pelle. E farete scoperte stupefacenti.—

— Favorite ciò che vi fa essere più affettuosi e disponibili, guardatevi negli occhi senza imbarazzo per tutto ciò che vi stimola a un’attrazione reciproca — aggiunse lo sposo.

— Non stancatevi di comunicarvi sinceramente i vostri desideri e le vostre necessità, in modo da scoprire insieme come rendere sempre più ricco e soddisfacente ciò che la natura ha predisposto per voi — riprese la sposa.

— Scoprirete che tutto ciò vi aiuta ad avere un animo più attento, sereno, attivo, disponibile.—

— Scoprirete la voglia di costruire una vita più creativa, libera e aperta agli altri.—

— E scoprirete con stupore che, su questa strada, anche nel vostro rapporto sessuale, Cristo sarà lì, accanto a voi.—

8

L’incompiuta di Schubert. Le note maestose del primo movimento si spandevano all’interno dell’abitacolo, mentre l’automobile percorreva la via del ritorno a casa. Maddalena alzò ancora il volume, che era già, per la verità, piuttosto alto. Ma piaceva ad entrambi, in certi momenti, immergersi nella musica. Veramente Tommaso, agli inizi del loro matrimonio, non ne era entusiasta. Tutto sommato non gli importava nulla. Era stata lei a iniziarlo alla musica e a insegnargli come ascoltarla. E anche qui, pur con temperamenti e capacità diverse, avevano trovato uno straordinario motivo di coesione.

La suggestione era grande, si sentivano emozionati e commossi, tanto la loro sensibilità era uscita allo scoperto. I corni, in dialogo con i violini, diedero il via al secondo movimento, altrettanto maestoso. Tommaso ridusse la velocità come per gustarsi meglio l’oboe che scambiava le sue opinioni col clarinetto, finché gli archi, quasi con prepotenza, non intervennero ad ampliare il discorso per trasformarlo in un proclama. Un dialogo straordinario nel quale sembrava veramente che ci fosse spazio per tutti, con pieno rispetto delle differenze e dei gusti di ciascuno. Chissà, pensavano i due sposi mentre percorrevano via dei Quattro Venti, forse la sinfonia è una rappresentazione dell’esistenza, forse vuol dirci come devono essere i rapporti nell’ambito della comunità in cui viviamo, forse vuole insegnarci come realizzare un equilibrio tra persone e coralità.

Stavano entrando al Gianicolo quando la musica cessò. Maddalena spense la radio.

— Incompiuta — disse Tommaso — sembra quasi un simbolo. A che punto è la nostra vita? Forse capiterà anche a noi di andarcene all’improvviso lasciandola incompiuta.—

— Ma per Schubert non è stato così — disse Maddalena — questa sinfonia l’ha scritta diversi anni prima di morire, dopo di ché ha composto numerosi altri brani importanti. Non si sa perché l’abbia lasciata incompiuta, ma in ogni caso, se avesse voluto compierla, ne avrebbe avuto tutto il tempo.—

Tommaso rimase sorpreso. Aveva sempre creduto che fosse stata la morte, il destino, l’imponderabile a far restere a metà quel capolavoro. E invece? Ora sapeva che l’autore stesso non aveva voluto finirlo, e questo gettava una luce nuova. Era veramente incompiuta? È corretto dire così? Dove sta scritto che dopo un allegro moderato e un andante con moto ci vuole per forza uno scherzo e un finale? Lo scherzo lo aveva fatto Schubert ai musicologi, rinunciando a comporlo.

— Fermati — gli disse Maddalena — scendiamo a respirare l’aria di Roma.—

— Ma cara — replicò Tommaso — è un po’ pericoloso, di questi tempi, fermarsi in un posto solitario a quest’ora di notte.—

— E da quando in qua sei un pauroso? Non sei tu a ripetere continuamente che bisogna anche saper rischiare?—

— Avrei delle obiezioni a questa interpretazione semplicistica, ma obbedisco — disse ancora Tommaso con un sorriso, mentre fermava l’auto proprio sul piazzale, sotto la statua di Garibaldi.

Era molto tardi e non c’era nessuno. Scesero dalla macchina e si avviarono verso il parapetto tenendosi per mano. Lo spettacolo di Roma illuminata è sempre suggestivo, e Maddalena si sentiva affascinata, anche se lo aveva visto centinaia di volte. Eppure il tempo avrebbe fatto piazza pulita di tutto, pensava. Le vennero in mente le parole di Qoelet: «vanità delle vanità, tutto è vanità». Tommaso invece non aveva mutato pensieri: "dove e quando finisce la nostra vita? Forse in ogni momento, per dare continuamente spazio a una vita nuova".

— Chissà perché si parla del "non finito" di Michelangelo — disse — anche questo è arbitrario. È evidente che i Prigioni, e anche altre statue, siano state lasciate così volutamente, e non perché Michelangelo non sia riuscito a terminarle. Che significa finito? Forse nulla viene mai finito.—

— E bravo il mio filosofo. Ora chissà che teoria ci costruirai sopra.—

— Non si può pretendere di finire per poi proporre. La vita è sempre e mai finita a un tempo, e così le sue componenti. Pensa, per esempio, al parlare: è impossibile fare un discorso veramente compiuto, e non è affatto detto che prolungarlo significhi renderlo migliore. Tiziano è morto quasi a novant'anni, Masaccio a soli ventisette, eppure l’uno non è più artista dell'altro. Guarda De Chirico: se fosse morto giovane, subito dopo il periodo metafisico, oggi sarebbe annoverato tra i più grandi. Invece, passato quel periodo geniale, non ha fatto altro che ripetersi o tentare esperimenti piuttosto mediocri, tanto che oggi appare un artista contraddittorio e discutibile. Morire giovane gli avrebbe giovato. —

— Come a dire, se lo applichiamo al nostro lavoro attuale, che è ormai ora di comunicare qualcosa, piuttosto che continuare a discutere fra noi.—

Tommaso rise:

— Sei subito pragmatica tu, comunque mi pare di sì. Io non so dire quanto siano oggettivamente validi i frutti del nostro lavoro, né se abbiamo raggiunto un traguardo o compiuta una svolta, ma credo sia comunque ora di renderli pubblici. È necessario uscire dal privato: non c’è nulla di nascosto che non possa essere manifestato.—

— E ciò che ascoltate nel segreto predicatelo sui tetti.—

Già, i tetti. Erano lì, bene in vista, sotto di loro, i tetti della città, l'estremo limite di ogni singola casa, il confine tra privato e collettivo, tra personale e comunitario. Bisogna salire sui tetti, Gesù ci ha insegnato a mostrare e proporre la realtà così com'è, senza pretendere né d'imporre le proprie idee, né di decidere per gli altri ciò che devono o non devono sapere. Ciascuno prenderà ciò che crede, in piena libertà, secondo le sue capacità e i suoi desideri. E chi ha orecchi per intendere, intenda.

9

Paola: — Mi piacciono questi due personaggi che a volte s’identificano: sembrano diventare un personaggio unico. Ciascuno ha la propria personalità, con tutte le sue caratteristiche, e tuttavia riescono a coinvolgersi così profondamente l’uno nell’altro da diventare intercambiabili. Il silenzio, quando s’instaura fra loro, non è mai imbarazzante, quasi non sapessero che dire, ma è sempre un silenzio pieno di rapporti. Si sente che, nel loro modo di stare insieme, c’è veramente fedeltà creativa. Si vede che per loro la fedeltà è un atteggiamento globale, che abbraccia non soltanto il sesso ma tutto il loro modo di vivere.—

Isabella: — A me non interessa tanto vedere i personaggi così come sono, quanto scoprire la risonanza che hanno dentro di me. Certi gesti e certi significati li ritrovo nella mia vita, in parte come esperienza vissuta, in parte come speranza da realizzare. Per questo i due personaggi mi piacciono, ma obiettivamente non so più dire se quello che recepisco è in loro o in me. Ad esempio, trovo molto suggestiva quest’ultima scena al Gianicolo, perché l’eco che i due suscitano dentro di me riesce a coinvolgermi a tal punto che ora mi sembra di essere proprio là a guardare i tetti. Così pure all’inizio, dove si dice che erano una coppia come tante, giunta perfino sul punto di rompere il rapporto e di separarsi. Lo trovo molto significativo perché anche tra mio marito e me esiste una problematica simile. Anche noi ci siamo guardati in faccia per capire se vale le pena di costruire anziché distruggere. Per questo posso dire che la vicenda è realistica, perché è aperta a tutti, pronta a essere "indossata" da chiunque secondo l’esperienza personale. Tommaso e Maddalena, che sono creature nostre, hanno ormai acquistato vita propria, e riescono a insegnarci molte cose.—

Paola: — Adesso capisco anche meglio una sensazione che ho provato più volte parlando con voi e con i vostri coniugi dei vostri rapporti matrimoniali. E capisco anche perché avete fatto una scelta comunitaria, per vivere più famiglie insieme sotto lo stesso tetto. C’è in voi un’esigenza di coinvolgimento che non è teoria, ma realtà voluta, cercata, inseguita.—

Antonio: — Il fatto è che, dopo un matrimonio ultratrentennale, se ci sono risultati positivi, diventa irrinunciabile coinvolgersi con altri per mettere a disposizione i frutti. Tenerseli soltanto per sé equivarrebbe a lasciarli prima appassire, poi marcire.—

Paola: — Si sente che nel tuo rapporto coniugale esiste questa esperienza di fedeltà creativa. Non so fino a che punito la viviate, con tua moglie, o quanto invece l’hai idealizzata, ma sento che la conosci profondamente, almeno nel suo significato.—

Isabella: — Anch’io, dopo averne tanto parlato, posso dire di cominciare a conoscerla. Premetto che il mio rapporto coniugale è tutt'altro che facile, perché ho un marito dal carattere molto diverso dal mio, tanto che spesso nascono fra noi contrasti e incomprensioni. Tuttavia la vita comunitaria stimola continuamente in me il coraggio e la fiducia di poter diventare donna e sposa nuova. Come restare spettatori passivi quando si condivide al vita con altre esperienze di fedeltà creativa? Sebbene ancora in embrione, anche per me si tratta di una direzione di marcia ormai irrinunciabile.—

Paola: — Ma quanti vivono questa fedeltà creativa? Temo non siano molti.—

Isabella: — Penso invece che, in modo implicito, siano parecchi. Più di quanto si creda. Ma non è chiaro il modo di rappresentarsela e descriverla. Chiarirne i termini può aiutare a identificarne e riconoscerne il contenuto, a prenderne coscienza, a metterle in pratica e viverla con più profonda determinazione . —

Antonio: — Molti riescono a viverla e testimoniarla con i fatti senza tuttavia saperla esprimere, e forse neppure riconoscere, perché condizionati da pregiudizi e luoghi comuni.—

Isabella: — Lo scopo di questo nostro lavoro è proprio quello di chiarirne il senso, d’incoraggiare a cercarla, di proporla come realizzazione possibile, capace di cambiare tutto l’orientamento di vita. Anche nel modo di annunciarla bisogna essere creativi, cosa per nulla facile. Non si tratta solo di salire coraggiosamente sui tetti, ma anche di trovare un modo efficace per esprimere ciò che si sente nel cuore.—

Paola: — Penso proprio che una grande importanza sia nell’atteggiamento di chi ascolta. Chi ha buona disponibilità ed è veramente interessato ad apprendere, è anche capace di recepire il valore di un messaggio. Personalmente trovo straordinario scoprire quanto posso estrarre e utilizzare dall’esperienza altrui. E immaginando che prima o poi anch’io mi costruirò un rapporto coniugale, pongo sovente attenzione alle coppie per vedere come si parlano, come si comportano con i bambini, che disponibilità dimostrano l’uno all’altro. Mi sono sorpresa spesso a notare quello che la coppia trasmette attorno a sé. Se hanno rapporti tesi, se si amano, se vivono in un clima distensivo o irritante. Quali cose fanno insieme: svaghi, divertimenti, vacanze. Oppure lavoro, impegno sociale, aiuto agli altri. Se c’è una fede comune, se pregano o non pregano insieme. Conoscere la vostra esperienza, trovarmi a stretto contatto con la vostra vita coniugale, lavorare insieme per tracciare questo quadro, forse un po’ idealizzato, ma che affonda le sue radici in una realtà vissuta e testimoniata, è per me motivo di grande speranza.—

Isabella: — Stai attenta però a non farne un quadro troppo idilliaco. Forse non hai capito che anche la nostra realtà è più complessa di quanto sembra. Per tornare al mio caso, ad esempio, non so sinceramente come si svilupperà il mio matrimonio. Le difficoltà a intenderci con mio marito sono veramente grandi. Talvolta mi sorprendo a pensare che senza questo modello di fedeltà creativa, senza questa grande speranza, forse avremmo già dichiarato fallimento. Eppure abbiamo entrambi una gran voglia di costruire, anche se spesso non sappiamo metterla in pratica.—

Paola: — Ma è proprio questo che mi stimola: il vostro impegno a costruire malgrado le difficoltà!—

Antonio: — Quelle certo non mancano mai, e tanto più nella strada che ci siamo scelti. Perché la fedeltà creativa esce da qualsiasi schema e impone continuamente di andare oltre i risultati già raggiunti, di camminare sempre verso un orizzonte in espansione. Ma pur essendo chiara la direzione di marcia, è così difficile superare i limiti istintivi della nostra natura! Talvolta ci ritroviamo tutti un po’ scoraggiati: siamo un branco di mediocri, e ce lo ricordiamo spesso.—

Isabella: — L’unico punto fermo è la nostra convinzione che vale la pena provarci.—

Paola: — Si sente che credete in quello che dite, e secondo me i risultati che traspaiono sono già molto interessanti. Anzi, sono proprio curiosa di continuare la nostra storia per vedere che altro verrà fuori.—

10

Il numero unico era ormai pronto. Non molto ampio, ma denso e significativo, raccoglieva la sintesi di tutto il lavoro di critica e di ricerca svolto in quei mesi. Oltre a quanto emerso nelle discussioni settimanali, conteneva indagini e sondaggi d’opinione, e anche contributi di persone interessate al problema. Alla fine tutti ne erano abbastanza soddisfatti, e anche se alcuni lo avrebbero voluto più tagliente, altri più morbido, nell’insieme era considerato un buon inizio, aperto a ulteriori approfondimenti.

Ma quanti l’avrebbero letto? Gli abbonati erano così pochi, e i canali di vendita quasi inesistenti. La rivista era un atto di buona volontà di alcune persone che si autotassavano per mantenerla in vita. La diffusione era difficile, perché non proponeva tagli e argomenti adatti al grande pubblico. Qualche risposta, qualche consenso, ma poi? Tutto quel lavoro rischiava di restare confinato nell’ambito di una piccola élite che non aveva certo bisogno di sentirsi ripetere tesi di cui era già abbondantemente convinta. Bisognava trovare il modo di fare colpo. Tommaso non voleva né farsi né suscitare illusioni, ma ci stava provando con molto impegno. E un giorno si trovò di fronte a un primo risultato. Aveva preso contatto con alcuni giornalisti, incontrando per lo più scarso interesse, finché s’era imbattuto in Carletti, del Corriere della Sera, che gli aveva promesso di pubblicare qualcosa.

Quel giorno Tommaso era seduto al tavolo da disegno dove stava cercando di abbozzare un’immagine stilizzata che richiamasse Don Chisciotte. L’aveva in mente da tempo. Voleva farne un’opera che simboleggiasse in qualche modo la lotta di tutti coloro che combattono contro i luoghi comuni e gli schemi precostituiti, ovverosia quei "mulini" mossi dal vento dell’abitudine. Ma non era soddisfatto del suo lavoro: non riusciva a trovare un’idea che rendesse evidente la sua ispirazione. Maddalena, seduta in poltrona, stava sfogliando le pagine del giornale, e quasi non si accorse del pezzo che li riguardava, tanto era messo in evidenza. «Desiderare è bello» diceva un grande titolo su quattro colonne. Sopra, come occhiello: «Noi siamo nostri e ci gestiamo come vogliamo», e nel breve sommario: «Gli sposi cristiani contestano la morale sessuale del Papa». Tommaso cominciò a imprecare contro i giornali:

— Ma guarda se devono fare dei titoli simili!—

— Desiderare è bello non mi sembra un brutto titolo — rispose Maddalena.

— Quello va bene, ma l’altro! Non è vero che ci gestiamo come vogliamo, è proprio vero il contrario. Vogliamo sviluppare una morale che sia espressione di tutti, e non gestioni arbitrarie o individualistiche.—

— Ma i titoli, si sa, sono scelti per fare colpo. Vediamo piuttosto che cosa dice il testo — e cominciò a leggere ad alta voce.

L’articolo era molto onesto. Carletti aveva riportato alcuni brani della «Dichiarazione degli sposi cristiani» pubblicata come editoriale dalla loro rivista, commentandoli con approvazione. Nella parte conclusiva poi, aveva perfino esagerato: «Il Vangelo dice che Gesù insegnava con autorità, eppure non aveva una cattedra da cui parlare, né un vestito sfarzoso, uno scettro, una corona che gli dessero prestigio, e neppure un’investitura ufficiale alla quale appellarsi. Era autorevole per il valore sostanziale di ciò che diceva. Qualcuno ha saputo riconoscerlo, qualcun altro no. Quelli però che hanno seguito supinamente le disposizioni ufficiali si sono poi ritrovati contro di lui. L’autorevolezza è forza che emana dallo Spirito non va confusa con l’autoritarismo, che è tentare d’imporre quando non si riesce a convincere. L’autorità deriva dalla coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa, tra teoria e prassi, tra idee e vissuto. Questi sposi cristiani, nella loro semplicità, nel loro candore, e diciamolo pure, nella loro umiltà, che è consapevolezza dei propri limiti ma anche dei propri doveri, senza né autorizzazioni ufficiali né atteggiamenti di ribellione arbitraria, ci offrono il loro amore coniugale con una trasparenza che disarma. L’autorità che emana dai loro discorsi non è né un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti, né un terremoto, né un fuoco, ma piuttosto un mormorio di vento leggero che richiama alla mente quello che Elia riconobbe sul monte Oreb. Un atteggiamento che ha contaminato e costretto a riflettere anche un giornalista disincantato come il sottoscritto, che non può fare a meno di sentirsi toccato da tale brezza leggera».

Maddalena era visibilmente emozionata: non se l’aspettava. Ma allora si può fare breccia nel cuore di qualcuno! Ma allora c’è speranza di ottenere qualche risultato, di cambiare le cose! Tommaso le tolse il giornale e si mise a rileggere l’articolo. Si sentiva stimolato, aveva voglia di rimboccarsi le maniche e di smuovere le montagne. I risultati esaltavano il suo carattere passionale e sanguigno (anche se lui non amava troppo sentirsi definire così) e soprattutto lo spingevano a coinvolgersi totalmente in ciò che credeva. I tiepidi li vomito, dice l’Apocalisse: Tommaso non correva certo questo rischio. Nell’articolo veniva nominato e descritto come leader del gruppo, cosa che non gli garbava troppo. Non si sentiva né voleva essere un capo carismatico, anche se certamente percepiva in maniera impellente, e a volte impetuosa e prorompente, l’esigenza dell’annuncio e della missione. In particolare poi, sulle problematiche matrimoniali, avvertiva una profonda responsabilità specifica, perché si sentiva chiamato, come sposo cristiano, a non tenersi per sé i copiosi frutti raccolti, ma a farli rimbalzare per metterli a disposizione di chiunque volesse attingervi.

Era però anche ben cosciente che, dopo aver fatto tutta la propria parte, si resta pur sempre servi inutili, e la consapevolezza della propria “inutilità”, anziché bloccarlo fatalisticamente, gli conferiva equilibrio e serenità. Conosceva le sue esigenze e percepiva i suoi limiti, e sempre accompagnato da fiducia e speranza non si lasciava smontare dagli insuccessi, né si arrendeva facilmente. Sapeva anche tenere in gran conto critiche e suggerimenti, e ascoltava con interesse, sforzandosi di eliminare i pregiudizi, chiunque avesse qualcosa d’importante da dirgli. Non era un leader, né ci teneva a esserlo, ma certamente era una delle persone più motivate, e forse la più motivata, nell’ambito di quel gruppo di sposi cristiani.

11

L’articolo fu subito notato, e un giro di telefonate promosse per quella sera stessa una riunione straordinaria. C’era molta euforia, e Tommaso fu preso particolarmente di mira.

— Viva il nostro leader!—

— Finalmente abbiamo trovato un capo.—

— Tommaso sei tutti noi! — Intervenne Sara, un po’ caustica e pessimista come al solito:

— Così, d’ora in poi, invece che dal Papa ci faremo dire da Tommaso che cosa dobbiamo o non dobbiamo fare.—

Egli era visibilmente imbarazzato, quando Andrea venne in suo aiuto:

— Ora basta con gli scherzi, non è certo lui ad aver assunto atteggiamenti da leader, e quello che dicono i giornali importa poco.—

— È importantissimo invece — intervenne Giacomo — così bruceranno lui sul rogo, e noi ci salveremo dicendo di essere stati plagiati.—

Risero tutti.

— Io dico invece che il Papa lo nominerà suo consigliere privato e manderà a scuola da lui vescovi e cardinali — tentò ancora Filippo. Ma ormai le battute non facevano più effetto, e si avvertiva il desiderio di entrare in un discorso serio.

— Sarei curiosa di sapere come hai convinto questo giornalista a scrivere un articolo così impegnato. L’hai forse ipnotizzato?— chiese Giovanna.

— Non ho dovuto affatto convincerlo: gli ho semplicemente esposto le nostre ragioni. In realtà avevo preso contatto con diversi giornalisti per tentare di suscitare interesse attorno al nostro lavoro, ma non vi ho detto niente perché non ero affatto certo del risultato. Quasi tutti, infatti, non hanno considerato abbastanza importante l’argomento, tranne Carletti che invece si è lasciato coinvolgere. Evidentemente sente il problema in prima persona. Così non ho dovuto fare alcuno sforzo per convincerlo, anzi, gli avevo chiesto una semplice segnalazione, e non mi aspettavo affatto un articolo così impegnativo.—

— Se è così, allora potremmo contare su di lui come punto fisso anche per il futuro — sottolineò Bartolomeo.

— Purché naturalmente questo nostro lavoro continui e acquisti caratteristiche sempre più professionali — aggiunse Marta.

Erano tutti d’accordo che quel primo successo significava un semplice punto di partenza, uno stimolo a impegnarsi a fondo ora che si era dimostrato possibile aprire brecce e rompere gli schemi dell’abitudine.

— Che fare ora?—

Nessuno avrebbe saputo rispondere a questa innocente domanda. Avevano gettato il sasso nello stagno, e per il momento era opportuno attendere le reazioni. Bisognava aspettare il formarsi e l’incrociarsi delle onde di ritorno. Che cosa ne sarebbe venuto fuori? Critiche feroci, consensi entusiasmanti, indifferenza? Un po’ di tutto. Lettere di approvazione e di adesione di chi finalmente vedeva aprirsi un orizzonte insperato, di chi credeva di essere solo a vivere in modo adulto e maturo la sessualità e là fedeltà, e si accorgeva ora di trovarsi in buona compagnia. Ma anche lettere piene di dubbi e d’interrogativi da parte di chi, di fronte a indicazioni diverse da quelle sempre accettate supinamente, si trovava spiazzato e disorientato, sentendo incrinarsi "una sicurezza". Lettere che esprimevano perplessità e dissenso, ma con rispetto, riconoscendo la serietà del lavoro svolto e sottolineando il valore delle testimonianze di vita vissuta. Ma anche critiche viscerali e maleducate che rivelavano l’irritazione di che si sente costretto a rimettersi in discussione, a svegliarsi da sonni tranquilli, a uscire dai propri comodi. Queste ultime dicevano sostanzialmente che il successo di un matrimonio è solo questione di fortuna o sfortuna; il sesso resta una realtà imbarazzante che è meglio vivere al buio e in silenzio; la fedeltà coniugale è come una catena da portarsi faticosamente al collo per tutta la vita. La bellezza dell’amore è una teoria di cui riempirsi la bocca, ma guai a volerla trasferire sul piano pratico, identificando i modi per renderla una realtà concreta: costringerebbe a uscire dagli egoismi delle piccole abitudini quotidiane, che sono un diritto e un possesso Bisogna mantenere inalterato lo status quo, e guai a chi pretende di scardinarlo.

Alcuni brevi articoli risentiti apparvero su Avvenire e sul settimanale Il Sabato. Erano considerazioni un po' sprezzanti di chi si assumeva il ruolo di paladino e difensore della fede, in nome del diritto dei fedeli a non venire disorientati da pretestuose opinioni di "presuntuosi e petulanti" che si arrogano il diritto di pontificare senza averne ricevuto incarico. In sostanza, per lo più, erano interventi tesi a riaffermare l’indiscutibilità delle disposizioni del magistero e del Papa, per il solo fatto di essere dichiarazioni di vertice. Ipse dixit, questa sembrava l’unica motivazione che conta. Non vi fu invece alcun tipo di reazione ufficiale, né apparve alcun commento sull’Osservatore Romano: ignorare è sovente il modo migliore per svalutare e distrarre l’attenzione. Infatti, dopo alcuni giorni, tutto sembrava tornato nel dimenticatoio.

Parte seconda

12

Paola: — E ora? Come proseguiamo? A insistere su questo argomento finiremmo per ripetere le stesse cose.—

Isabella: — Bisognerebbe trovare un nuovo filone su cui lavorare. Che hai in mente ora?—

Antonio: — Perché lo chiedi a me? Sono soltanto io l’autore? Il seguito lo dobbiamo maturare insieme.—

Isabella: — Mi metti un po’ in crisi. Di solito un autore propone il racconto quando è già terminato, limato e rifinito. Tu invece ce lo hai buttato addosso come uno spunto da sviluppare. Non siamo neppure a metà e il seguito è quasi tutto da inventare. Né sappiamo ancora come andrà a finire.—

Paola: — Mi sto veramente accorgendo che questo intrecciarsi tra noi rende gli avvenimenti arricchiti e condivisi riducendo lo spazio tra fantasia e cronaca delle nostre esperienze. In certi momenti mi sembra che si tratti proprio di un racconto autentico, vivo, reale.—

Isabella: — lo però resto sempre un po’ perplessa: si potrebbe definire vero ciò che stiamo raccontando?—

Antonio: — Direi di sì, perché in sostanza lo è, anche se certe cose sono solo immaginate. Però se qualcuno ha delle difficoltà a crederlo, non insisto. Possiamo benissimo non dirlo, così risolviamo il problema.—

Paola: — Non divagare come al solito. Dove ci agganciamo per proseguire?—

Isabella: — Farei venire ancora una volta in loro aiuto il Papa: con tutta la sua instancabile oratoria sugli anticoncezionali, ne offre di spunti sui quali riflettere. —

Paola: — D’accordo. Mi pare che anche questo sia un tema di primaria importanza per gli sposi cristiani.—

Antonio: — Certo che si tratta di un argomento proprio travagliato, basta ricordare tutta la problematica sorta intorno all’Humanae vitae, i contrasti in seno alla commissione preliminare, le interpretazione estremamente elastiche e tolleranti perfino di numerosi vescovi, e oggi l'insistenza di questo Papa nel riproporla, al contrario, in maniera molto restrittiva. Forse di null'altro la Chiesa ufficiale si è tanto occupata negli ultimi anni, eppure ce ne sarebbero di realtà ben più drammatiche e urgenti.—

Isabella: — Sembra che per questo Papa il sesso sia proprio una spina nel fianco. Immagino Maddalena, con un po' di stupore e qualche goccia di sofferenza, interrogarsi e interrogare gli altri sul senso e la validità di tutta questa campagna. Talvolta le motivazioni portate a sostegno, pur se ripetute con insistenza, non sembrano affatto convincenti.—

Paola: — Ma queste sono opinioni tue o di Maddalena?—

Isabella: — Di Maddalena, direi. Forse anche mie, ma quello che conta è esprimere le sue. Stiamo pur sempre raccontando una storia, no?—

Paola: — Perché allora non smetti di chiacchierare e non lasci che sia lei a esprimersi direttamente?—

13

— Dobbiamo stare molto attenti a non essere qualunquisti. — proseguì Maddalena — Se le tesi del Papa ci appaiono fragili, non basta questo per opporvisi, contestarle, ignorarle. Dobbiamo interrogarci per vedere se noi abbiamo da proporre altre motivazioni più convincenti.—

— Cerchiamo di affrontare con ordine il nuovo argomento — intervenne Bartolomeo — cominciando, come nostra abitudine, col porre in risalto le intenzioni positive del Papa.—

Non erano più sprovveduti e inesperti come nei primi tempi: le improvvisazioni, il dilettantismo, i facili entusiasmi e le altrettanto facili delusioni avevano ceduto il posto a una consapevolezza più matura. All’istinto di ribellione si era sostituita la ferma determinazione a costruire qualcosa. Non che fossero diventati professionisti della ricerca, e tanto meno eruditi e sapienti dispensatori di giudizi, ma avevano scoperto l’importanza di saper leggere e ascoltare, senza preconcetti, ciò che veniva proposto. Così, oltre ai discorsi del Papa e di alcuni teologi che gli facevano eco, ricercavano, sollecitavano ed ascoltavano qualsiasi altra fonte autorevole, per mettere a confronto le opinioni di esperti con le testimonianze di vita vissuta. Cercavano d’inserire in un contesto organico le ricerche e le riflessioni che da tempo ormai stavano facendo. Avevano capito che la loro credibilità non poteva reggersi sull’improvvisazione o su interventi saltuari. Solo un lavoro legato e continuo, portato avanti con perseveranza, poteva promettere frutti, farsi conoscere, diffondersi. Gli articoli un po' sprezzanti di alcuni giornali tradizionalisti avevano evidenziato qualcosa che già molti di loro sentivano o immaginavano. Il dilettantismo non spaventa nessuno. Invece la determinazione adulta, matura, serena, consapevole, ricca di contenuti e di proposte alternative è una forza capace di colpire, di aprire la via a chi crede nel dialogo e nella presa di coscienza.

Non volevano svalutare le dichiarazioni del Papa o del magistero, liquidandoli semplicisticamente come manie o fissazioni di chi vede certi problemi solo dall’esterno, ma nemmeno volevano svalutare la sensibilità, l’esperienza, il bagaglio acquisito nella loro vita coniugale. Percepivano tutta l'incertezza e la complessità dei numerosi problemi legati alla procreazione responsabile, e quindi agli anticoncezionali, e avvertivano il contrasto tra l’ostentata sicurezza dell'attuale Papa e l'atteggiamento prudente e problematico del suo predecessore.

Qualcuno si chiedeva:

— Come si possono esprimere certezze in un campo così complesso, e anche così sconosciuto?—

E tutti si rendevano conto che le convinzioni più profonde e le esperienze più significative restavano pur sempre aspetti parziali di un problema sul quale, per le caratteristiche stesse della natura umana, nessuno avrebbe mai potuto dire parole definitive. Non si proponevano affatto di definire sbagliata la posizione del Papa per contrapporre ad essa una loro opinione "giusta", ma di far presente che le teorie possono essere tutte valide e positive, purché lascino alla coscienza di chi vive il problema l'impegno di valutare, nella vita vissuta, il senso concreto di ogni proposta teorica.

«La vocazione cristiana dei coniugi può esigere anche l’eroismo» diceva il Papa, sottintendendo questo eroismo come astinenza dagli atti sessuali. Tommaso si chiedeva quale eroismo fosse la rinuncia a un profondo coinvolgimento d’amore, col rischio di rendere il rapporto coniugale sterile e distaccato.

— Credo piuttosto — disse — che talvolta l’eroismo tra i coniugi debba esprimersi proprio in direzione opposta. Credo che la chiamata cristiana li impegni a non accontentarsi mai di un sesso frustrante, insoddisfacente, condizionato da pregiudizi e moralismi. Altro che astenersi, piuttosto combattere e ricercare insieme, anziché gettare la spugna e scansare il problema.—

Quanta esperienza fatta in questa direzione, pensava tra sé e sé Maddalena.

— Direi che in questo campo — soggiunse — eroismo è coraggio di lottare insieme, giorno dopo giorno, fino a giungere anche nella sessualità a un rapporto pieno e soddisfacente per entrambi.—

Proprio la perseveranza nella ricerca li aveva condotti a capire meglio il senso della fragilità umana, dell’incapacità di comprendere da soli il senso di una realtà che è sempre più grande dei propri limiti.

Avevano raggiunto attraverso la condivisione di esperienze e riflessioni, un profondo coinvolgimento, e si erano accorti che sentirsi fratelli, tutti figli dello stesso Padre, è una possibilità reale, che può essere sperimentata nell’intimo quando ci si pone in circostanze adatte a valorizzare l’attenzione e la sensibilità. Avevano capito che qualsiasi discorso è inutile, se non è vissuto nella dimensione dello Spirito, e così avevano preso l’abitudine di pregare insieme prima di ogni riunione.

Paola: — Anche noi dovremmo pregare, quando ci riuniamo per scrivere questa storia.—

Isabella: — In Comunità Io facciamo tutte le mattine e tutte le sere, proprio per vivere nello Spirito ogni momento della nostra giornata.—

Paola: — Mi piacerebbe farlo brevemente anche prima di questi momenti specifici del nostro lavoro.—

Antonio: — Mi sembra un’ottima idea, cominciamo subito.—

14

Dopo la preghiera si misero a esprimere ciascuno le proprie riflessioni. Avevano predisposto un dossier con tutte le fotocopie dei discorsi del Papa sull’argomento, e anche pagine significative di altri scritti autorevoli. Qualcuno di loro aveva acquistato testi di studio e di commento all’enciclica Humanae vitae e diversi saggi sulla problematica sessuale. I documenti erano molti e l’analisi complessa, tuttavia alcune considerazione potevano già essere fatte.

— Mi pare importante esaminare prima di tutto l’argomento più strettamente teologico — cominciò Filippo che si era assunto l’incarico di elencare tutte le motivazioni a sostegno dell’una o dell’altra tesi. — Il Papa insiste più volte nel dire che l’uso degli anticoncezionali contraddice il piano di Dio. Leggo un brano significativo da uno dei suoi discorsi: «Quando, mediante la contraccezione, gli sposi tolgono all’esercizio della loro sessualità coniugale la sua potenziale capacità procreativa, essi si attribuiscono un potere che appartiene solo a Dio: il potere di decidere in ultima istanza la venuta all’esistenza di una persona umana. Si attribuiscono la qualifica di essere non i cooperatori del potere creativo di Dio, ma i depositari ultimi della sorgente della vita umana. In questa prospettiva, la contraccezione è da giudicare, oggettivamente, così profondamente illecita da non potere mai, per nessuna ragione, essere giustificata». Mi sono posto e pongo a tutti voi un’ipotesi e una domanda: se questa visione dell’azione di Dio nel mondo fosse vera, se Dio predisponesse tutti gli avvenimenti storico-esistenziali, se fosse lui a intervenire direttamente per mandare sulla terra ogni singolo uomo, allora la cooperazione dell’uomo si ridurrebbe ad assecondare passivamente questo progetto. Perché altrimenti, con qualunque altro atteggiamento, l’uomo potrebbe soltanto far danno, rischierebbe soltanto di portare intralcio e turbamento a un progetto già scritto a priori. Quindi, in pratica, all’uomo non sarebbe lasciato alcun apporto creativo. È questo il senso del Dio-Padre rivelato da Gesù?—

— Indubbiamente — proseguì Marta — le parole del Papa sembrano suggerire questa tesi: Dio stabilisce tutto a priori, e l’uomo e la donna devono rendersi disponibili, come soggetti passivi attraverso i quali tutto accade. Non possono indirizzare consapevolmente la procreazione, secondo coscienza, ma devono semplicemente non opporre resistenza, senza preoccuparsi delle conseguenze.—

— Mi sembra però che, secondo gli insegnamenti ufficiali della Chiesa, si possa decidere se procreare o meno, purché lo si faccia attraverso i cosiddetti metodi naturali — intervenne Giacomo.

— Peggio ancora! Qui si crea una contraddizione assurda! Se si considera illecito l’uso del contraccettivo perché proprio in quel momento e con quell’atto Dio-Padre potrebbe proporsi di far venire al mondo una nuova creatura, allora, per lo stesso motivo, sarebbe illecito anche astenersi e rimandare l’atto sessuale a un successivo momento di sterilità. In entrambi i casi , infatti, s’impedirebbe all’ipotetico piano di Dio di realizzarsi.—

In un silenzio denso di perplessità e d’incertezza, si sentì la voce sottilmente umoristica di Bartolomeo che parlava come dialogando con se stesso:

— Certo che se applicassimo fino in fondo questa tesi, allora dovremmo dire che anche l’astinenza volontaria sarebbe impedire alla potenza creativa di Dio di esprimersi. Non parliamo poi di chi sceglie il celibato, che si porrebbe in contrasto permanente con l’ipotetico progetto divino, e non solo in momenti contingenti come chi usa anticoncezionali.—

La perplessità non accennava a svanire.

— Effettivamente, se consideriamo l’istinto sessuale come possibile indice della progettualità divina, allora dovremmo considerare peccato il solo fatto di trattenersi dal compiere l’atto sessuale ogni volta che il fisico lo richieda.— replicò Andrea.

— E quindi l’astinenza volontaria, il celibato, il voto di castità, finirebbero per assumere il senso di una drastica e totale opposizione al progetto di Dio.— aggiunse Bartolomeo.

Nel silenzio che seguì, alla perpiessità si aggiunse lo stupore, finché intervenne Giacomo a porre un nuovo interrogativo:

— Stiamo attenti a non essere semplicisti. Forse il Papa intende dire che il piano procreativo di Dio sull’uomo riguarda solo gli sposati.—

Andrea scoppiò a ridere:

— Sarebbe proprio strano, se fosse così! Significherebbe che i figli che nascono al di fuori dei rapporti coniugali non rientrano nei piani divini, e quindi non sarebbero suoi figli.—

— E mi pare ci sarebbe dell’altro — soggiunse Bartolomeo.-— Dire che il cosiddetto piano di Dio riguarda solo gli sposati, sarebbe come dire che i non sposati sono autorizzati a usare il sesso come vogliono. Tanto non potrebbero mai entrare in contraddizione con un progetto divino, dal momento che per loro non esiste. —

Risa. scherzi e battute di spirito si presero un loro spazio, finché Giovanna riprese in mano la situazione invitando a tornare a un discorso serio.

Isabella: — Talvolta mi domando che cosa significa la parola serio. Ad esempio trovo quest’ultime deduzioni molto serie, anche se paradossali.—

Antonio: — Perché il paradosso è quanto di più serio esiste, proprio per la sua capacità di mettere a nudo i limiti dell’assurdo.—

Paola: — Intendi forse dire che questa tesi del Papa è assurda?—

Antonio: — Non potrei certo stabilirlo io. Intendo semplicemente dire che non posso credere a un progetto di Dio che riduca l’uomo a soggetto passivo.—

Paola: — Vogliamo tornare a sentire che cosa ne pensano i nostri amici?—

Fu dopo aver ascoltato le considerazioni di tutti che Filippo tracciò un quadro sulla progettualità divina, così come emergeva dalle convinzioni del gruppo.

— Propongo una sintesi, per vedere se ci riconosciamo tutti in questo aspetto della nostra fede. Noi crediamo che Dio-Padre ponga una potenzialità a disposizione dell’uomo-figlio, incaricandolo di utilizzarla al meglio, secondo coscienza e tenendo conto delle circostanze concrete nelle quali è chiamato a operare. Questa potenzialità non è altro che il suo amore, che essendo gratuito non ha bisogno di stabilire a priori su chi riversarsi, ma è pronto ad accogliere chiunque come figlio. Crediamo che il Padre, anziché stabilire personalmente chi debba venire o non venire al mondo, si renda disponibile verso chiunque, lasciando all’uomo tutta intera la responsabilità di scegliere e decidere come e quando dare inizio a una nuova vita.—

Ci furono diverse precisazioni, ma tutte confermavano, in sostanza, la stessa tesi. Intanto si era fatto tardi, e la sempre più complessa problematica esigeva una pausa di attenta riflessione. Arrivederci alla settimana prossima.

15

Tommaso aveva taciuto tutta la sera, ma neppure Maddalena si era coinvolta molto. Erano entrambi un po’ turbati, cosa che non accadeva da tempo. Avevano imparato a tenere il cuore e la mente ben fermi in una visione globale di vita che trascende i singoli drammi quotidiani, e mentre si coinvolgevano con le problematiche altrui, non lasciavano più tanto spazio alle proprie. Eppure quella sera erano un po’ turbati. Non che fosse accaduto qualcosa di grave, ma uno screzio fra loro due, sia pure un piccolo screzio, li aveva colti in contropiede: non se l’aspettavano più. Credevano di essersi gettati per sempre alle spalle certi contrasti, e invece….

— La tua è la logica del ragioniere, del mezze maniche, del dare-avere. Ma non sono più disposta a fare del nostro matrimonio una ditta import-export, e di far quadrare il bilancio magari frodando il fisco — prese a dire Maddalena durante il solito viaggio di ritorno a casa.

— Complimenti per il bell'esempio — replicò Tommaso — ma smetti di attaccare per difenderti. Neppure io sono più disposto a un matrimonio di questo tipo, ed è perciò che non mi sta bene vederti svanire nel nulla quando ho bisogno della tua presenza e della tua collaborazione. Altrimenti che senso avrebbe un rapporto come il nostro?—

— Ma il motivo era importante, e tu stesso lo hai riconosciuto, mi pare.—

— Non è questo il punto, ma il fatto che a te non importa nulla, in questi casi, di sapere se io posso avere altre esigenze, e se ho bisogno di ricuperare alla svelta quel momento perduto.—

— Ma anch’io ho le mie esigenze.—

— Questo lo so benissimo, e dimmi se e quando non ne tengo conto. Ma sta di fatto che c’era un impegno fra noi e tu non lo hai rispettato. Ti riconosco valido il motivo, ma ciò che mi urta è che non vi è stato alcun ricupero. Tutto è finito lì, come se non fosse successo nulla.—

— Ma io stavo per entrare in argomento quando tu hai preso posizione —

— Troppo tardi. Di tempo ne avevi avuto più che a sufficienza. Anche in passato tante volte dicevi che "stavi per", quando ormai si era già creato uno stato d’animo negativo. —

— Sei troppo impaziente, come al solito. Io ero dispiaciuta del contrattempo.—

— Non lo hai detto.—

— Mi sembrava ovvio!—

— Non bisogna dar nulla per scontato. Certe volte sei troppo evasiva, e io non mi sento obbligato a interpretare quello che non dici.—

Maddalena tacque. Si rendeva conto che nelle parole di Tommaso c'era del vero: è così facile dar per scontato quello che si ha nella mente, senza chiedersi se è altrettanto ovvio per l’altro. Il suo pensiero andava a certe riflessioni fatte molti anni prima, all’epoca in cui avevano cominciato a costruire insieme un amore non di freddo marmo, né di misterioso bronzo, né di affascinante legno. Non si erano neppure accontentati del prezioso argento o del superbo oro. Avevano preferito un amore delicato, uno splendido e lucente amore di porcellana. Certo, è rischioso, si erano detti più volte. Bisognerà stare attenti che non ci caschi di mano, che non cada a terra: si potrebbe rompere in tanti pezzi. Quante volte accade! Quanti rapporti coniugali si trovano, a un certo punto del loro cammino, a dover fare i conti con i cocci! E magari a tentare, con tanta fatica, di riincollarli. Ma dopo, anche se ben restaurata, la statuina può solo essere posta in qualche luogo riparato e presentata con un certo distacco, per non mostrare le ferite e non rischiare di rompersi ancora. Una statuina che da lontano, per chi non ne conosce la storia, può ancora fare una certa figura. Ma per chi la vive in prima persona....

— Mi piacerebbe sapere — prese a dire Maddalena rompendo il silenzio — se col passare del tempo la porcellana diventa sempre più fragile. Dovremmo porci il problema e stare attenti.—

Tommaso pestò sul freno con tutta la forza, senza avvedersi che l’unica macchina a quell’ora circolante nella zona gli stava proprio dietro. Per fortuna, anche quel conducente aveva i riflessi pronti, così l’urto non fu dei peggiori. Maddalena era moderatamente spaventata, mentre Tommaso scese dall’auto quasi cantando:

— È colpa mia, è colpa mia!—

L’altro conducente era furibondo:

— Ma è matto lei a frenare così senza motivo!—

— Mi scusi, è colpa mia — replicò Tommaso — volevo evitare che un gatto nero mi attraversasse la strada.—

— Io non ho visto alcun gatto nero — disse l’altro sentendosi un po' spiazzato.

— Neppure io — aggiunse Tommaso ridendo.

L’altro tacque di colpo: nella sua mente stava affacciandosi un’ombra di sospetto. Poi con tono conciliante, dopo aver guardato la sua auto, riprese a dire:

— Guardi com’è ridotta. E adesso? Chi me li ripaga i danni?—

— Glieli pago io, non si preoccupi. Gliel’ho già detto che è colpa mia.—

— Ma sono io che l’ho tamponata. Anch’io dovevo stare più attento. Dopotutto è sempre chi sta dietro che ha torto.—

— Poche storie. Mi dia il suo indirizzo. Farò denuncia alla mia assicurazione spiegando come è andata, e se non le rifonderà i danni glieli pagherò di tasca mia, stia tranquillo. Dato quello che è successo stasera lo considero uno dei migliori affari della mia vita.—

Quest’ultima frase non contribuì ad eliminare il sospetto.

Dopo che l'altro se ne fu andato, Maddalena, che non aveva smesso di guardare il suo uomo con atteggiamento di allegra rassegnazione, scosse la testa e disse:

— Certe volte la porcellana è più robusta di un’automobile.—

Tommaso, che non evitava di darsi dell’imbecille, si grattava la testa soprappensiero.

— Sarà contenta Isabella — disse a Maddalena che non riusciva a capire. — Teme che siamo troppo perfetti. Invece vedi come anche noi abbiamo i nostri sbandamenti.—

— Contenta un bel niente — intervenne Isabella — non crederai che mi abbia fatto piacere vedervi litigare. Ho sofferto moltissimo.—

— Forse perché anche tu ci hai idealizzati. Il fatto è che continuiamo a essere molto mediocri. Non tanto se ci confrontiamo con gli altri, perché nel complesso, purtroppo, la realtà è talmente modesta e scoraggiante che non è difficile trovarsi al di sopra della media. Ma rispetto alle nostre possibilità potenziali, quante riserve conserviamo, e quanto battiamo la fiacca….—

— Soprattutto per ciò che mi riguarda — precisò Tommaso. — Guarda che sciocco sono stato. Una banalità, un fatto assolutamente secondario, eppure ho rischiato di urtare il nostro amore di porcellana. Non di farlo cadere, spero — soggiunse guardando Maddalena sorridente — però è già preoccupante perdere di vista, certe volte, il cuore del nostro amore, la fedeltà creativa, la capacità di mettersi nei panni dell’altro, di vedere le cose dall’altro punto di vista, di chiedersi come aiutare anziché lamentarsi di non essere aiutato.—

— Non essere prepotente adesso — lo redarguì Maddalena. — Anch’io, con il mio silenzio, col mio dare per scontato, ho fatto la mia parte.—

— È inutile che cerchi d’incantarmi: sono stato più cattivo io.—

— Non è vero: io.—

Risero insieme abbracciandosi, come due giovani fidanzati.

—Siamo stati più cattivi noi — si misero d’accordo.

Abbracciarsi di notte, in macchina, per le strade di Roma, ridendo commossi, incuranti dei passanti, per la verità piuttosto scarsi, finché una gazzella dei carabinieri non si ferma bruscamente di traverso davanti a loro, come a voler precludere la fuga.

— Documenti.—

I due novelli fidanzati eseguirono, un po' timorosi e un po’ divertiti.

— Ma…. siete marito e moglie? — chiese il carabiniere stupito.

I due confermarono.

— E che cosa ci fate qui?—

— Gli innamorati sono tutti un po’ folli.—

— Andate a casa, non è prudente stare fuori di notte — disse il carabiniere che non sapeva che dire.

Il tempo di arrivarci e di spogliarsi, e si ritrovarono sotto le coperte, avvolti nel loro alito.

— Amore mio, che cosa ho fatto di male per essere condannato a questa felicità ? —

— E a me non pensi? Condivido anch’io la tua condanna.—

L’emozione cresceva con tale rapidità che i loro cuori faticavano a starle dietro.

— Come potremmo vivere in privato questa Grazia di Dio? Dobbiamo per forza comunicarla agli altri.—

— Far sapere che non è obbligatorio scontrarsi, litigare, separarsi.—

— E neppure accontentarsi di un amore fiacco, frustrante, scoraggiante.—

— Si può essere felici: qualcuno ci riesce.—

— Non è neppure tanto difficile.—

— Basta esserlo.—

16

Solo nel suo studio, in profonda concentrazione, le riflessioni trovavano una loro straordinaria e misteriosa chiarezza. Le sculture, gli attrezzi, gli oggetti d’arredamento, gli stessi muri si stringevano affettuosamente attorno a lui, per aiutarlo nel parto della sua creatività. Oppure, silenziosamente, si tenevano in disparte, per non disturbare la sua pace e la sua solitudine. O ancora si animavano in un dialogo, per esaltare la sua esuberanza o sottolinearne la vitalità. Quel giorno pareva proprio che tutti questi suoi amici lo stessero aspettando sorridenti, felici di essere un po' spettatori e un po' collaboratori di una nuova creazione.

Aveva trovato la soluzione: non il solito bronzo, non lo scultore questa volta, ma il ceramista: una delicata statuetta di porcellana. Ne avrebbe fatto una sorpresa alla sua sposa. In un primo momento aveva pensato a qualche anniversario, ma poi era uscito da simili banalità: sarebbe stata quella stessa una data da ricordare, un anniversario da festeggiare poi nel tempo. Il giorno della porcellana, il giorno in cui la loro statuina sarebbe stata pronta. Un lavoro che rappresentasse il loro amore, ma al quale, in qualche modo, anche Don Chisciotte non rimaneva estraneo. Un mulino a vento con il profilo di Maddalena. Come a dire: Dulcinea ovunque, ma una Dulcinea diversa, rinnovata, che lungi dal fornire al suo uomo un esile ricordo idealizzato, è presente sempre, nei più intimi momenti quotidiani. Una Dulcinea che, trasformata in Maddalena, trasformava a sua volta i mulini a vento rendendoli non più nemici da combattere, ma strumenti da valorizzare. Un mulino a vento col profilo della sua sposa, qualcosa di stilizzato, lucente, delicato, sorridente. Ma non pretenzioso, manierato, artificioso. Si rendeva conto che, a dirlo, sembrava soltanto una bizzarria, ma lui lo vedeva chiaro, nella sua testa. L’avrebbe progettato ed eseguito senza dir nulla, per mostrarlo soltanto una volta finito.

La logica del ragioniere, del mezze-maniche, dell'impiegato. A proposito, stamattina ho timbrato il cartellino? Tommaso sorrideva, le parole di Maddalena gli turbinavano nella mente, non come rimprovero ma come stimolo. Cara Maddalena, grazie della tua perseveranza, del tuo affetto così sommesso, candido, semplice, ma anche così tenace, trascinante, entusiasmante. Un motivo banale, una stupidaggine, e ci ero cascato. Mi sono contrapposto a te, ma tu sei rimasta fedele e mi hai riportato alla fedeltà. Non sei caduta anche tu nella logica dello schieramento, delle ragioni e dei torti. La tua disponibilità a restare insieme ha fatto rientrare presto la mia distrazione. Con questo condurre a turno, con questo lasciarsi guidare l’uno dall'altro, il nostro fedele amore è un patrimonio che non si svaluta, non cede alle speculazioni, alle necessità di mercato. E se uno dei due si concede una vacanza inaspettata, l’altro è subito pronto a sobbarcarsi l’impegno e la fatica di entrambi, fino al ritorno insieme.

Tommaso rifletteva con gli occhi che guardavano attraverso la finestra. Il sole stava tramontando. Fuori, nel prato, un merlo e una merla saltellavano allegramente. Sembravano quasi voler riprodurre in pantomima una rappresentazione del vaggio saltellante che ormai da tempo, con Maddalena, percorrevano insieme. Li aveva visti tante volte, e sempre ne riceveva uno struggente senso di tenerezza .

— Ecco gli eterni sposi — disse ad alta voce.

— Stai parlando di noi? — gli risposè Maddalena che stava entrando in quel momento.

Uno sguardo e un sorriso. Non un saluto, perché non viene spontaneo salutare chi è presente in permanenza nel cuore.

— Parlo sempre e soltanto di noi. Il resto non m’interessa più.—

— Sai che noia!—

Risero insieme, mentre Maddalena lo trascinava via in fretta.

— Andiamo, ci aspettano, ho fatto tardi, non c’è più tempo per cenare. Mangeremo un pezzo di pizza per strada.—

Quella sera, all’ordine del giorno, c’era un ennesimo discorso del Papa. Dopo averlo riletto insieme restarono molto in silenzio. Fu Giovanna che per prima richiamò l'attenzione su un brano che indicava, come elemento chiave della spiritualità fra i coniugi, l’amore casto che, diceva il Papa, «si manifesta come padronanza dì sé, ossia come continenza».

— È quell'ossia che mi fa arrabbiare. Sembra che la rinuncia o la repressione del sesso sia l'unico sbocco possibile.—

— Indubbiamente è un’insinuazione scorretta — sottolineò Andrea. — È come dire che non si può vivere fino in fondo la propria sessualità, goderne appieno tutte le ricchezze, e restare nello stesso tempo padroni di sé, capaci di dominarsi anziché lasciarsi trascinare dai bassi istinti.—

— Però la parola continenza non significa astinenza, ma uso equilibrato di un piacere — disse Marta.

— In senso generale è vero — riprese Andrea. — Però nel contesto degli:attuali discorsi del Papa viene indubbiamente intesa nel senso di rinuncia, almeno temporanea, al sesso.—

Giacomo, che aveva estratto dalla libreria un volume del Dizionario Enciclopedico Italiano, prese a leggere:

— «Continenza: moderazione nel soddisfacimento dei bisogni materiali. In teologia indica l’astensione dai contatti sessuali».—

— Interessante — riprese Marta — però l’Enciclopedia Italiana non fa testo per quanto riguarda la morale cattolica.—

— Certamente no — replicò Giacomo — tuttavia mi sembra che questa definizione basti a indicare che la parola continenza viene usata e recepita come invito alla rinuncia. —

— È evidente che si parte da un preconcetto: il sesso rende l’uomo schiavo. È una concezione che resiste, anche se c’eravamo illusi che fosse stata seppellita per sempre dal Concilio — aggiunse Filippo, mentre Giovanna cercava di richiamare l’attenzione.

— Non volevo esprimere un’opinione — riprese a dire quando gli altri tacquero— ma una testimonianza vissuta. Vi racconterò un aspetto del mio passato. Ricordo come un incubo un certo periodo della mia vita coniugale, quando si era posto il problema di smetterla di far figli. Oltre a quelli voluti da noi, ne avevamo già accolto con gioia anche uno speditoci da Ogino e Knaus. Con mio marito eravamo d'accordo che non era il caso di averne altri, ma che fare? Lui non ha avuto dubbi e si è messo a usare un contraccettivo. Mi sono sentita subito in grave difficoltà, perché a quel tempo, forse per l’educazione ricevuta, eravamo piuttosto individualisti. Comunicare fra noi su argomenti intimi era difficile, c’era una sorta di pudore ipocrita. Preferii parlarne con il mio confessore, che in sostanza mi disse: non puoi sottrarti ai tuoi doveri di moglie, ma se partecipi passivamente non condividi le responsabilità di tuo marito e non fai peccato. Ho vissuto un lungo periodo d’angoscia. Ero combattuta, e quando mi lasciavo coinvolgere dal rapporto provavo poi un profondo senso di colpa. Mi sono proposta di non provare più piacere e mi sforzavo di diventare frigida. A poco a poco si era creata tra noi una tensione insopportabile. Per fortuna ho un marito come Bartolomeo, che ha intuito la situazione e ha avuto molta pazienza, e anziché chiudersi in se stesso e cercare altrove ciò che gli negavo io, si è coinvolto nel mio problema per affrontarlo insieme e risolverlo insieme. Abbiamo provato tutte le strade, compresa la continenza, e fu la sua disponibilità a entrare nel mio punto di vista che mi ha fatto comprendere il suo. E così mi sono resa conto di quanto fosse distruttivo, per la coppia, applicare un moralismo astratto e precostituito. Da allora la nostra vita, non solo per quanto riguarda l’aspetto coniugale, è profondamente cambiata.—

— E pensare — intervenne Bartolomeo — che nell'Humanae vitae si dice perfino che i contraccettivi aprirebbero più facilmente la via all’adulterio. Come se ci fosse chi è disposto a lasciarsene dissuadere da una norma: non posso permettermi di essere adultero perché non è lecito usare anticoncezionali!—

Riprese Giovanna:

— Si vede proprio che è stata scritta da chi conosce il problema solo in teoria. Per quanto mi riguarda, è dopo averne fatto esperienza che mi rendo conto di aver spinto Bartolomeo, con il mio moralismo, sull’orlo dell’adulterio. Lui avrebbe indubbiamente fatto male a cercare compensazioni altrove, ma la colpa maggiore di chi sarebbe stata, se non mia? Gli negavo la possibilità di un amore da svilupparsi in pienezza, creavo spazi vuoti nel nostro rapporto, imponevo un modo negativo e frustrante di vivere il sesso. Secondo la fedeltà creativa,ero io a essere infedele. Ma non me ne accorgevo, perché restavo legata alla rigidità della legge, anziché vivere il nostro amore secondo lo Spirito.—

— E ora che abbiamo risolto il problema — concluse Bartolomeo — ci domandiamo spesso: come potrebbe Dio-Padre chiederci di rendere frigidi i nostri rapporti coniugali? Come potrebbe imporci una legge che comprime il nostro amore? Vogliamo forse pensare che la straordinaria attrattiva sessuale abbia lo scopo di metterci alla prova, per vedere se siamo capaci a resistere? Sarebbe così diabolicamente tentatore il nostro Dio? Solo chi ha rinunciato al sesso può pensare simili astruserie, non certo chi lo conosce ormai come sacramento di vita coniugale.—

Nel silenzio che seguì si sentiva un po' d’imbarazzo. Fu Marta a romperlo:

— Ringraziamo Giovanna per averci testimoniato questa sua esperienza così intima e, direi, così illuminante. Si fa presto a dire che è possibile realizzare la continenza, ma con quali conseguenze? Col rischio di rendere arido e distaccato il rapporto? Col rischio di creare divisioni fra i coniugi? Di far sorgere la tentazione di cercare compensazioni altrove? Si pone il Papa questi interrogativi? Mi domando quali responsabilità oggettive abbiamo, come Chiesa, per tutte le deviazioni di questo tipo che anche noi contribuiamo a facilitare.—

Tommaso non aveva aperto bocca. Trovava ormai l’ambiente talmente maturo che preferiva, sovente, stare ad ascoltare gli altri. I suoi pensieri si soffermavano sulle differenze tra base e vertice, tra Chiesa ufficiale e Chiesa vissuta. Certo che sull’argomento sesso e amore coniugale lo scollamento appariva massiccio e preoccupante. D’inchieste in proposito ce n’erano tantissime, e con risultati non sempre identici. Ma una cosa appariva comunque incontestabile: la grandissima maggioranza dei cristiani non seguono e non ritengono più valida la morale sessuale proposta dal magistero. Sono tutti peccatori? Il torto è tutto dalla parte loro? Ricordava certe sprezzanti prese di posizione di fronte alle contestazioni: la Chiesa non cambia, aveva sentito affermare più volte con aria trionfalistica. Ma quale Chiesa? Quali ne sono i confini? Gesù ha invitato a riconoscere i segni dei tempi, e la sua Chiesa lo sa fare, a dispetto di qualsiasi dichiarazione. Solo i farisei non cambiano mai.

Si rendeva conto dell’importanza di studiare a fondo l’argomento, attraverso un lavoro fatto di riflessioni e testimonianze, dubbi e convinzioni, esperienze e deduzioni. Finalmente gli sposi cristiani, loro, proprio loro, che parlano di sessualità e tracciano un cammino che si fonda sui fatti, sui frutti realizzati e visibili, e proposti là dove sono maturati. Ricordava le parole di San Paolo: è necessario esaminare tutto, per poter identificare e tenere ciò che è buono. Ora Tommaso vedeva la strada come illuminata da un faro, ed era impaziente di percorrerla.

17

Isabella: — Avete letto l’osservatore Romano? Si rallegra che nel documento finale redatto alla Conferenza mondiale sulla popolazione ci sia scritto che 1'aborto non può essere promosso come metodo di pianificazione familiare.—

Paola: — Meno male! Mi pare una bellissima cosa.—

Isabella: — È vero, però mi domando in quale modo sia possibile prevenire concretamente l'aborto, se non educando a usare anticoncezionali efficaci. È ragionevole dire agli uomini d'oggi: invece di abortire rassegnatevi a far figli? C'è qualche speranza di ottenere in tal modo risultati positivi?—

Antonio: — Questo interrogativo crea in me un profondo caso di coscienza. Di fronte a tante persone che in caso di gravidanza ricorrono, sovente controvoglia, all'aborto, mi sembra un'irresponsabilità morale intervenire solo a posteriori per riprovare o condannare. Da parte mia mi sento obbligato a intervenire per convincere a usare, prima di tutto, qualunque mezzo pur di evitare concepimenti indesiderati. Soltanto partendo da questo tipo d'intervento, che considero irrinunciabile, si potrà poi esaminare la validità di altre proposte. Altrimenti si è corresponsabili delle conseguenze.—

Isabella: — Però si può anche intervenire per convincere a non abortire, e a porre le condizioni per aiutare a non farlo.—

Antonio: — Certamente, ma questo vale quando s’interviene a concepimento già avvenuto. Quando invece è possibile preoccuparsene in anticipo sarebbe assurdo non farlo, o farlo in modo inefficace, nella speranza di riuscire poi a evitare l’aborto.—

Paola: — Tanto più che il non abortire non risolve di per sé il problema, se non temporaneamente. La soluzione sa nell’offrire al nascituro un ambiente di vita degno di tal nome, il che è molto più difficile.—

Isabella: — Comunque, più che a scambiarci le nostre opinioni, sarei interessata ad ascoltare quelle dei nostri eroi.—

Antonio: — Su questo punto credo proprio che Tommaso sia dello stesso parere. Ormai lo conosco abbastanza bene da immaginarmi come la pensa.—

Paola: — E tu Tommaso, che ne dici?—

— Stavo giusto parlandone al nostro raduno settimanale — rispose. — In effetti trovo astratta la proposta ufficiale. È perfettamente inutile tracciare un quadro teorico, ammesso che quello proposto sia valido, e pretendere che gli uomini vi si uniformino. La realtà concreta è ben diversa. Chi è disposto ad abortire con facilità, si trova lontano da qualsiasi riferimento ideale, o comunque ne è in profonda contraddizione. In taluni casi, soprattutto dove sono in gioco tante vite umane, bisogna essere pragmatici, e preoccuparsi di limitare i danni al minimo. Di fronte a un caso concreto di aborto dobbiamo chiederci: non sarebbe stato preferibile usare qualunque metodo, pur d’impedire a priori il concepimento?—

Maddalena aggiunse: — Quale responsabilità abbiamo, come cristiani che fanno parte attiva della Chiesa, per tutti quegli aborti che potremmo contribuire ad evitare promuovendo e consigliando un efficace uso di anticoncezionali? Francamente non mi sento la coscienza tanto tranquilla —.

— Siamo forse colpevoli noi del male che fanno gli altri? — chiese con un po' d’inquietudine Daniela.

— Ne siamo anche noi responsabili — proseguì Tommaso — quando un nostro intervento potrebbe limitare il male.—

— Ma questo non può essere obbligatorio — prese a dire Sara con animazione — ci mancherebbe ancora che dovessimo stare sempre a preoccuparci di ciò che fanno gli altri! Ognuno è responsabile nella sua coscienza di ciò che fa.—

— Anche però di quello che non fa. Anzi, assumersi questo tipo di responsabilità è caratteristica specifica del cristiano. Disinteressarci di ciò che non ci riguarda direttamente, equivale a seguire gli insegnamenti di Pilato — intervenne Bartolomeo.

— Quante volte il profeta Ezechiele ripete: l'empio morirà per la sua empietà, ma se tu non avrai fatto tutta la tua parte per aiutarlo, della sua morte chiederò conto a te — concluse Maddalena.

La sensibilità morale stava crescendo in loro, Il senso della responsabilità collettiva si manifestava ormai come senso stesso di essere Chiesa, di essere chiamati a coinvolgersi con tutti i fratelli, a sentirsi responsabili in solido di quanto avviene nel mondo intero. Alcuni avevano compiuto una ricerca approfondita sui numerosi commenti all'Humanae vitae, scoprendo che i vescovi della Germania occidentale e del Canada avevano detto esplicitamente che dissentire dal Papa non è rompere l’unità della fede; quelli francesi, che la contraccezione non è sempre una colpa; quelli austriaci, che non rispettare la norma dell’enciclica non è peccato grave, e chi lo fa «può perciò accostarsi alla santa comunione senza confessarsi»; quelli olandesi e belgi avevano in particolare sottolineato che l’ultima parola spetta comunque agli sposi, che devono decidere con responsabile maturità. Perfino il Vicariato di Roma, nelle sue dispense indirizzate ai consultori familiari, aveva detto che quando una coppia ritiene, in coscienza, di dover ricorrere ai contraccettivi, «sarà evidentemente saggio e costruttivo, sul piano pastorale, persuaderla a non rinunciare, per questo solo fatto, a ricevere l’eucarestia», proseguendo poi col dire che, se è sempre consigliabile ricorrere in tali casi alla riconciliazione, «ciò deriva non dal fatto che vi sia colpa imputabile, ma dall'efficacia particolare del sacramento». Senza contare poi i numerosissimi scritti d'illustri teologi, quasi sempre orientati verso un'interpretazione elastica dell'Enciclica. Come mai ora questo accanimento del Papa nel mostrarsi intransigente? E perché tanta insistenza, quasi si stesse giocando qui l’intero patrimonio della fede? — Il Papa insiste nel dire che il divieto degli anticoncezionali è una norma conforme alla ragione — prese a dire Giacomo — ma alla ragione di chi? Coloro che non la condividono, cioè la grande maggioranza, sono forse tutti irragionevoli? Oppure sono immorali?—

— Mi pare che, obiettivamente, le motivazioni a sostegno siano per lo più effimere. A me non sembrano per nulla convincenti — ribadì Marta.

— Non vi sono elementi inequivocabili, perché ogni singola coppia è un caso a sé — soggiunse Andrea.

— Come a dire che sono valide tutte le opinioni — intervenne Sara, con la sua abituale punta polemica.

— Questo non è affatto vero — replicò Giovanna. — Vi sono dei validi punti di riferimento per poter prendere decisioni responsabili secondo coscienza, ma nella pratica devono essere adattati e personalizzati ai casi concreti. Non è possibile dare una rigida norma oggettiva da seguire comunque. In molti casi sarebbe proprio questa un’immoralità.—

— Ecco ciò che non va bene negli attuali discorsi del Papa. Questo. esprimersi come se non vi fossero dubbi in un campo dove lo spazio d’incertezza è enorme!— precisò Bartolomeo.

18

Gira e rigira, la musica era sempre quella: le motivazioni del magistero non sono convincenti. Ma questo è un motivo sufficiente per contestarle o ignorarle? Non c’è il rischio, con l’insistere su questa strada, di dare una copertura di comodo all’arbitrio? Così pensava Tommaso mentre lavorava alla sua porcellana. Stava finendo il progetto e aveva intenzione di lasciarlo decantare qualche tempo, com’era solito fare, prima di passare alla fase realizzativa. Non sono convincenti. Tommaso ricordava l’iter deIl'Humanae vitae, ricordava che tra i membri della commissione consultiva una larga maggioranza aveva espresso valide motivazioni per dichiarare leciti gli anticoncezionali. Ma era stata la minoranza a convincere il Papa con un ragionamento elementare: in passato la Chiesa ha insegnato che non sono leciti, perciò dire oggi il contrario equivale ad ammettere che la Chiesa possa sbagliare. E questo è troppo pericoloso.

Tommaso si mise a cercare tra i ritagli di giornale. Gli sembrava di ricordare una frase, in qualche recente discorso del Papa, che ribadisse lo stesso concetto. Finalmente la trovò: «anche se la norma morale, in tal modo formulata nell’enciclica Humanae vitae, non si trova letteralmente nella sacra scrittura, nondimeno dal fatto che essa è stata più volte esposta dal magistero ai fedeli risulta che questa norma corrisponde all’insieme della dottrina rivelata». In altre parole: ciò che dice il magistero è vero per il solo fatto che lo dice, e non deve neppur render conto da dove estrae le sue affermazioni. Non c'è da stupirsi, pensò Tommaso, che le motivazioni a sostegno siano fragili, dato che sono considerate secondarie.

Si sentiva insoddisfatto. Non possiamo continuare a basarci sulla debolezza delle affermazioni altrui, dobbiamo trovare proposte più convincenti. Si mise a riflettere sulle tesi espresse dal Papa. La prima: il piano di Dio sull’uomo. Anche se non possiamo credere a un Dio burattinaio e a un uomo marionetta, restiamo pur sempre nel campo dell’opinabile. Fino a che punto si può pretendere di sondare le intenzioni divine? Una seconda tesi proclamava inscindibile la finalità unitiva (l'atto sessuale in sé) da quella procreativa. Tommaso era d’accordo, ma sull’arco globale della vita coniugale. E rifletteva sui frutti che il suo rapporto con Maddalena aveva dato. I loro figli erano lì, a testimonianza della loro procreatività. Ma una volta generati? Tutta la loro esuberante potenzialità sessuale avrebbe dovuto essere compressa o sprecata? L’avevano invece indirizzata a una sempre più profonda e produttiva unione fra loro, che si era poi trasformata in una maggiore disponibilità anche nei confronti di tutti gli altri rapporti, familiari ed extra. Ricordava che il Papa aveva tra l'altro detto: «l’atto coniugale, privo della sua verità interiore perché privato artificialmente della sua capacità procreativa, cessa anche di essere atto d’amore». Ma come avrebbe potuto credergli, Tommaso, se a lui l'esperienza diceva tutt'altra cosa? Non è forse dai frutti che si vede la bontà dell'albero? Ma non gli bastava sentirsi tranquillo nello spirito: avvertiva la necessità di trovare anche qualcos'altro, qualche motivazione in più.

Con una terza tesi il Papa affermava che nella stessa legge naturale si trovano i motivi per considerare illeciti gli anticoncezionali. Tommaso spostò la sua attenzione su questo aspetto del problema. Che cosa mi dice la natura in proposito? Improvvisamente cominciò a percepire una sensazione sperimentata più volte quando, concentrato su una nuova opera da compiere ma ancora immerso nel vago, sentiva all’improvviso come sciogliersi un velo e giungere fino a lui l’ispirazione. Corse a consultarsi con la sua biblioteca, e s’immerse nella ricerca.

Al suo rientro a casa Maddalena lo trovò a buon punto.

— Ciao amore mio. Hai deciso di cambiar posto alla libreria? Vedo che hai tirato giù tutti i libri.—

Tommaso rise:

— Come sei stimolante, amore mio, con il tuo garbato umorismo.—

Dopo un conciso spazio di comunicazione affettiva, Tommaso cominciò a spiegarsi:

— Ho fatto una riflessione che mi pare piuttosto interessante. Come sai, con l’atto sessuale fuoriesce un numero incredibilmente grande di spermatozoi, centinaia e centinaia di milioni, e di questi uno solo, e solo in circostanze particolari, può raggiungere il suo scopo: gli altri sono comunque condannati all’estinzione. Riflettendoci bene, mi pare che se il meccanismo naturale condanna comunque un così grande numero di potenziali esseri umani a venire eliminati, sia lecito e ragionevole dedurre che in tutto questo, cioè in tutto ciò che precede la fecondazione, Dio non c’entri per nulla.—

Maddalena taceva pensierosa. Tommaso proseguì:

— Tra l’altro, se l'atto sessuale non viene consumato, non è che quegli stessi spermatozoi vengano conservati in attesa di essere prima o poi utilizzati, ma vengono comunque eliminati, o attraverso una eiaculazione spontanea, oppure in qualche altro modo. Insomma, non c’è una riserva fissa, ma una produzione e un ricambio continui.—

Tommaso guardava Maddalena che continuava a tacere. I loro occhi s’incrociarono in un tenero sorriso.

— Come a dire che intervenire sugli spermatozoi è comunque insignificante — azzardò la sposa. — perché possiamo al massimo impedire a uno solo di evolversi, mentre la natura ne ha già condannati centinaia di milioni a priori.—

— Proprio così — riprese Tommaso. — Dato questo spreco naturale di potenzialità creativa, capisci che decidere di usare o non usare anticoncezionali in ogni singolo atto, diventa assolutamente secondario. Il problema morale si sposta sul senso che queste decisioni assumono per il rapporto coniugale nel suo insieme. —

Restarono ancora in silenzio guardandosi negli occhi. Poi Maddalena obiettò:

— A me sembra convincente, però io ero già convinta anche prima. Per capire se funziona dovremmo metterci nei panni degli altri, di chi pensa che sia Dio stesso a predisporre tutto direttamente, e fare l’ipotesi che sia proprio lui a volere questo spreco di spermatozoi. Mi sembra, già di sentire qualcuno dire che può averlo stabilito per motivi a noi ignoti.—

Tommaso sorrise con aria compiaciuta.

— Ma rifletti bene. Se fosse lui stesso a volere le cose esattamente così, con questo suo messaggio non farebbe altro che dirci esplicitamente: gli spermatozoi non contano nulla, tanto è vero che io stesso li spreco con grande facilità!—

Il silenzio aumentò d’intensità. I loro sguardi erano sempre più intrecciati insieme. Il tempo scorreva tranquillo e regolare come la pioggerellina d’autunno.

— Amore mio, come mi sento fedele, a te, al progetto d’amore che sviluppiamo insieme! È stupefacente accorgersi come tutto, ormai, contribuisce a rendere più sensibile e creativo il nostro rapporto.—

— È perché ci siamo impegnati in una ricerca di consapevolezza, per capire meglio il senso della nostra vita e dei nostri gesti.—

— Che sostegno camminare insieme nella stessa fede.—

A ogni nuova esperienza sentivano approfondirsi in modo esponenziale il coinvolgimento reciproco. E c'era sempre spazio per andare più in là. A chi ha sarà dato e sarà nell'abbondanza: l'amore richiama amore, innestando un processo d'arricchimento continuo. Sapevano di aver ricevuto grazia su grazia, con una tale ricchezza da sentirsene intimoriti. E capivano quanta strada restava ancora da percorrere, perché il cammino d'amore si affaccia su un orizzonte in espansione, che si dilata continuamente a mano a mano che aumentano gli spazi esplorati e conosciuti. Ma i frutti del loro matrimonio erano già lì, in vista. Non potevano negarli. L’umiltà non è altro che consapevolezza della propria realtà così com’è: né più né meno. Ignorare o svalutare i risultati conseguiti per paura di cadere nella presunzione o nell’orgoglio, è falsa modestia. E se dai frutti si vede la bontà dell'albero, potevano forse dubitare che la loro morale fosse decisamente positiva?

— Come potremmo star zitti? Come potremmo vivere questa nostra esperienza in dimensione privata? Chi ci autorizza?—

— Dobbiamo salire sui tetti per comunicare a tutti che si può essere migliori, si può essere felici, si può costruire un rapporto coniugale entusiasmante. Qualcuno c’è riuscito, e noi possiamo darne testimanianza.—

— Anche se talvolta è difficile e faticoso, che importa? Il senso della nostra vita è ormai questo. Non possiamo più trarci indietro, abbiamo scelto una via che non consente di voltarsi indietro.—

Sempre più spesso si sentivano avvolti da un senso di stupore e meraviglia. Perché proprio noi siamo chiamati a vivere quest'incredibile esperienza di coinvolgimento, questa dilatazione dei nostri limiti? Quanti altri ce ne saranno? E dove? Ma non lasciavano che tali interrogativi svalutassero la pregnanza del vissuto.

19

Alla riunione si accorsero, con stupore, che Bartolomeo e Giovanna avevano elaborato una riflessione analoga. Anche a loro lo spreco di spermatozoi appariva elemento decisivo. Una coincidenza di riflessioni evidentemente non frutto del caso, ma della lunga ricerca in comune: poste certe premesse, è facile che anche persone diverse giungano a maturare deduzioni simili.

— Tra l'altro mi pare illuminante — aggiunse Bartolomeo — che l'uomo sia ora in grado di decodificare questo messaggio della natura. In un'epoca come la nostra, nella quale la scienza medica ha drasticamente ridotto le cause di mortalità, creando così un pesante scompenso a favore delle nascite, è improrogabile che l'uomo impari a gestire in modo responsabile la procreazione, uscendo una volta per tutte da quella sottile ipocrisia che impedisce di parlarne e di agire con chiarezza e in modo esplicito.—

Filippo intervenne riallacciandosi all’ipotesi del piano di Dio sull’uomo:

— Mi pare che questa grande sproporzione tra gli spermatozoi, che sono uomini potenziali, e le persone che vengono concretamente concepite, sia evidente dimostrazione che non è certo Dio a scegliere a priori proprio chi deva venire alla luce. Sarebbe come credere alla predestinazione degli spermatozoi. Se fosse così, tutti gli altri che ci starebbero a fare? Sarebbero assolutamente inutili? Da parte mia trovo conferma, da queste riflessioni, che il Padre non vuole affatto decidere lui a chi dare la vita, ma si tiene pronto ad accogliere e accompagnare qualsiasi uomo non perché se lo è scelto, ma per il solo fatto che si tratta di un suo figlio.—

— La collaborazione uomo-Dio per creare un mondo migliore richiede un atteggiamento attivo, richiede scelte e decisioni secondo coscienza. Sta a noi capire e decidere quando generare o non generare una nuova vita, coscienti che un giorno renderemo conto al Padre delle nostre scelte. È una grande responsabilità che non si può ignorare. Ogni fatalismo tendente, anche indirettamente, a lasciar accadere le cose così come vengono, assumerebbe oggi il senso di superstizione o magia. È auspicabile che nel futuro i nostri figli nascano sempre meno per caso, e sempre più desiderati e voluti — concluse Tommaso.

Isabella: — Non vorrei perdermi troppo in chiacchiere: ormai i contenuti essenziali sono ben chiari. Sono un po' impaziente, mi piacerebbe che il lavoro fosse già finito, con il nuovo numero della rivista pronto per essere stampato e diffuso.—

Antonio: — D’accordo, allora. Nessuno c'impedisce di correre avanti. Ormai ci sono solo problemi pratici: la spesa da affrontare e la strategia da usare.—

— I costi di stampa questa volta sono parecchi — prese a dire Sara che teneva abitualmente i rapporti con la tipografia. — Con tutto il materiale che ci abbiamo messo dentro è venuto fuori un volume di oltre cento pagine. Ci vogliono quasi due milioni per cinquemila copie.—

— Secondo me sono poche. Dovremmo stamparne almeno diecimila — disse Giacomo.

— Ma sei un incosciente — riprese Sara — avevamo detto cinquemila, che sono già un’enormità! Ne venderemo sì e no qualche centinaio.—

— Qualche centinaio spero proprio di no — intervenne Bartolomeo — però anche a me cinquemila mi sembrano fin troppe.—

Era tutt'altro che semplice inquadrare il problema in modo realistico ed equilibrato. Bisognava inventare qualcosa per sperare in una certa diffusione.

— Se Giacomo è così ottimista — intervenne Maddalena — forse avrà in testa un piano. Prima di bocciarlo facciamoglielo dire.—

— Non è che ho un piano — riprese Giacomo — però mi sembra che la speranza di vendere il numero unico stia in una pubblicità azzeccata, e la pubblicità costa sempre la stessa cifra, qualunque vendita ci sia alle spalle. Dovremmo elaborare un tipo di pubblicità da proporre su alcuni dei principali quotidiani in modo ben visibile. Un riquadro pubblicitario riproposto due o tre volte su quattro o cinque giornali può costare cinque o sei milioni.—

— E chi ce li ha? — chiese subito Sara.

Come sei riduttiva — la riprese Giovanna — se ne vale la pena da qualche parte li troveremo.—

— Se vendiamo cinquemila copie a duemila lire l’una già ci siamo rifatti le spese — aggiunse Giacomo.

— Ma non basta certo la pubblicità — intervenne Filippo — ci vuole il sostegno di alcuni giornalisti che scrivano articoli significativi. Riusciremo a coinvolgerli?—

— Carletti è disponibile, e mi ha promesso di far pressione su altri suoi colleghi — precisò Tommaso. — Dobbiamo anche rischiare, ma penso che un po’ di coraggio e con molto impegno dovremmo riuscire a farcela. Noi siamo disposti a rischiare un milione, e se necessario qualcosa di più.—

— Altrettanto noi — dissero Filippo e Marta.

— Noi soldi non ne abbiamo — intervenne Giovanna, però penso che potremmo impegnarci a estrarre dal nostro stipendio, diciamo, centomila lire al mese per un anno, se qualcuno anticipa per noi. Che ne dici Bartolomeo?—

— Che dovrei dire? Ormai mi hai incastrato — disse Bartolomeo ridendo — non voglio mica fare la figura del taccagno!—

Il sasso era gettato, e il problema spese avviato a soluzione. Andrea aggiunse che contava, se necessario, di trovare qualcuno disposto a fargli un prestito senza interessi. Che ci stanno a fare gli amici? Il problema principale non era il costo, ma le difficoltà di diffusione.

— Proprio qui vi volevo — s'insinuò Isabella — non vorrei fare la Cassandra della situazione, ma non siete troppo ottimisti? Noi, nella nostra Comunità, abbiamo fatto l’esperienza di stampare qualcosa, e le difficoltà a vendere e rientrare delle spese sono state moltissime, pur trattandosi di cifre alquanto minori.—

— Ma forse — l’interruppe Maddalena—anche l’argomento era di minore interesse.—

— È proprio così — disse Antonio — e poi non ha tanta importanza. Dobbiamo far diffondere le vostre idee, il frutto del vostro lavoro. Ci serve per mandare avanti la storia. Perciò, se non troviamo niente di meglio, è inutile che ci facciamo bloccare dalla paura di rischiare. Dopotutto anche Abramo, anche San Paolo, hanno sperato contro ogni speranza. Nel nostro caso invece speranze ce ne sono, diamine!—

— Va bene. Anche se mi resta qualche dubbio mi converto volentieri, anche perché sono molto curiosa di sapere come andrà a finire — riprese Isabella. — Quali saranno le reazioni, ve lo domandate? La volta scorsa è finito tutto nel dimenticatoio, ma ora non deve accadere la stessa cosa. Vi siete proposti di non essere tiepidi ma trancianti, di ribadire con determinazione certe cose, di suscitare reazioni tali da non restare nell’ombra. Quali potranno essere le conseguenze? Avete qualche timore?—

— Non possiamo pensare a questo ora — interruppe spazientito Andrea — non farci perdere tempo. Ora dobbiamo preoccuparci solo di far conoscere tutto il materiale che abbiamo raccolto. Potremo capire come affrontare le conseguenze solo quando ci saranno.—

— Smettiamo di perderci in chiacchiere — intervenne Marta — ormai il tempo stringe. La prima cosa da fare è sondare i giornalisti per vedere quale aiuto concreto ci possono dare.—

— A questo penso io — ripeté Tommaso.

20

Il nuovo numero unico, ormai in stampa, era ricco di materiale interessante: estratti di documenti ufficiali, contributi di esperti, tante testimonianze di vita. L’introduzione era particolarmente riuscita, con un taglio serrato e stringente, e con argomentazioni supportate da valide motivazioni.

— Interessante, veramente interessante — commentò Carletti — mi pare che di spunti ve ne siano parecchi. Penso sia possibile costruirci sopra qualcosa di buono. —

— Riuscirai a coinvolgere anche qualche tuo collega? — gli chiese Tommaso.

— Spero di sì. Sono quasi tutti sposati con figli, quindi è materia che interessa anche loro. E poi siete stati abili: si ricava proprio l’impressione che le tesi sui contraccettivi espresse sia nell'Humanae vitae che nei recenti discorsi del Papa siano piuttosto fragili. Questo è già un buon motivo per mettere in moto dei giornalisti.—

Tommaso era pensieroso, tanto che, nel congedarsi, il giornalista se ne accorse.

— Devi dirmi dell'altro? — gli chiese.

— Nulla. Salvo che mi domando come mai te la prendi così a cuore.—

Carletti sembrava un po’ imbarazzato:

— Devo confessare di aver scoperto solo adesso la possibilità di avere un rapporto coinvolto con mia moglie. Prima ero molto frustrato, anche se non lo volevo ammettere. Le vostre riflessioni sulla fedeltà creativa mi hanno dapprima messo in crisi, e poi aperto nuove prospettive. Così ho capito l'importanza di propagandare questo modo di vivere il matrimonio.—

Parlava come se si vergognasse un po' di quel che diceva, e appena terminato salutò in fretta.

S'impegnò parecchio. L'aver ammesso di essere rimasto coinvolto gl'impediva ormai di trarsi indietro. Cercò di convincere i suoi colleghi che non si trattava di un argomento banale,. Per molti, soprattutto per quelle giovani coppie che si sentono smarrite e spaventate di fronte alla crisi e alla degradazione dei valori familiari, poteva significare l'inizio di una nuova speranza. Non tanto l'argomento specifico degli anticoncezionali, quanto il modo fresco e sereno di testimoniare la ricchezza di un rapporto coniugale libero da pregiudizi e tabù. Riuscì a interessare alcuni cronisti dei principali quotidiani, anche se temeva che si sarebbero limitati a brevi trafiletti, ma era soprattutto contento di aver suscitato la curiosità della Scarani, giornalista dell'Espresso, che gli aveva promesso di fare un ampio servizio.

«Il problema degli anticoncezionali visto nell’ottica degli sposi cristiani. Perché la morale sessuale proposta dal magistero della Chiesa è poco apprezzata e scarsamente condivisa dagli stessi cattolici? Uno studio approfondito che propone una morale creativa, e nient'affatto stereotipata. Un soffio di aria fresca nei vecchi schemi dei tabù sessuali». Questo il testo del riquadro pubblicitario, scritto in vari caratteri, con sotto nome è indirizzo della rivista. Sarebbe stato ripetuto dodici volte. Avevano anche fatto preparare un certo numero di cartoline da spedire a indirizzi selezionati. Il tipografo aveva consentito di stampare a credito cinquemila copie, tenendo in deposito il materiale per un’eventuale supplemento di tiratura. Per quanto riguardava poi le spese pubblicitarie e postali, avevano raccolto addirittura più del necessario, anche se una parte sensibile era presa a prestito e bisognava restituirla.

Il dado è tratto, il momento ormai giunto. Carletti sul Corriere fece uno stimolante articolo: «Chi è competente in fatto di morale coniugale? Sono ben note le posizioni del Papa e del magistero, alle quali sovente vediamo contrapporsi una contestazione altrettanto integralista. Ora questi sposi cristiani si pongono in una diversa posizione: né sudditi né ribelli. Tutti in qualche modo impegnati in concrete forme di vita cristiana, non pretendono di essere dalla parte giusta, ma esprimono la loro morale con l’autorità di chi testimonia una realtà vissuta. Prendono in seria considerazione le parole della Chiesa ufficiale, ma esprimono anche, in talune cose, convinzioni e proposte diverse, sostenendole con motivazioni che, francamente, appaiono ben più convincenti. Il loro lavoro è qualcosa che veramente invita a meditare, fino a fare affiorare l’ipotesi che in quest’epoca di grandi trasformazioni il futuro della Chiesa potrà giocarsi assai più sugli sposi cristiani che sul clero». Anche alcuni altri giornali ne parlarono con buon risalto, gli inserti pubblicitari cominciavano a essere notati, e le prime ordinazioni facevano ben sperare.

L’attesa di un risultato non fu lunga. In pochi giorni gli eventi precipitarono per talune drastiche prese di posizione, in parte sulla stampa specializzata, in parte sulle rubriche religiose dei giornali quotidiani. Alcuni tradizionalisti scrissero articoli indignati: come si permettono, questi presuntuosi e petulanti, di criticare la Chiesa ufficiale? Sono nati nei peccati e vogliono insegnare a noi? Altri ,più prudenti, riconoscevano il valore di certe istanze, ma a mezza bocca, senza il coraggio di prendere posizione: molti credevano ma non lo dicevano, per paura di essere cacciati via. Dall’altra parte c'era chi approfittò subito per scatenarsi contro l’istituzione con critiche distruttive: guai a voi, che legate sulle spalle degli sposi pesanti fardelli, mentre voi non li toccate neppure con un dito. Ma vi furono anche interventi equilibrati, che esortavano ad approfittare dell’occasione per andare a fondo nel problema: sappiamo o non sappiamo riconoscere i segni dei tempi?

Alla fine ci fu anche un breve comunicato dell'Osservatore Romano, redatto in uno stile che il linguaggio popolare non esiterebbe a definire "da gesuita". Nessun intervento sui contenuti, ma semplicemente discredito e sottile disprezzo verso chi si permette di entrare in merito a certi problemi senza esserne ufficialmente autorizzato, e severo richiamo a un’obbedienza servile verso le istituzioni.

Visto che l’interesse stava crescendo, la Scarani ampliò notevolmente il suo servizio sull’Espresso, con inserti piuttosto provocatori. Anche altri giornalisti cominciavano a interessarsi dell'argomento, tanto che Carletti un giorno telefonò a Tommaso per dirgli:

— Se hai in mente qualcosa di significativo, ti porto alcuni colleghi e organizziamo una mini conferenza stampa.—

Tommaso chiese un po’ di tempo per una breve riflessione, poi lo richiamò:

— Penso di poter dire qualcosa di veramente importante, ma perché, invece di un incontro tipo conferenza stampa, non vieni con i tuoi colleghi alla nostra prossima riunione? Sarebbe più bello parlarne tutti insieme.—

La proposta, per dei giornalisti, era insolita. Ma aveva il vantaggio di favorire eventuali spunti di colore.

21

Carletti arrivò con diversi colleghi, alcuni scettici e altri accompagnati dalle rispettive consorti. Proprio il giorno prima il Papa aveva tessuto un ennesimo elogio della continenza, e fu inevitabile che l'attenzione cominciasse col polarizzarsi sulle sue parole: «Si pensa spesso che la continenza provochi tensioni interiori, dalle quali l’uomo deve liberarsi. Alla luce delle analisi compiute, la continenza è piuttosto l’unica via per liberare l’uomo da tali tensioni». Fu Giacomo che ripropose il brano per esprimere il suo disagio:

— L'unica via, l'unica via per liberarsi dalle tensioni interiori! Mi domando come può dirlo il Papa con un tale piglio autoritario? Conosce a fondo il problema? Ha forse fatto esperienza di non continenza?—

— Certo che se dicesse: la continenza è una delle vie, potremmo credergli sulla parola, e considerare la sua affermazione non come semplice opinione, ma come testimonianza sperimentata e vissuta. Ma dire che è "l'unica via"! Non capisce che in tal modo perde credibilità, e con lui la Chiesa intera? — intervenne Andrea.

— È una prepotenza. Forse non sarà nelle sue intenzioni, ma è pur sempre una prepotenza! — aggiunse Marta.

Rivolgendosi chiaramente verso i giornalisti, Giovanna prese a dire:

— Le nostre esperienze sono diverse. Siamo in molti a poter testimoniare di esserci liberati dalle tensioni interiori anche attraverso un uso positivo e ricco dei rapporti sessuali.—

Un ospite disse:

— Il magistero, però, consulta anche molte coppie di sposi, e tra questi ci saranno anche molti che confermano le tesi del Papa, se egli le esprime con tanta sicurezza. —

— È vero — intervenne Bartolomeo — ma il fatto è che quando si dà per buona una tesi prestabilita, poi non si può che giungere automaticamente a confermarla. Riflettiamo: se si riesce a raggiungere un equilibrio attraverso la continenza, allora si sarà portati a confermare che solo la continenza è adatta allo scopo. Se invece non vi si riuscirà, allora si vedrà il sesso come forza diabolica, come una maledizione alla quale non è possibile sottrarsi, tanto è vero neppure la continenza, considerata a priori l’unica via, è in grado di far ottenere lo scopo. Per cambiare mentalità, per cercare di liberarsi dalle tensioni interiori attraverso un uso positivo del sesso, è necessario prima di tutto essere ben convinti che si tratta di un risultato possibile, e poi lavorarci sopra con pazienza e perseveranza. Insomma, è fondamentale avere il conforto e il sostegno di chi garantisce nei frutti che è possibile realizzarli.—

— Però il Papa non è uno sprovveduto, e non si possono prendere sottogamba le sue argomentazioni — buttò là un altro giornalista, tanto per dire qualcosa.

— Scusa sai, non ti offendere — rispose Maddalena con un sorriso — ma il tuo mi sembra un tipo di ragionamento simile a quelli che usa spesso proprio la Chiesa ufficiale. Le cose che diciamo noi sono importanti perché le diciamo noi. Non sarebbe meglio parlare di contenuti, di motivazioni?—

— Ma è proprio questo che voglio dire — replicò il giornalista. — Temo che le vostre tesi non siano abbastanza sostenute. Vi tacceranno di semplicismo e di superficialità. Dovreste farne uno studio approfondito su base scientifico e filosofico. —

— Ci rendiamo conto di questo pericolo — intervenne Filippo — ma le nostre intenzioni sono diverse. Non ci proponiamo di contrapporre ad argomenti da studiosi altri argomenti da studiosi. Vogliamo semplicemente testimoniare il frutto di certe esperienze. Può darsi che le nostre tesi siano superficiali, ma esprimono una realtà vissuta. Talvolta invece gli studiosi e gli eruditi esprimono tesi profonde, che però restano soltanto teoria.—

— Sono ormai quattro anni che il Papa parla con insistenza di sessualità — riprese Giacomo — e circa sei mesi che ogni mercoledì ritorna sull’argomento degli anticoncezionali, ripetendo sovente le stesse cose. Viene il sospetto che, se ne parla così tanto, quasi a voler seppellire sotto una valanga di parole qualsiasi obiezione, si renda conto egli stesso della scarsa consistenza dei suoi argomenti.—

— Don Mazzolari diceva che talvolta si usano tante parole per coprire un vuoto — disse Marta. — Secondo me, quando si hanno le idee chiare si riesce sempre a essere sintetici e incisivi.—

— Da parte mia, non capisco proprio come si possa perdere tanto tempo a parlare di cose simili quando al mondo ci sono cose ben più gravi e importanti, come soprusi, violenza, fame — intervenne improvvisamente Paola.

— E quel ch’è peggio, non ci si rende conto che insistere così su questo moralismo sessuale, rende assai meno credibile e autorevole la voce del Papa quando parla dei grandi temi che travagliano l’umanità di oggi — sottolineò Antonio.

— Lasciamo stare, non è il momento — li zittì Isabella — mi sembra che Carletti voglia dire qualcosa.—

Il giornalista ringraziò per l’attenzione, poi si rivolse a Tommaso:

— Tutte cose interessanti, però, francamente, poco utilizzabili da noi giornalisti: non vorrei che i miei colleghi si spazientissero. Mi avevi promesso di fare una dichiarazione significativa, o sbaglio?—

Mentre l’attenzione si concentrava su di lui, Tommaso si sentiva un po’ agitato. Le cose che stava per dire erano estremamente gravi e delicate, e non voleva essere frainteso.

— Vorrei prendere in considerazione un argomento di eccezionale importanza. In un certo senso, si può dire che è cosa tanto ovvia da essere nota a tutti, eppure, per paradosso, talmente clamorosa da venire praticamente ignorata. Nel sollevare il problema confesso di sentirmi molto a disagio, e immagino che taluni si dispiaceranno. Ma è forse questo un motivo sufficiente per tacere? La realtà è quella che è, e parlarne serenamente con coraggio è l’unico modo per comprenderne il senso.— L’introduzione era adatta a suscitare la massima curiosità, ma ora? Che hai in mente Tommaso di tanto grosso?

— Sappiamo tutti che la Chiesa si fonda sui sacramenti — riprese a dire dopo una pausa — che sono il segno visibile di una realtà invisibile: la presenza viva e operante della Grazia e dello Spirito Santo. Ricordato questo, emerge subito una contraddizione paradossale: nel magistero ufficiale della Chiesa non è rappresentato un sacramento. Infatti i ministri del matrimonio sono gli sposi, ma nessuno di essi fa parte del magistero.—

Tommaso tacque. Erano tutti molto pensierosi. Dopo un certo silenzio qualcuno disse:

— Insomma, questa è una vera e propria dichiarazione d'incompetenza della Chiesa ufficiale!—

— Nient'affatto — si affrettò a correggere Tommaso — sono il primo a essere convinto che lo Spirito Santo, che soffia dove vuole, trovi il modo di assistere e ispirare in qualche modo il magistero anche sull’argomento matrimoniale. Tuttavia resta innegabile che gli manca proprio il segno specifico della Grazia sacramentale. Né si può d'altra parte svalutare il sacramento del matrimonio fino a insinuare che non dia proprio nulla in più a chi lo riceve: intendo dire che non dia agli sposi nessuna competenza specifica. Insomma, per sintetizzare, considero molto importante che il magistero si pronunci chiaramente su argomenti di vita matrimoniale, ma, lo dico con profondo rispetto, mi sembra non abbia il diritto di dire, da solo, l’ultima parola. E se lo fa, credo si distacchi, su tale punto, da un’autentica comunione con il Popolo di Dio.—

— Sottolineerei inoltre, che la competenza del magistero è comunque teorica — aggiunse Bartolomeo dopo aver lasciato un altro opportuno spazio di silenzio. — Potrà anche basarsi su studi documentati e approfonditi, ma resta inevitabilmente soltanto teoria. Mi viene in mente San Giovanni che dice di mettere alla prova le ispirazioni per saggiare se provengono veramente da Dio. I componenti del magistero, sono in grado di mettere in pratica queste disposizioni fondamentali?—

Alcuni i lasciarono andare a brevi commenti ironici. Poi, visto che nessuno sembrava avere osservazioni da fare, Maddalena aggiunse:

— Anticamente gli Apostoli e i vescovi potevano parlare di matrimonio dall'interno, perché essendo sposati lo conoscevano e lo vivevano. Ma con la scelta del celibato e la rinuncia al sesso hanno anche implicitamente rinunciato, almeno in pratica, a esserne competenti. Per loro scelta, ora essi sono in grado di parlarne solo dall’esterno.—

L’attenzione era scemata, Il nucleo della dichiarazione fatta da Tommaso era stato abbastanza dirompente in sé. Il resto ormai interessava poco. Qualcuno aggiunse ancora:

— Perciò, criticare il magistero quando pretende d’imporre tesi non condivise dagli sposi cristiani non è affatto mancanza di rispetto, ma un dovere morale.—

Ma la riunione era chiaramente finita. Non restava che terminare, come ormai d’abitudine, con la mezz’ora di preghiera comune. I giornalisti, però, se ne andarono tutti subito.

 

  Parte terza

22

Paola: — Scusatemi, ma ero un po’ distratta. Ho avuto tanto da studiare in questi giorni! Che è successo dopo? I giornali ne hanno parlato?—

Isabella: — Altro ché. E in modo incisivo anche. Qualcuno ne ha approfittato per tracciare un quadro decadente della Chiesa ufficiale. Altri invece hanno sottolineato la speranza che nasce da tante fresche e significative esperienze di vita vissuta. Altri ancora si sono sbizzarriti nell’ipotizzare a quali trasformazioni andrebbe incontro la Chiesa, se queste tesi sul magistero trovassero un seguito.—

Paola: — E le reazioni ufficiali? Ci sono state?—

Isabella: — Sì, ma in modo non del tutto chiaro, con un atteggiamento tra indignazione e stupore.—

Paola: — Mi piacerebbe conoscerne i dettagli.—

Antonio: — A che scopo? Non hanno alcuna importanza. Ora dobbiamo andare avanti, la storia incalza. I dettagli contano poco, se non a far emergere che l’istituzione si è trovata impreparata: non le era mai capitato di sentirsi contestare, a livello popolare, su argomenti di fede.—

Paola: — Allora lasciamo un intermezzo di perplessità?—

Antonio: —Nient’affatto. Lasciamo piuttosto che sia il lettore a immaginarsi quali tipi di reazioni ci siano state, più o meno rabbiose o ragionevoli a seconda dei gusti. Noi diciamo soltanto, ed è banale dirlo, che c’è stata un’alzata di scudi attorno al potere costituito. Poi si vedrà.—

Isabella: — Intanto andiamo avanti nella storia. Mi pare che all’improvviso sia emerso un nuovo personaggio, o sbaglio?—

Antonio: — Proprio così: un monsignore. Si è fatto vivo con Tommaso e gli ha proposto un colloquio.—

Paola: — Per quale motivo?—

Antonio: — Che ne sappiamo? Il colloquio deve ancora avvenire. Anzi, facciamolo cominciare subito.—

Il monsignore, che era rimasto educatamente in silenzio, sentendosi ora autorizzato cominciò a dire:

— Prima di tutto tengo a farle i miei complimenti: abbiamo apprezzato la vostra abilità. È un giornaletto molto ben fatto.—

— La ringrazio — rispose Tommaso — ma i complimenti spettano a tutti. Siamo in molti ad averci lavorato con lena.—

— Lo so, ma lei è l'animatore del gruppo.—

— Non è vero, comunque pensi come vuole — aggiunse Tommaso divertito.

Erano seduti l’uno di fronte all’altro, nello studio, sulle due poltrone. Il monsignore appariva molto disinvolto, ma piuttosto manierato: sulla sessantina, capelli quasi bianchi ben pettinati, il fisico un po’ ingrossato ma non troppo, un clergiman nuovissimo di ottimo taglio con un colletto impeccabile piuttosto alto che gli dava un’aria austera. Sembrava un gentiluomo spagnolo uscito per l’occasione da un quadro del Greco. Sul volto un sorriso tra l'ironico e il benevolo, pronto a rientrare rapidamente in un'espressione seria e composta, per non offendere l’interlocutore. Era certamente un tipo che sapeva il fatto suo, e tuttavia faticava un po’ ad entrare in argomento. O forse stava ancora studiando l'avversario.

— Mi dà l'impressione di un tipo un po’ viscido — commentò Isabella.

— Non necessariamente — precisò Antonio — è semplicemente il ritratto di una persona allenata al mestiere del diplomatico, che cerca di conciliare tra loro la necessità di essere abile e amabile.—

— Ma che cos’è andato a fare da Tommaso? — chiese Paola.

— Mi piacerebbe capire quale scopo vi proponete di raggiungere — cominciò a sbottonarsi il monsignore mentre guardava Tommaso con un sorriso quasi di complicità —. immagino che abbiate alle spalle qualcuno che vi sostiene.—

— Per nulla.—

— Suvvia, un lavoro come il vostro costa parecchio, anche solo di spese vive.—

— Ci siamo autotassati e abbiamo chiesto un prestito.—

— Esclusa dunque la tesi del guadagno, resta quella del prestigio. Vi proponete di formare un movimento?—

— Non ci siamo posti il problema.—

Il monsignore sembrava un po’ a disagio. Abituato al gioco diplomatico trovava strano che non ci fossero secondi fini. Com'era possibile?

— Non vorrà dirmi che avete fatto tutto questo soltanto per esprimere delle opinioni. Parli francamente, e forse potremmo anche trovare il modo d'intenderci.—

Tommaso sfoderò il suo miglior sorriso:

— Mi spiace deluderla, ma noi crediamo semplicemente che la morale coniugale sia quella che abbiamo presentato. Non abbiamo nessun secondo fine.—

Il monsignore lo guardò fisso negli occhi con aria scettica, e Tommaso non si sottrasse. Dopo un lungo silenzio il monsignore, cambiando tono, disse:

— Il Santo Padre vuole vederla.—

Tommaso restò di sasso: non se l’aspettava.

— E perché — chiese ingenuamente.

— Questo lo chieda a lui — replicò il monsignore.

— E quando? — chiese Tommaso sempre molto meravigliato.

— Domattina alle dieci le andrebbe bene?—

Tommaso consultò inutilmente la sua agenda perché ricordava benissimo di avere un altro appuntamento, ma come dire di no? Ubi maior....

— Va bene — disse — disdirò gli altri impegni.—

— L’attendo alle dieci meno cinque all’ingresso sotto il colonnato.—

Mentre stava per congedarsi, guardandolo fisso negli occhi il monsignore gli chiese ancora:

— Posso farle una domanda a titolo strettamente personale?—

— Prego. — gli rispose.

— Ma siete veramente sinceri quando affermate che il sesso può essere vissuto come Grazia di Dio?—

E ricevuta risposta affermativa se ne andò dondolando lievemente la testa.

23

La biblioteca del Papa, un grande salone rettangolare con il pavimento di marmo rosso screziato ricoperto da un lungo tappeto, la volta affrescata, le finestre incorniciate da enormi tende, e alle pareti preziosi arazzi, intercalati da alcuni mobiletti moderatamente pieni di libri. Da un lato del salone una decina di sedie disposte a semicerchio, dall’altro lato un'antica massiccia scrivania di legno intagliato. Licenziato il monsignore, il Papa invitò Tommaso a sedersi su una seggiola ricoperta di damasco rosso, davanti alla scrivania, e prese posto sulla sua maestosa poltrona a braccioli, con l'imbottitura tutta rivestita di bianco. Poi, con atteggiamento paterno, prese a dire:

— Figliolo, noi apprezziamo il coraggio di affrontare argomenti così importanti e complessi. Siamo convinti che è stato lo Spirito Santo ad avervi animato per stimolare una severa riflessione sulle nostre incapacità umane. Ci assumiamo l'impegno di rimeditare sinceramente anche sulle dichiarazioni fatte dalla Chiesa. È giusto che sia così: Cristo ci chiede di rimetterci continuamente in discussione. Però devo anche dire — proseguì con un sorriso magnanimo — che fare affermazioni così gravi, come quelle formulate da voi, è molto imprudente.—

Tommaso si sentiva un po’ a disagio. Il Papa riprese:

— Sul sesso in particolare, la totalità della Chiesa ha sempre tenuto un insegnamento unico, affermando che l’uso degli anticoncezionali non è moralmente lecito.—

Tommaso, facendo uno sforzo per vincere la tensione nervosa, rispose:

— Se mi permette, Santità — s'interruppe per schiarirsi la voce. Non gli piaceva usare quella parola ma non riusciva a trovare una valida alternativa. — Se mi permette, mi sembra corretto dire che è stato insegnato, forse, dalla totalità dei non sposati. Quello che invece hanno insegnato gli sposati, nessuno lo sa.—

Il Papa si rese subito conto che la partita era ancor più difficile di quanto temesse. Aveva assunto una benevola aria paternalistica, sempre adatta a suggestionare gli interlocutori, senza prevedere che una volta entrati nel merito del problema Tommaso non avrebbe esitato a rispondere a tono.

— Figliolo — riprese — io capisco, credimi, che le tue intenzioni sono sincere, ma tu non vorrai davvero dirmi che credi il magistero non competente sul matrimonio! Ma non capisci che anche soltanto metterlo in dubbio può portare a conseguenze disastrose? Pensa a tanti poveri fedeli, come si sentirebbero disorientati, smarriti, abbandonati. Non bastano le buone intenzioni per essere giustificati a esporre temerariamente in pubblico certe tesi! Se si vogliono discuterle bisogna farlo presso gli organi competenti: ci sono le università pontificie e le associazioni teologiche, ad esempio. E poi, prima ancora di stabilire la validità o l’infondatezza delle motivazioni, non è comunque opportuno dire certe cose che minano la credibilità della Chiesa.—

Per un po' guardò fisso Tommaso con aria interrogativa. Poi aggiunse:

— Non vorresti promettermi che lascerete cadere l’argomento? Che abbandonerete questa provocazione?—

Non c’è nulla di nascosto che non possa essere svelato, sentiva turbinare Tommaso nella sua testa. Nessuno accende il lume per metterlo sotto un secchio. Pensando ai vangeli, l’invito a stare zitto lo ricordava solo rivolto dai farisei a Gesù, ma non voleva dirlo per non sembrare scortese e provocatorio. Si sentiva piuttosto incerto mentre qualcosa gli ribolliva dentro. E finalmente, preso coraggio, cominciò a esprimersi con animazione:

— Mi ascolti, Santo Padre — disse calcando sulle parole con un leggero tremito della voce — che lei sia santo non lo metto in dubbio, ma mi vuol spiegare perché padre? Non è stato Gesù a dire di non chiamare nessuno padre sulla terra? E perché lei invita i suoi discepoli a chiamarla padre? E santo, per di più, per affermare che si tratta di un padre del quale non è lecito dubitare Lei mi dirà, naturalmente, che si tratta di un fatto formale, cosa che a me non sembra; ma anche se fosse, sarebbe bello contraddire Cristo per motivi formali? C’è la tradizione che ripropone questo antico uso, lo so bene, ma che posso farci se questo richiama subito alla mente: "guai a voi che insegnate tradizioni di uomini"? E questa per dirne soltanto una.—

Il Papa ascoltava con la fronte corrucciata e le labbra serrate. Aveva voluto parlare con Tommaso perché era stato toccato da quanto i giornali gli avevano messo in bocca, e ne avvertiva una sottile inquietudine. Ma di sentirsi fare la predica non se l’aspettava proprio. Tommaso riprese ancor più animato:

— Gesù era uno di noi. Lei, mi permetta, non lo sembra altrettanto. S'immagina Gesù che riceve i visitatori in salotti come questo, su appuntamento, e magari dopo avergli fatto fare anticamera, vestito tutto di bianco in modo così diverso dagli altri, e per di più che si fa chiamare Santo Padre? Come possiamo vedere il vicario di Cristo in chi già lo contraddice nell'aspetto? Lei lo rappresenterà in molte cose, ma certamente non in altre. Nel modo di vestire, ad esempio, non lo rappresenta affatto. E neppure quando si esprime in modo autoritario per imporre le sue opinioni. Lei dirà che certe cose sono inevitabili, e forse è vero. Ma equivale a dire che è inevitabile tradire Cristo, che è inevitabile deformarne il messaggio, per non vergognarci troppo della nostra incapacità di seguirlo. Gesù si proponeva come un uomo, alla pari di tutti, un semplice uomo. Per questo è stato riconosciuto come Dio.—

Tacque un po'. Poi, con voce più pacata, soggiunse:

— Sento che avrei tante cose da dirle, ma come? Lei non invita alla confidenza, a parlare col cuore in mano. Il suo non è un atteggiamento aperto: lei ha già deciso in partenza, e non può capire altri punti di vista.—

E dopo un’altra breve pausa di silenzio:

— Mi domando perché mi ha fatto chiamare: per ripetermi le stereotipate opinioni ufficiali, note e arcinote. Io voglio parlare di Gesù Cristo, del Padre, dello Spirito Santo, e non dei metodi di governo di una Chiesa terrena che, forse, non sarà possibile eliminare, ma che in questa veste, francamente, mi interessa assai poco.—

Il Papa era rimasto immobile per tutto il tempo. Si sentiva scosso, e aveva tanta voglia di riflettere tra sé e sé. Si alzò in piedi, e tendendo a Tommaso la mano con il dorso rivolto all’insù gli disse:

— Addio figliolo, che lo Spirito Santo ti illumini.—

Tommaso gli strinse vigorosamente la mano, e guardandolo fisso negli occhi rispose:

— A rivederci fratello.—

E si congedò.

24

A rivederci fratello, a rivederci fratello, tello, ello. La parola gli rimbalzava in testa creando ritmi in espansione e contrazione ciclica, quasi come una poesia d'Ungaretti. Ello, tello, fratello, si sentiva ripetere incessantemente mentre pedalava silenzioso sul lungo rettilineo, pochi metri dietro a Maddalena. Erano alcuni anni che non usavano più le biciclette, e l’idea di estrarle dalla cantina e di rimetterle in uso era stata geniale. Ben conservate, un po d'olio qua e là, una gonfiata alle gomme, e via. Una giornata di vacanza insieme come ai bei tempi della gioventù (tuttora presente, s’intende). Fratello, fratello. Tommaso era rimasto un po' indietro, non perché fosse affaticato, ma perché restava indietro la sua mente, ancora tutta presa dall'accaduto.

— Sei diventato troppo vecchio per pedalare?. — gli gridò Maddalena voltandosi verso di lui con aria ironica.

Tommaso spinse sui pedali e in breve tempo si riaccostò. Non potevano procedere affiancati: era troppo pericoloso su qiel rettilineo che portava a Fiumicino, stretto com'era, con le automobili che passavano veloci, sfiorandoli. La giornata era splendida, tipica dell’ottobrata romana, con un sole caldo e carezzevole e un’aria appena frizzante. Sembrava la giornata ideale per una gita al mare. O meglio, così era parsa al momento della partenza, mentre ora si vedevano delle nuvole all’ orizzonte, mentre alcune folate di vento procedevano in avanscoperta.

Il pensiero tornava sempre allo stesso punto: a rivederci fratello. Rivedeva davanti a sé l'espressione del suo interlocutore, immobile come una statua mentre si congedava: una sensazione difficilmente descrivibile. E infatti se n'era dimenticato, quando aveva riferito agli altri del gruppo il succo di quel colloquio. Si era sforzato di non tralasciare nulla, di ricostruire fedelmente le frasi del Papa e le sue risposte, ma il risultato non era stato brillante. Sembrava il resoconto di un incontro inutile, inconcludente. Sembrava un racconto astratto. Eppure, sebbene a lui restasse questa sensazione d'incertezza, gli elogi e le approvazioni non gli erano mancati.

— Ci sembra che sia andato tutto molto bene. Non ti sei lasciato sopraffare, non ti sei lasciato trattare come un bambino, sei riuscito a stabilire un rapporto alla pari pur nel massimo rispetto — gli avevano detto alcuni.

— Quanti di noi avrebbero fatto scena muta, intimiditi dal personaggio e dall’ambiente! Ci sarebbe piaciuto assistere al colloquio, come spettatori silenziosi — avevano aggiunto altri.

Ma Tommaso era rimasto come un po' distaccato, quasi non riuscisse a capire bene il senso degli avvenimenti, o a coglierne la sintesi. E così tutto il gruppo si sentiva avvolto da un misto di compiacimento e d'incertezza. Fratello, fratello. Ora Tommaso vedeva chiaramente che tutto si gioca su questa parola. Gesù, nostro fratello maggiore, ci ha raccomandato di non chiamare nessuno padre sulla terra, perché il padre terrestre difficilmente resiste alla tentazione di trasformarsi in un padrone paternalista. E tanto più quando è animato dalle migliori intenzioni, quando desidera sinceramente il bene dei "suoi figli", e vorrebbe impedire a tutti i costi che finiscano fuori strada, magari anche con la violenza, se è il caso.

Santo padre, poi: che contraddizione! La parola santo significa separato, e sta indicare chi si è separato dal male, chi ha trasformato la sua vita in una realtà interamente positiva. Ma la vita quotidiana resta inevitabilmente immersa nelle contraddizioni, nella sofferenza, nel male, e non è possibile separarsene, se non in prospettiva escatologica. La separazione tra zizzania e grano si può fare solo dopo il raccolto, altrimenti si rischia di confondere tutto insieme ed estirpare tutto, anche quanto di buono si sta coltivando. Anziché un padre santo, un padre separato, quanto sarebbe meglio un fratello coinvolto! Un Papa-fratello, ma concretamente, nei suoi gesti, nel suo comportamento, e soprattutto nel modo di parlare e di esprimersi: ecco di che cosa avrebbe bisogno la Chiesa di oggi.

Erano giunti alla meta. Incatenate le biciclette a un palo della luce, ora stavano passeggiando, o meglio saltellando mano nella mano sulla scogliera frangiflutti. Il mare era poco mosso, ma ogni tanto uno spruzzo giungeva quasi a investirli. Il cielo era semicoperto, e anche il vento stava aumentando: si divertiva a giocare con le nuvole, e le nuvole con il sole. Si rincorrevano, si fermavano, ripartivano in un girotondo fantastico. Anche il mare partecipava, tentando a volte di sorprenderli con le sue spruzzate, quasi volesse coinvolgere anche loro due nello stesso gioco.

Scesero sulla spiaggia. La sabbia era appena umida. Camminavano lentamente in silenzio lungo la linea del bagnasciuga, spostandosi a seconda della lunghezza delle onde. L’aria si era un po’ rinfrescata, la sposa si strinse al suo sposo che le mise un braccio attorno alla vita. Nuvole, vento, sole, mare, spiaggia: il gioco si faceva sempre più invitante.

— Vieni, corriamo — gli disse Maddalena prendendolo per mano e slanciandosi in avanti. Tommaso per qualche passo si lasciò trascinare, come reticente. Poi, quando la sua sposa gli lasciò la mano allontanandosi, si lanciò all’inseguimento. L’aveva appena superata quando lei, inaspettatamente, si esibì in un placcaggio degno del miglior giocatore di rugby.

Seduta per terra, Maddalena rideva come una bambina nel vedere Tommaso tutto pieno di sabbia, con un’aria sorpresa e meravigliata che s’intrecciava a un aspetto un po’ dolorante per l’impatto improvviso. Il suo sposo, così determinato, coerente, equilibrato, maturo. Il suo sposo, così tenero e delicato. Strisciando sulla sabbia gli si era avvicinata, l’aveva abbracciato e insieme si erano leggermente rotolati, un po' di qua e un po' di là.

Ora Maddalena era supina, con i capelli pieni di sabbia, e il suo Tommaso accosciato accanto, lo sguardo dell’uno perso in quello dell’altra, presenti solo a se stessi, dimentichi di tutto il resto, anche del Papa. Anzi, del loro fratello Papa.

25

Paola: — Che emozione, vederli andare in bicicletta, coricarsi sulla spiaggia! L’avevo immaginata io questa scena, e voi l’avete presa sul serio! Non speravo che fosse davvero possibile inserirla nel racconto.—

Antonio: — Ma che dici! Tu non hai fatto che descrivere ciò che Tommaso e Maddalena avevano già in programma. Era evidente. Non penserai di averli forzati, spero. Sono loro che ti hanno prepotentemente imposto di raccontare proprio quello che stanno vivendo.—

Paola: — Mi sembra però che Isabella avesse altre idee.—

Antonio: — Solo perché era temporaneamente distratta. Ora che è di nuovo concentrata, guarda quanto c’è di suo nella scena che stiamo vivendo. —

Isabella: Il placcaggio da rugby, ne rivendico il copiright, e anche il perdersi degli sguardi l’uno nell’altra, il richiamo continuo a nostro fratello Papa.—

Paola: — Mi sento stupefatta, entusiasta. E ora? Che sta succedendo? Al posto di Maddalena, io disegnerei dei fiori sulla sabbia da donare al mio sposo.—

Così era infatti. La sposa stava disegnando una grande margherita.

— Di quanti petali la vuoi, amore mio?—

— Dispari, naturalmente.— Stavano lì, seduti sulla sabbia, assorti nei loro pensieri, ascoltando il rumore della risacca. Le onde, più grandi ora, si frangevano poco lontano, e l’acqua, allungandosi, giungeva quasi a lambirli. Stavano lì, assorti in pensieri che s’intrecciavano l’uno nell’altro, tanto che, prima ancora di si rendersi conto di voler dire qualcosa, Maddalena si accorse che Tommaso era già in ascolto.

— Sto pensando ai nostri colleghi meno fortunati. A tutti quei coniugi bloccati da pregiudizi, tabù, moralismo, che non riescono ad avere un matrimonio sereno, che vivono in modo negativo la tenerezza, la sessualità, l’amore. Quanti talenti sprecati! Quante sofferenze evitabili! Quante frustrazioni assurde! Mi domando fino a che punto questo nostro tempo, così nevrotico e contraddittorio, deriva da un tale spreco d’amore.—

Tommaso si chiedeva come mai fosse così difficile comunicare le proprie esperienze, quando sono positive. Si era ormai accorto da tempo che quando parlava della possibilità di vivere veramente in pienezza e senza riserve il rapporto coniugale suscitava non solo incredulità, ma spesso anche irritazione. S’era reso conto che non c'è nulla di più spietato, per chi vive una vita sballata, dell’incontro con qualcuno che ha costruito una vita felice. Per questo, mentre tutti si sentono facilmente portati a coinvolgersi e a soffrire per le disgrazie altrui, ben pochi sono disposti ad accogliere costruttivamente una testimonianza positiva, quando contrasta con le proprie esperienze. Tommaso ne percepiva chiaramente il motivo: accogliere un esempio positivo costringe a impegnarsi per farlo diventare proprio, altrimenti emergerebbe inevitabilmente un senso di colpa.

— Com’è difficile far capire che vale la pena di costruire fedeltà creativa! Verrebbe la tentazione di chiudersi nel privato e farsi i fatti propri — disse.

— Non possiamo — replicò la sposa.— La gioia, per sua natura, richiede di essere proiettata all’esterno, e questo dobbiamo continuare a fare. Anche se altri non vogliono capire, noi non possiamo che continuare a essere pubblicamente felici.—

Tommaso annuiva.

— Quanto siamo fortunati noi due! Abbiamo un rapporto così effervescente, ma anche così equilibrato.—

— Non siamo certo schiavi del sesso, tanto è vero che ogni volta che ve n’é stato motivo abbiamo saputo farne a meno senza alcun problema.—

Poi, con tono un po’ provocatorio, Maddalena aggiunse:

— Sarà per questo che facciamo l’amore così spesso!—

— È soprattutto perché lo facciamo bene — rispose Tommaso — con spirito creativo. C’è tutta la soddisfazione di un giardiniere che rifà sempre lo stesso lavoro ma con amore, come se ogni volta fosse la prima.—

— Che peccato che sia così raro questo spirito artigianale, questo atteggiamento da giardiniere che vanga, concima, coltiva, le sue piante. Tutte le piante possono dare frutto, se sapientemente curati, potati, innestati, amati. Perché voler soffocare gli alberi, renderli rachitici, con poche foglie e frutti stentati o avvizziti?—

— Perché mai noi cristiani finiamo per rivestire di tante complicazioni l’amore coniugale è incomprensibile! Se il sesso è veramente un problema di grande complessità, la soluzione migliore non sarebbe quella d’insegnare a svilupparlo in pienezza all’interno di un rapporto che è predisposto a tale scopo, e che si offre quindi come ambiente ideale?—

— Il fatto è che viviamo un cristianesimo delegato, senza neppure capire fino a che punto. Guarda, per esempio, alla differenza con cui vengono amministrati i sacramenti dell'ordine e del matrimonio. Il primo viene impartito solo dopo una lunga e severa preparazione. Il secondo è dato a tutti con grande facilità, quasi si trattasse di un sacramento di serie B. Non c'è da stupirsi, quindi, se la morale sessuale e coniugale, anziché lasciata all'elaborazione degli sposi, che sono i ministri del matrimonio, viene anch'essa delegata ai preti.—

— I quali, avendone rifiutato l’esperienza diretta, finiscono per credere una colpa ciò che invece è semplice e genuina partecipazione alla Grazia di Dio, predisposta per gli sposi.—

— Senza neppure rendersi conto di quanta affettività, quanta energia creativa, quanti motivi di sana gioia cristiana vengono in tal modo compromessi, artefatti, deformati, sprecati.—

— Il guaio è che, di fronte alla quantità di matrimoni che si sfasciano, molti ingenuamente pensano che sia inevitabile doversi adattare a una sopportazione reciproca, rassegnarsi a un rapporto frustrante. E sono contenti di pensare che la magniloquente parola amore serva semplicemente a mascherare una facciata dietro la quale è inevitabile scontare contrasti e sofferenze. Anche il modo comune d’impostare e proporre una certa religiosità, non fa che avvalorare questa convinzione: "siamo nati per soffrire, e la sofferenza è segno che Dio ci vuole bene".—

— Si vede che a noi il Padre vuole meno bene — disse Maddalena sorridendo.

Poi, con aria romantica, proseguì:

— Come farei se tu non ci fossi? Come sarebbe la mia vita?—

— Semplicemente non conosceresti certe esperienze, e non immagineresti neppure che cosa perde chi non le sperimenta.—

Poi Tommaso soggiunse:

— Solo chi comincia a gustare i frutti di un amore coinvolto a tutti i livelli possibili, si rende conto di quanto si può costruire insieme, di quale potenzialità si possa esprimere con il sostegno di un amore in pienezza, di quanto diventi spontaneo il desiderio di donarsi agli altri e di fare tutta intera la propria parte.—

Basta con le chiacchiere: l’amore ha bisogno anche d’altro, e Maddalena, reclinata la testa tra le dolci braccia dell’amato, gli sussurrò:

— Che mozione mi fai provare, amore mio.—

Tommaso, pur coinvolto da tanta struggente dolcezza, non rinunciò alla battuta:

— Non ti starai mica eccitando, spero! Non so se è lecito — le disse alludendo ai distinguo del Papa tra emozione e eccitazione.

— Com'è esaltante amarti — proseguì Maddalena alzando la voce visto che con c'era nessuno nei dintorni — certo che sono eccitata, tremendamente eccitata. E questa eccitazione mi viene da te, non da un uomo qualsiasi. Da te, personalmente da te che sei il mio amore, il mio splendido, tenero, stravagante amore. È questa travolgente eccitazione che mi garantisce, tangibilmente, che ti sono davvero fedele. Perché proprio questo desiderio fisico che sento nascere e rinascere spontaneamente in me come figlio diletto del nostro rapporto, mi garantisce che tu, proprio tu e nessun altro, sei il mio uomo: del tutto e per sempre.—

L'eccitazione è contagiosa. Anche Tommaso provava per l’ennesima volta tutta la profonda emozione di sentirsi eccitato. Il silenzio prevalse. Non c'era più spazio per le parole: solo un lunghissimo tenero e delicato bacio. Per un po' non si accorsero neppure delle prime gocce. Anche il mare si era ingrossato, e quando sentirono l'acqua giungere fino ai loro piedi li ritrassero in fretta, tirandosi a sedere. Si vedevano giungere da lontano certe onde che non promettevano nulla di buono, e l'intensità della pioggia stava aumentando. Tommaso fece per alzarsi, a ancora una volta fu quella giocherellona di Maddalena a rompere gli schemi dell’ovvio.

— Restiamo, amore mio — gli disse mentre gli cingeva il collo per riportarlo orizzontale sulla sabbia. Avevano una gran voglia di fare l’amore. I dintorni erano completamente deserti, e volendo avrebbero anche potuto ripararsi dalla pioggia spostandosi sotto la tettoia di un capanno poco lontano. Ma proprio perché nessuno glielo impediva, proprio perché si sentivano liberi da qualsiasi condizionamento, potevano anche permettersi di aspettare, di godersi più a lungo il mistero di quella voglia, e decidere, con piena padronanza dì sé, quando darle soddisfazione. Restarono sdraiati sulla sabbia sotto la pioggia, mentre un’altra onda li bagnava fino alle ginocchia. Erano ormai zuppi.

— Che dici, andiamo?— -

— Aspettiamo ancora — questa volta era Tommaso a resistere.

Una nuova onda di dimensioni inconsuete, alta, lunga, assolutamente anomala, venne loro incontro. Quando Maddalena se ne accorse era già troppo tardi per scappare. Fece appena in tempo a stringersi al suo uomo affondandogli la testa nella spalla, che furono investiti da un’ingente massa d'acqua. Si sentirono trascinare sulla sabbia verso l'alto, e poi di nuovo riportare verso il basso. Restarono tutto il tempo strettamente abbracciati, all’andata con un pizzico di timore, al ritorno con un crescendo d'allegria degna del miglior Rossini.

Basta ora, è giunto il momento di andarsene. Addio mare, addio sabbia, addio pioggia, silenziosi compagni di un gioco d’amore che è vita vissuta. Non c’è più tempo per intrattenersi con voi. Maddalena e Tommaso correvano per le vie del paese tenendosi per mano, grondanti d’acqua e di sabbia. Finalmente trovarono quel che cercavano: un negozio di articoli sportivi. Si affacciarono sulla porta e chiamarono una commessa che si avvicinò un po’ stupita.

— Non vorremmo sporcarvi il negozio — disse Tommaso. — Ci servono due tute, due paia di scarpe da ginnastica, due paia di calze e due golf. E anche una borsa di plastica per metterci dentro i vestiti bagnati.— Ma per cambiarsi dovettero entrare.

— Ci dispiace bagnarvi tutto il pavimento — disse Maddalena camminando in punta di piedi, come a voler fare meno danno.

— Non importa, ma che vi è successo?— chiese la commessa.

— Abbiamo fatto un bagno di mare.—

— Così? Tutti vestiti?—

— Gl'innamorati non hanno tempo per porsi problemi di questo tipo.—

La commessa non disse più una parola, salvo indicargli, alla fine, dove si poteva prendere il pullman per Roma, e aggiungere che credeva di sì, che probabilmente sarebbe stato possibile caricare anche le biciclette.

26

Isabella: — Mi pare che abbiamo esagerato. Quest'ultima scena è poco realistica, non credo che alla loro età farebbero realmente follie dì questo tipo.—

Antonio: — Perché alla loro età? Tu lo faresti?—

Isabella: — Forse sì, ma sono ancora giovane.—

Antonio: — E che credi? Che io sia un vecchio? Uno di questi giorni andrò con la mia sposa a Fiumicino e vedremo che cosa accadrà.—

Paola: — Mi fai ridere quando dici queste cose. Davvero saresti capace di fare simili stravaganze?—

Antonio: — Così, a freddo, forse no. Ma, con la mia sposa, capitano spesso dei momenti nei quali ci ritroviamo a giocare insieme come bambini.—

Paola: — Mia madre dice sempre che la poesia viene prima, durante il fidanzamento. Poi, col matrimonio, subentra la prosa. Tu non mi sembri tanto d'accordo.—

Antonio: — D'accordissimo invece, perché alla vita quotidiana appartengono tanti aspetti prosaici, ma la capacità artistica sta tutta lì, perché una buona prosa può essere costellata da espressioni poetiche, e delle più profonde anche, come il Manzoni insegna. —

Isabella: — Però stavolta il senso poetico di Maddalena e Tommaso mi è sembrato un po’ esagerato. Immersi nell’acqua fuori stagione, tutti vestiti, si saran-no presi una polmonite, e poi i reumatismi. Allora bisogna descriverne le conseguenze: non possiamo ignorarle come se nulla fosse avvenuto. Almeno fossero stati vicini a casa per poter fare un bagno caldo! L’artificio di farli cambiare d’abito è insufficiente.—

Antonio: — Bene, allora per rimediare cambiamo il finale. Comperate le tute, vanno poi in un piccolo albergo lì vicino, prendono una camera e fanno subito un bagno caldo.—

Paola: — Così hanno anche il tempo per fare l'amore.—

Antonio: — Come vuoi, ma la scena bisogna immaginarsela. La storia non la racconta. —

Isabella: — Ora basta con questi romanticismi, lasciamoli a Maddalena e Tommaso. Il loro modo di vivere l'amore coniugale è ormai noto, andiamo avanti, il tempo stringe, dobbiamo sapere dove ci porta la storia. Qualcosa dovrà pure accadere.—

Antonio: — Ma è già accaduto, non te ne sei accorta? Il monsignore si è rifatto vivo, e ha chiesto a Tommaso di riceverlo nel suo studio per un colloquio molto molto riservato.—

Paola: — E Tommaso?—

Antonio: — È in attesa, proprio nell’ora dell’appuntamento. Si sente un po’ perplesso per l'insistenza sulla riservatezza, tanto è vero che si affaccia sovente alla finestra, come fosse impaziente di vederlo arrivare.—

In realtà, quando vide spuntare tre macchinoni scuri che procedevano in fila, sulle prime pensò che si trattasse di qualche diplomatico di passaggio, e invece si accorse con sorpresa che le tre automobili si fermavano proprio davanti alla sua porta di casa. Scese subito ad aprire, e affacciatosi sulla strada vide che il monsignore stava aiutando a uscire dall’auto proprio lui in persona: il Papa. Il primo pensiero di Tommaso, sbalordito, fu per la riservatezza. Con tutto questo apparato, chissà quanti si accorgeranno della sua presenza, pensò.

— Non mi lasciano andare in giro da solo — gli disse il suo ospite mentre gli stringeva calorosamente la mano. Poi soggiunse come tra sé e sé:

— È duro fare il Papa! — ed entrò in fretta.

27

Le guardie del corpo si erano fermate fuori, per occuparsi di eventuali curiosi. Dopo un prologo di convenevoli, il monsignore si era fermato in salotto, intrattenuto da Maddalena. Una volta seduti nello studio, faccia a faccia, sulle due poltrone il Papa entrò subito in argomento:

— Senti, fratello — e lo disse scandendo bene le sillabe a sottolineare che si trattava di una scelta precisa — tu puoi pensare tutto quello che vuoi di me, ma io sono anche un uomo, oltre che Papa, e sono sensibile a certe cose. Finché tu e i tuoi amici dite che il magistero non è competente, posso anche ignorarvi. Ma le parole di San Giovanni non posso liquidarle in fretta. Confesso di non aver mai pensato che «mettere alla prova le ispirazioni per vedere se provengono veramente da Dio» si dovesse applicare anche alla problematica sessuale. Voglio andare a fondo su questo interrogativo.—

Tacque. Anche Tommaso taceva, ma dopo un po’, visto che l’interlocutore sembrava in attesa, si sentì in dovere di dire:

— Sono confuso di sentirmi onorato della sua confidenza. Ma, mi domando, che potrei fare io?—

— Se durante il nostro colloquio tu fossi stato acquiescente, o anche grossolanamente ribelle, avrei smesso di prenderti in considerazione. Mi ha colpito invece la tua determinazione e il tuo modo appassionato di sostenere il discorso. Credi a quello che dici, lo senti, lo soffri e lo vivi dentro dite. Su questo non ho dubbi. Forse sarai un illuso, ma non posso permettermi di scansarti come un problema scomodo.—

Tacque di nuovo, poi, con aria di sfida, aggiunse:

— Lo Spirito soffia dove vuole, no? Voglio rendermi conto se non ha deciso, per caso, di soffiare anche attraverso di te.—

Tommaso, dopo questa introduzione, si sentiva piccolo piccolo. Che dire?

— Mi sembra che Gesù non si sia appellato a nessuna autorità, se non a quella del Padre, ossia della propria coscienza. Infatti lo Spirito del Padre si manifesta e prende corpo nel segreto delle coscienze. — Tommaso era imbarazzato. Parlava lentamente cercando di scegliere le parole. — A seguirne l'esempio c’è il rischio di cadere nell’arbitrarietà, lo so bene, ma se il magistero si sostituisce alle coscienze, se s'impone in senso autoritario, allora la Chiesa di Cristo è già lontana.—

— Tutte belle parole, le conosco a memoria. Ma è colpa mia se il mondo è quello che è? Se gli uomini sono dei pavidi incoscienti, sempre pronti a sbandare alla prima incertezza? Se è inevitabile dover usare anche metodi autoritari per poter governare?—

— Ma la Chiesa fatta di governati e sudditi era quella dei farisei. Forse, in partenza, bravissime persone, convinte, in buona fede, di servire Dio. Ma poi sono stati incapaci di riconoscerlo in Cristo, nel fratello, perché prigionieri dei loro schemi. Si sentivano privilegiati, pensavano di avere un filo diretto col padreterno, e non volevano assolutamente che questa loro posizione fosse messa in dubbio: secondo loro Dio non poteva manifestarsi in altro modo.—

— Tutto vero, ma anche tutta retorica. La Chiesa esiste: la dobbiamo difendere o no?—

— Perché difendere? E forse un possesso? Siamo chiamati a difendere Cristo o ad annunciarlo?—

— Ma dobbiamo pur governare il patrimonio di fede che ci è stato trasmesso.—

— Noi possiamo governare o difendere solo le strutture create da noi — proseguì Tommaso — la fede non c’entra a niente. Quante volte abbiamo preteso di difendere una verità teorica, la verità delle parole, delle definizioni dogmatiche, delle questioni di principio, anziché quella vissuta che è una sola: spargere amore sugli altri. Quante perone abbiamo seviziato e ucciso, fisicamente e psicologicamente, mentre con ipocrisia, e forse anche in buona fede, parlavamo d’amore! Questo tirare sempre in ballo Dio per sostenere le proprie tesi, questo attribuire alla sua volontà quello che si vuole imporre, questa nuova ma sempre vecchia teocrazia! Non sono forse metodi "del mondo", quelli che Cristo ha voluto combattere? E noi li abbiamo invece fatti nostri, mascherandoci per di più dietro il suo nome. —

— Le critiche distruttive non servono a nulla — replicò con foga il Papa — ci vogliono proposte costruttive. Non si può demolire la Chiesa di ieri con la sola speranza di riuscire a costruirne una nuova domani. Senza una continuità, senza uno stretto aggancio al passato, c'è il rischio di fare ancor peggio. Non mi lascerò convincere ad abbandonare ciò che esiste, anche se imperfetto, anche se in certe cose negativo, senza aver chiare le alternative. Ci vuole qualcosa di concretamente valido da mettere al suo posto, e non soltanto teorie. Altrimenti è meglio lasciare le cose come stanno.—

Tommaso non sapeva come replicare. Che dire che non fosse già noto, esaminato, discusso, criticato e incasellato nella mappa dei preconcetti?

— So anch'io che è la coscienza che conta — riprese pacatamente il Papa — ma è colpa mia se le aperture del Concilio hanno dimostrato soprattutto che i cattolici sono incapaci di assumersela in prima persona? Nessuno può contestare che il periodo postconciliare sia stato decisamente sfavorevole per la Chiesa cattolica. —

— Veramente a me sembra il contrario — azzardò Tommaso — c’è stato un deciso passaggio da una religiosità devozionale e ritualistica a un senso di fede più partecipata e vissuta.—

— Per una minoranza è vero. Ma guarda la massa: per i più il rapporto con Dio si è ridotto a un semplicistico rapporto d’amicizia, quasi tra eguali, da uomo a uomo, con l’uomo Gesù. Si è rifiutato e non si vuol più accettare l’immagine di un Dio-Padre al quale bisogna rivolgersi in ginocchio.—

Tommaso era stupito, e anche un po’ scandalizzato. Gesù non ci ha forse rivelato un Padre amorevole, che ci corre incontro e ci abbraccia per primo, che ci invita a entrare in casa sua a prender posto con lui, alla pari, con piena consapevolezza e dignità di figli? Si sentiva cadere le braccia. Se l'immagine del Padre resta quella precristiana di un Dio, sia pur benevolo e misericordioso, che ci vuole in ginocchio davanti a lui, non è come dire che Cristo è venuto invano? E inginocchiarsi davanti a Dio, non diventa facilmente inginocchiarsi davanti a chi governa in suo nome? Il pericolo di cadere in qualche forma d'idolatria gli sembrava sempre in agguato.

— Forse tutto è inutile — disse a bassa voce — ci sono tante cose che mi sembrano così ovvie e che invece non lo sono. Le parole non servono a nulla, e io non voglio contestare nessuno: non ci tengo. Voglio solo che Cristo viva. Se, come dice lei, è indispensabile usare autoritarismo e prevaricazione, allora Cristo resta irrimediabilmente lontano. Se non è possibile fare diversamente, allora nulla m'interessa più.—

Tacquero entrambi per un po', poi Tommaso soggiunse:

— Ci penserò, e se mi sembrerà che non ci sia proprio nulla da fare, andrò a vivere in un luogo isolato insieme alla mia sposa. Su un monte dove si possa conversare col Padre in spirito e verità. Non so che dire d’altro. Forse mi ero illuso anch'io che fosse possibile dialogare, ma mi accorgo che siamo troppo lontani. Lei si rifà a un’immagine di sacralità dicendo che è indispensabile, e anche se qui non ci sono i suoi saloni e i suoi usceri, resta sempre evidente un distacco incolmabile. Lei è fuori dalla realtà, e ne fa fede, se non altro, quel suo abito così anacronistico e fuori del tempo. Sembra proprio simboleggiare l’abisso che separa il potere, di cui lei stesso è prigioniero, dalla vita vissuta. Gesù vestiva come tutti gli altri: non ci teneva a distinguersi.—

— Ma insomma — replicò il Papa alzandosi di scatto dalla poltrona — siamo o non siamo fratelli? Tutti figli dello stesso Padre? Tutti alla pari? Anch’io ho il diritto di essere trattato alla pari. Che scortesia è mai la tua, e di tutti quelli come te che sono sempre pronti a criticare e poi continuano a sentirsi sudditi? Io ti chiamo fratello, ti tratto da fratello. E tu-allora perché mi dai del lei? Perché non hai il coraggio di trattarmi alla pari? Sei tu che ti lasci condizionare dai formalismi, non io! Che vuoi che conti un abito! Non nasconderti dietro delle scuse.—

Tommaso si sentiva scosso, mentre lo osservava passeggiare su e giù per il soppalco. Avvertiva dentro di sé come una sensazione nuova: cominciava a piacergli. Improvvisamente ebbe un’idea, si alzò e disse:

— Vieni con me!—

E presolo per la mano quasi lo trascinò giù dalla scaletta, aprì la porta, attraversò di buon passo il salotto facendo saltare in piedi per la sorpresa il monsignore e Maddalena. Lo portò nella sua camera, aprì l'armadio e poi un cassetto, ne tirò fuori un paio di blue jeans e una maglietta di cotone felpato, e gettatili sul letto disse con aria di sfida:

— Mettiti questi, come qualsiasi persona normale, se vuoi. E chissà che poi non sia più facile intendersi.—

E ritornò con lo stesso passo nél suo studio, senza dire una parola di spiegazione a quegli altri due che non capivano che cosa stesse accadendo.

28

Si era messo a modellare la creta, con la quale stava facendo un bozzetto, un modello di quella che poi sarebbe stata la statuina di porcellana per Maddalena. Non era molto soddisfatto: quelle pale del mulino erano tozze e poco eleganti. Bisognava stilizzarle di più. Stava rimodellandole quando lo sentì aprire e richiudere la porta, e poi salire la scaletta. Non si voltò subito, un po' perché era tutto preso dal suo lavoro, un po' perché sentiva un certo imbarazzo. Quando si decise lo vide lì, in piedi, in paziente attesa degli avvenimenti. L'aspetto era davvero cambiato, quasi irriconoscibile. Senza una parola andò a sedersi di nuovo sulla poltrona, mentre l'altro lo imitò. Ed eccoli a ricominciare:

— Davvero tu vivi intensamente la sessualità senza subire contrasti o turbamenti nel tuo intimo? E davvero credi che possa essere utilizzato perfino come elemento di santificazione?—

— Sì, ma vorrei non vi fossero equivoci. Intendo dire che può essere uno strumento di tale unione e coesione fra i coniugi, da facilitare di molto un cammino comune di vita spirituale.—

— Ma il sesso è una realtà complessa, che crea comunque un’infinità di problemi. —

— Ed è proprio per questo che bisogna valorizzarne gli aspetti positivi, anziché fuggirne quelli negativi. Svilupparlo all'interno del rapporto coniugale consente di eliminare tutte quelle battaglie contro i propri istinti, che si scatenano quando vengono repressi, costringendo, sovente, a trascurare la semplice e gioiosa ricerca di un contatto che ha il suo valore spirituale.—

— E tutto il meraviglioso discorso sulla castità dove va a finire?—

— Ma non ha nulla a che fare con l’astinenza o la repressione del sesso! Tu stesso dici che è un determinato atteggiamento etico — Tommaso si era messo a scartabellare fra i ritagli dell’osservatore Romano che erano sul tavolinetto — ecco, ho trovato — proseguì — queste sono parole tue: «la castità è vivere nell’ordine del cuore. Quest’ordine consente lo sviluppo delle manifestazioni affettive nella proporzione e nel significato loro propri. In tal modo viene confermata la castità come via dello Spirito». E più oltre, ecco, «l’osservanza della continenza periodica è la forma di padronanza di sé in cui si manifesta la purezza degli sposi, ossia la castità coniugale». Sei tu stesso a dire che è la padronanza di sé a determinare lo stato di castità coniugale. Non è vero forse?—

Il Papa annuì.

— Su un punto quindi siamo perfettamente d’accordo: non bisogna essere schiavi del sesso. Ma dopo aver dimostrato alla propria capacità di saperlo dominare e indirizzare al meglio, non sarebbe follia rinunciare a utilizzarne pienamente tutta quella energia creatrice, che è capace di far crescere fino all'inverosimile l'amore coniugale? «L’uomo e la donna sono chiamati ad esprimere quel misterioso linguaggio dei loro corpi in tutta la verità che gli è propria». Anche queste sono parole tue.—

— Sì, ma ci sono dei limiti. C’è tutta la complessa problematica degli anticoncezionali. Forse che qualunque mezzo per impedire la procreazione è lecito?—

— Non sono i mezzi a essere leciti o negativi. Anche qui voglio rifarmi alle parole tue, là dove dici che la continenza, la padronanza di sé, è.. .è... — Tommaso stava scorrendo un altro ritaglio di giornale — ecco, ho trovato: «è un determinato e permanente atteggiamento morale, è virtù, e perciò tutto il modo di comportarsi, da essa guidato, acquista carattere virtuoso». Quindi bisogna essere padroni di sé, non bisogna lasciarsi trascinare dai bassi istinti, il sesso deve essere sempre scelto e deciso, e mai subito. Ed è questo atteggiamento, questa capacità di decidere in piena coscienza, a rendere virtuoso, come conseguenza naturale, il comportamento che i coniugi scelgono insieme.—

Il Papa taceva, immobile, con gli occhi chiusi e la fronte lievemente corrucciata. Tommaso interpretò quel silenzio come un invito a proseguire.

— Come vedi, le divergenze tra noi non sono sui principi ma sulle deduzioni, perché le tue sono unilaterali, tipiche di chi ha rinunciato al sesso e non è più in grado di vederlo come realtà positiva. Una realtà che può anche aiutare a camminare sulla via di Cristo. Per la tua scelta, tu pensi inevitabilmente che sia un condizionamento da evitare, e per di più che sia necessario un grande sforzo per esserne padroni, senza lasciarsene trascinare e travolgere.—

— Ma questa è una realtà ben nota a tutti. Perfino Freud, pur se con altri criteri, dice che il sesso condiziona pesantemente tutta la vita umana. —

— È vero, ma il modo per liberarsi dai suoi condizionamenti non è obbligatoriamente la rinuncia e la fuga. Si può anche cavalcare il sesso, senza cadere di sella. Non capisco perché caricarlo di tanta drammaticità negativa, quando non è difficile viverlo in modo spumeggiante e divertente. —

Il silenzio rivendicò un suo spazio. Questa volta fu il Papa a romperlo:

— Comunque sono molti gli sposi che condividono le impostazioni del magistero.—

— Sarà vero, ma temo che siano prevalentemente coloro che vivono male il sesso, e quindi volentieri disposti a considerarlo un fatto diabolico. Un tale atteggiamento, infatti, li aiuta a non colpevolizzarsi per il fatto che non riescono a viverlo bene. Ma se una tale impostazione negativa viene presentata come proposta di vivere il sesso, chi può sentirsi attratto dal matrimonio cristiano?—

— Mi sembra proprio che esageri.—

— Può darsi. Però, attraverso il nostro lavoro, ci siamo convinti che, in genere, seguono le disposizioni ufficiali quegli sposi che vivono il sesso in modo più o meno drammatico. E se costoro riescono talvolta a costruire lo stesso un buon rapporto coniugale, ciò avviene malgrado l’ostacolo del sesso, e non utilizzandolo in modo costruttivo. Da indagini fatte, comunque, risulta che la maggioranza degli sposi cristiani ormai pensa che in materia di morale sessuale il magistero non sia attendibile, e seguono altre strade.,—

— E tutti costoro vivrebbero il sesso in modo positivo e senza drammi?—

— Non dico questo: purtroppo l’incapacità di vivere bene il sesso è molto diffusa. C'è però qualcuno che riesce a esprimere una sessualità altamente positiva. Valorizzarne l'esperienza e indicarla come esempio da seguire, sarebbe il modo migliore per riuscire, a poco a poco, a contagiare e coinvolgere gli altri, indirizzandoli verso la scoperta di una morale che sia espressione di una maggiore maturità sessuale.—

Il Papa tacque per un po'.

— Insomma — disse poi — in sostanza tu e i tuoi amici negate che al magistero della Chiesa spetti di definire e interpretare la morale coniugale.—

— Non è questo il senso del mio pensiero. Domandiamoci piuttosto: qual è il magistero? Non vorrai negare che quello completo, istituito da Cristo e che solo lui conosce, non può che comprendere almeno anche qualche ministro del matrimonio. Quello che esprimi tu con i tuoi collaboratori, per lo meno sulla morale matrimoniale, è solo una parte del magistero.—

Il Papa era di nuovo visibilmente irritato.

— È come dire che siamo inutili, che non serviamo a niente. Ecco che cosa volete da noi: volete che disfiamo tutto, che cancelliamo quanto costruito in duemila anni di storia, che nessuno dica più niente e ciascuno pensi ai fatti suoi. Ma che ci stanno a fare i preti, i vescovi, i cardinali? E io? Chi sono quegli sciocchi che hanno osato eleggermi? Via, via, eliminateci tutti. E io sono così stupido da venire fin qui a farmi insultare così!—

E reclinato il capo in avanti si coprì il viso con le mani.

Tommaso si sentiva a disagio per questa esplosione di collera. Non era quello che lui voleva, ma le parole ancora una volta si rivelavano così ambigue! Che fare ora? Come trovare il modo di farsi capire? Dire altre parole anch'esse ambigue? Si stava interrogando con insistenza quando, finalmente, una brillante idea si decise a fargli visita.

29

Alzatosi dalla poltrona si era inginocchiato davanti all’altro.

— Non vedo più in te il Papa, ma un mio fratello, ed è davanti al fratello che devo inginocchiarmi, non davanti al Padre. Lui non sa che farsene, non gli serve. È davanti a Cristo che dobbiamo porci in ginocchio, ma a quello concreto, non simbolico. Non davanti alle immagini che ci sono nelle chiese, né davanti alle ostie consacrate. Neppure quelle sanno che farsene. Dobbiamo inginocchiarci davanti a quel Cristo che vive in ognuno dei nostri fratelli più piccoli: il povero, l’indigente, l’emarginato. O comunque ogni fratello che ha bisogno d’aiuto. Tu hai bisogno di aiuto, di tanto aiuto, perché sei un uomo angosciato da un compito che senti più grande dite. E io mi metto in ginocchio davanti a te, perché ora sei un uomo semplice, hai il coraggio di porti umilmente in discussione, e ti sento un mio pari, con il quale posso coinvolgermi in comunione fraterna. Ma, ti prego, non pontificare più dall’alto del tuo potere, perché il potere è terreno, soltanto terreno. Tu fatti povero fra noi, com’era Gesù, che puoi rappresentare, se vuoi, ma concretamente, nei fatti. Potremmo lavorare insieme, tutti insieme, per aiutare le coscienze a crescere, per far sì che nessun uomo dica mai più a un altro uomo che cosa è giusto o sbagliato per lui.—

Il Papa si sentiva in difficoltà. Per un po’ corse il rischio di comportarsi da Papa, compiendo gesti di benevolenza e di magnanimità verso l’inginocchiato. Ma non cadde nella tentazione, e lo scansò invece bruscamente dicendo:

— Smettila. Mi metti in imbarazzo così.— Si alzò, e per darsi un contegno si avvicinò al tavolino girevole sopra il quale c’era il bozzetto della futura porcellana. Lo guardò con interesse, poi chiese:

— Che cos’è? Sembra un mulino a vento, ma non capisco quest’altro lato.—

— È il volto della mia sposa. È un monito: combattere contro i mulini a vento o costruire un amore?—

— Interessante. E come lo farai? In bronzo?—

— No. Questo è solo un modello. Lo farò in porcellana, ma non si deve dire alla mia sposa:è una sorpresa.—

— In porcellana? Strano.—

— Sì, è strano, ma è per simboleggiare il nostro amore, che è appunto un amore di porcellana.—

— Interessante, interessante — ripeté il Papa — perché è resistente, ma anche preziosa e delicata, immagino.—

Già, proprio così. Tommaso era molto contento di parlarne. Gli sembrava di aver trovato un amico, uno con cui capirsi.

— Quando abbiamo scoperto che stavamo vivendo una realtà di porcellana, tutta la nostra vita è cambiata. Siamo usciti dalla banalità, non abbiamo più temuto alcun rischio, e siamo entrati in un’altra dimensione, che oserei definire dello Spirito.—

Il Papa stava riflettendo, come ispirato.

— Chissà se anche la Chiesa è una realtà di porcellana!?—

Tommaso sentì dentro di sé una sensazione entusiasmante:

— Ma certo! Dello stesso materiale! Chiesa coniugale, Chiesa universale. Il materiale è lo stesso.—

— Solida e compatta in profondità, anche se fragile in superficie.—

— Proprio così. E quante volte ne abbiamo rotti i lineamenti, costretti poi faticosamente a riincollarli.—

Il Papa si riprese:

— Che cosa vuoi dire con questo? Che non c’è più nulla da fare? Che la Chiesa è comunque compromessa? La porcellana rotta, anche se restaurata, non è più quella di prima! —

Tommaso non sapeva che dire. Il paragone gli sembrava drammatico. Davvero non c’è più niente da fare?

— Non credo che sia così, non è possibile — riprese il Papa. — La Chiesa di Cristo è qualcosa di sempre vivo, che rinasce ogni giorno perfetta e integra. Se continua ogni giorno ad avere i lineamenti rotti è perché ogni giorno li rompiamo di nuovo!—

— Allora basta non romperli più per mantenerla sana e mostrare tutta la bellezza di un’opera integra!—

— Ma ci vorrà molto tempo per far capire a tutti che i lineamenti non sono più riincollati —

— E che importa? La Chiesa di Cristo è fuori dal tempo.—

Si guardarono negli occhi, che mostravano uno strano denso interesse. Poi il Papa disse in tono pacato:

— Basta con le chiacchiere. Fantasticare è bello, ma bisogna ritornare alla dura realtà.—

— Ma è dura perché abbiamo troppo poca fede — gridò Tommaso. — Non lasciarti sfuggire l’occasione: potresti essere tu il Papa della conversione; potresti essere tu a dare il via a una nuova era: quella di Cristo, finalmente. Convertirsi non significa cambiare tutto, anzi. Significa conservare accuratamente ciò che va bene, ma anche avere il coraggio di rovesciare ciò che non va, così come Gesù ha rovesciato i banchi dei mercanti nel tempio. Tutti siamo chiamati a farlo, anche il Papa, anche tu puoi convertirti. Approfitta di questa grande occasione, o resterai per sempre prigioniero del passato!—

— Si fa presto a dirlo, ma in pratica?—

Nelle sue parole c’era tutta la drammaticità di chi sente irrealizzabile un desiderio.

— È costruire insieme che conta — insisteva Tommaso. — Bisogna scoprire il messaggio di Cristo insieme, anche se nel nostro individualismo crediamo di conoscerlo già. Dobbiamo inventare tempi e modi per lavorare insieme. Nessuno di noi, da solo, può far nulla. Neppure tu che sei il Papa. Decidere per gli altri significa già non essere insieme, ed è solo quando siamo insieme che Cristo è in mezzo a noi. Se siamo divisi, su posizioni diverse, allora non contano più né ragioni né torti: Cristo è comunque lontano.—

Tacque. Una pausa quasi per lasciar riposare la pregnanza del discorso. Poi riprese:

— Conserva pure i saloni, i palazzi, gli ori, i paramenti. Possono essere inevitabili, e forse anche utili, in certi casi. Liberati però da ogni prosopopea, dalla voglia di pontificare, dall’illuderti che Cristo ti abbia scelto per dire agli altri che cosa è giusto per loro. Convinciti che solo ciascuno, nella sua coscienza adulta, lo può sapere. La Chiesa deve aiutare le coscienze a crescere e maturare, deve insegnare a ciascuno come diventare amico dello Spirito Santo, in modo da saper distinguere nella sua coscienza che cos’è bene o male. Forse sarà possibile anche con le strutture attuali, a patto però che l’atteggiamento sia diverso, permeato da spirito di servizio, e non più prevaricante nei confronti altrui.—

Il Papa aveva sul volto un’espressione indecifrabile.

— Invece di sacralizzare tutto, pretendendo di dare copertura divina alle nosire equivoche opinioni umane, dobbiamo insegnare a camminare insieme, lavorare insieme, sbagliare insieme, ricercare insieme, celebrare insieme — continuava Tommaso. — E dobbiamo restare insieme anche quando siamo in disaccordo, soffrendone insieme senza mai stancarci di ricercare il Padre con cuore puro, atteggiamento innocente, e tanta fiducia di trovarlo e ritrovarlo accanto a noi ogni giorno.—

E dato che il Papa continuava a tacere, aggiunse ancora:

— Se si tratta di costruire una Chiesa-popolo, un’autentica Chiesa-popolo-di-Dio, sono disposto a qualunque cosa. Lascio tutto e vengo!—

— Vengo anch’io — s’inserì prontamente Isabella.

— Anch’io, anch’io — disse Paola.

— E perché no? Vengo anch’io — aggiunse Antonio — e porto anche altri con me. Ho tanti, tanti amici che ne sarebbero entusiasti.—

— E questi chi sono? — chiese il Papa stupefatto — ci sono pure testimoni abusivi? —

— Siamo noi che raccontiamo la storia — gli spiegò Paola — e come potremmo farlo senza partecipare agli avvenimenti?—

— Insomma, non ho più neppure un briciolo di privacy?—

— Siamo tutti coinvolti assieme — precisò Isabella. — L’aver scelto Cristo ci toglie ogni spazio privato: non c’è nulla di nascosto che non debba essere svelato. —

— È solo così, in un rapporto coinvolto, adulto, maturo, alla pari, che la Chiesa potrà finalmente perdere quelle sacche d’infantilismo che si trascina con sé — aggiunse Antonio.

— Anche voi retorica — replicò il Papa — vorrei vedervi nei miei panni.—

— Tu sei indispensabile — disse Tommaso. — Resta al tuo posto, ma ricorda che neppure tu hai l’ultima parola. Non ce l’ha nessuno.—

— Solo il Padre, un giorno, l’avrà.—

30

— Noi non vogliamo contestare nessuno — continuò Paola — vogliamo solo che

Cristo viva.—

— E vogliamo che viva in tutti, dal Papa fino all’ultimo fedele — soggiunse Antonio.

— Non perdiamo il filo però — ammonì Isabella — che succede ora?—

— E chi lo può dire? — s’inserì Maddalena — si è creata una situazione anomala, che sfiora il mistero. Per un momento le leggi della natura sono apparse rovesciate: abbiamo visto le pietre cadere all’insù, l’acqua dei fiumi andare verso i monti, e il sole brillare contemporaneamente su tutto il globo.—

— E il Papa, dov’è? Non lo sento più — le chiese Paola.

— Se n’è andato, e da parecchio ormai — spiegò Tommaso.

— Ma quanto tempo è passato?—

— Nessuno lo sa — intervenne Antonio — il tempo ha una strana caratteristica: passa restando sempre al presente. E quanto è lungo il presente non si può misurare . —

— Ma abbiamo abbandonato il nostro ruolo specifico? — chiese Isabella. — Mi pare che il discorso si sia spostato sulla Chiesa in generale.—

— È stato indispensabile allargare il discorso — spiegò Tommaso — perché gli sposi e le famiglie giocheranno un ruolo decisivo nella Chiesa di domani. Perciò è necessario che la morale coniugale sappia esprimersi in una nuova creatività, capace di entusiasmare chi la vive e di attrarre i giovani in cerca di futuro. —

— Mi domando però se un’esaltazione del sesso non finisca per favorire una rilassatezza di costumi — chiese ancora Isabella.

— Non v’è motivo di temerlo — riprese Maddalena — i libertini non hanno certo bisogno di giustificazioni teoriche, O meglio, sanno trovare comunque delle giustificazioni. —

— Un consumista di sesso, invece, può essere indotto a rinunciare alla sua superficialità e a convogliare le sue energie in un rapporto costruttivo, se scopre che c’è un canale specifico entro il quale è possibile e lecito svilupparlo pienamente. E tanto più se scopre che in tale sede diventa facile viverlo in assoluta tranquillità e in completo equilibrio, anche psicologico oltre che fisico — aggiunse Tommaso.

— Per questo diciamo sì a un sesso ricco e soddisfacente all’interno del rapporto coniugale: perché è costruttivo — proseguì Maddalena. — Noi ne possiamo testimoniare tutta la ricchezza, e sappiamo che vale la pena di renderlo noto a tutti.—

— È importante, è fondamentale far sapere che si tratta di un esempio da potersi imitare, che sono tanti e tanti gli sposi cristiani che la pensano così: ecco il modo per superare una visione edonistica del sesso — disse ancora Tommaso.

— Questo lo abbiamo capito — lo interruppe Isabella — e non vorrei continuare a ripetere le stesse cose. Piuttosto, c’è qualche speranza di cambiare la realtà?—

— Le probabilità sono pochissime — si fece viva Giovanna — ma che dovremmo fare? Lasciar perdere? Forse Gesù ha preso in considerazione una simile ipotesi?—

— Le probabilità sono davvero poche — riprese Andrea — tuttavia si sono aperte delle brecce. Se ora lasciamo che le nuove istanze vengano riassorbite, allora tutte le speranze si ridurranno a zero. È necessario continuare a insistere, fino a che le vecchie posizioni diventino insostenibili. Vi sono stati, nel recente passato, delle evoluzioni che lasciano ben sperare. Ad esempio, oggi nessuno dice più che per i non cristiani non c’è salvezza, eppure per secoli la Chiesa ufficiale lo ha affermato con enfasi, facendone in taluni casi una bandiera e applicando drasticamente la scomunica a chiunque lo mettesse in dubbio.—

— Noi siamo più fortunati — aggiunse sorridendo Bartolomeo — per il dissenso sul sesso la scomunica non è prevista.—

Erano tutte considerazioni un po’ ripetitive, che rischiavano di scadere nel banale.

— Non riesco più a capire che cosa è successo — si chiese Antonio — la storia che stiamo raccontando mi è sfuggita di mano.—

Filippo prese a dire:

— Il Papa si è ammalato, e per diverso tempo non è apparso in pubblico. Era certamente sofferente di cuore, ma circolava voce che fosse in crisi d’identità.—

— Pare che i cardinali di curia e i loro collaboratori abbiano attraversato un periodo di grande smarrimento — aggiunse Marta. — Sovente si sentivano proporre di studiare o realizzare modifiche o riforme incredibilmente assurde, almeno dal loro punto di vista. Alcuni, con molto rispetto, sussurravano che doveva essere uscito di senno. Altri, sgomenti, si chiedevano come lo Spirito Santo potesse permettere simili follie.—

Fu la volta di Giacomo:

— Nell’ultimo periodo la crisi si fece più acuta. Stava male, secondo alcuni delirava. Era ossessionato da quale immagine di Chiesa esprimere: trionfante? Indiscutibile? Moralista? Che si propone come una sicurezza? Una Chiesa sulla difensiva? Che cerca di mascherare o svalutare i propri difetti?—

Disse Giovanna:

— A volte invece riceveva i suoi collaboratori in blue jeans e maglietta, e li rimproverava di non vestirsi anche loro in modo analogo. E parlava di una Chiesa giovane, tutta proiettata verso il futuro, purificata da ogni complesso di superiorità, impegnata a far crescere le coscienze. Una Chiesa capace d’insegnare con autorità semplicemente perché è capace d’imparare dagli altri.—

— In certi momenti, poi, assumeva toni assai drammatici — raccontava ora Andrea. — Diceva: l’inferno non prevarrà, ma in che senso? Pur senza prevalere sulla Chiesa, non potrebbe guazzarci dentro e prendersi gioco di tutte le sue sicurezze? Non potrebbe prevalere su singoli aspetti? Non potrebbe prevalere su un Papa? Forse in taluni episodi del passato, è già accaduto. E oggi? Corro anch’io questo rischio?—

— Certe volte diventava quasi disperato — proseguì Bartolomeo. — Voglio il bene della Chiesa e dei cristiani, ma non basta, ho capito che non basta. Anche Caifa voleva il bene d’Israele, e guarda un po’ cos’ha combinato!—

Isabella chiese:

— Ma tutte queste cose come si sanno? Chi le ha raccontate?—

— Il monsignore — riprese Giovanna — è stato spesso con noi, a dialogare e ricercare insieme. E anche a celebrare l’eucarestia, più volte. Anzi, il giorno della morte del Papa è venuto apposta e abbiamo celebrato nel suo nome una messa talmente suggestiva che ci sembrava di vederlo presente in mezzo a noi.—

— Allora è morto! E da quanto tempo? — chiese Paola.

— Non è molto. Il Conclave si aprirà domani.—

— Mi sento smarrita ora, nell’apprendere questa notizia. E dire che stava diventando proprio simpatico — disse Isabella. Vorrei saperne qualcosa di più su queste sue crisi, e capire se era smarrimento o conversione. Mi piacerebbe parlarne direttamente col monsignore.—

— Ma guarda che pretese — le rispose subito, come fosse stato in attesa di essere interpellato — neppure io ne so di più. Non ho capito nulla, nessuno ha capito nulla, salvo che la Chiesa è veramente un mistero. D’interrogativi ce ne sono tanti, e anche motivi di riflessione. Ora staremo a vedere che cosa accadrà: morto un Papa se ne fa un altro.—

— E noi che facciamo? — chiese Paola.

— Mi sembra proprio d’aver perso l’orientamento — le fece eco Isabella.

Antonio non sapeva più che dire. Stavano tutti lì, silenziosi, come in attesa degli avvenimenti. C’erano proprio tutti, compresa la speranza.

31

— Ma come la storia continua ancora? Credevo fosse finita — disse Paola mentre si dirigeva con Isabella verso piazza San Pietro.

— Hai fretta di concludere? — le rispose — a me sono rimasti tanti interrogativi da sciogliere!—

— Forse sei un po’ romantica, e un finale problematico ti disturba. Preferisci il lieto fine?—

— Vorrei soltanto continuare a sperare.—

— Ma la speranza non è utopia o fuga dalla realtà — intervenne Antonio che, dopo aver posteggiato l’auto, le aveva raggiunte — è piuttosto la molla che fa scattare la voglia di vivere, di lottare, di costruire, di sorridere, di trasformare il male in bene. Non è legata a una storia piuttosto che a un’altra.—

— Infatti siamo chiamati sempre a rendere conto della speranza che è in noi, come diceva San Pietro — ricordò Paola.

— Già, e la speranza trascina lontano chi la prende per mano — recitò Isabella citando le parole di un libro noto a tutti e tre.

Piazza San Pietro era affollata di gente in attesa di applaudire il nuovo capo della Chiesa. Aspettare e applaudire; non si poteva far altro? Il Conclave durava ormai da diversi giorni e la fumata bianca non poteva mancare. Chi avrebbe raccolto la difficile eredità spirituale del Papa appena scomparso? La problematica da lui aperta sarebbe stata sviluppata, oppure chiusa e sigillata in un contenitore, e messa in archivio come curiosità storica?

— Questo libro è un po’ come il conclave: chiude sul passato per aprire al futuro. Ora questa storia è terminata, ma continuerà nella vita, per chi vorrà farsene erede.—

I tre si voltarono stupiti e videro Tommaso sorridente dietro di loro.

— Ah, ci sei anche tu?—

— Veramente ci siamo tutti — precisò Maddalena — una bella riunione di famiglia.—

E infatti ecco Giovanna, Bartolomeo, Marta, Filippo, Giacomo, Andrea, Sara, Daniela: proprio tutti. Erano ormai personaggi completamente autonomi, e i tre autori non avevano più nulla da raccontare. Non potevano più costruire per loro gesti e battute: non restava che salutarli e tornare agli impegni di vita quotidiana. Appena cominciarono i saluti Tommaso aprì una voluminosa borsa ed estrasse, con molta cautela, un oggetto di forma strana: era la stutuina di porcellana.

— Questa è per voi — disse ai tre consegnandogliela — da parte mia e di Maddalena, e anche di tutti gli altri.—

I tre, rimasti a bocca aperta per lo stupore, riuscirono appena a balbettare:

— Ma non l’avevi fatta per la tua sposa?—

— Sì, certo. Ma a noi ormai non serve più. Noi l’abbiamo costruita. Per voi invece l’amore di porcellana è ancora un cammino da compiere, e avete bisogno del modello. Tenetela dunque, con un augurio speciale: costruite anche voi la vostra statuina, e quando l’avrete terminata regalatela anche voi a chi ne avrà bisogno.—

Poi, dopo un momento di pausa, proseguì con un sorriso:

— Pensate: un mondo pieno di statuine di porcellana!—

I tre, commossi, non riuscivano più a trovar parole. Avevano il cuore colmo di gratitudine per quell’impegnativo auspicio, che sentivano come giogo dolce e carico leggero. Non dissero nulla: capirono che non era più tempo di perdersi in chiacchiere. Addio.

Dopo che i tre se ne furono andati, Sara prese a dire con il suo solito pessimismo:

— Quando mai riusciremo a coinvolgere così un altro Papa? Ora ci troviamo qui, orfani di una grande speranza.—

— Macché orfani, nient’affatto orfani! — la rimproverò Andrea. — È come se dicessimo di essere orfani di Gesù Cristo perché è stato crocifisso.—

— Il figlio dell’uomo non ha dove posare il capo — ricordò Bartolomeo. — È ora di togliersi la corazza, di eliminare certezze, baluardi, ombrelli protettivi. San Pietro, il Papa, la Chiesa ufficiale con tutte le sue contraddizioni: qui è il nostro punto di partenza. Ma bisogna muoversi, andare a portare il messaggio ad altri.—

— Un po’ di pazienza però — si decise a dire Daniela. — Stanno per eleggere il nuovo Papa. Aspettiamo ancora un po’, anche in omaggio al Papa morto.—

Tommaso prese il vangelo e lo aprì, come a volersi far guidare dalla parola di Dio:

— Lascia che i morti seppelliscano i loro morti: tu va’ ad annunciare il Regno — lesse.

— Mi sembra un po’ forte — intervenne Marta.

— Oh no! — s’inserì Giovanna — non va letto come mancanza di rispetto. È la paradossale presa di coscienza che per seguire Gesù bisogna svincolarsi da tutto ciò che rallenta il cammino, anche quando si tratta di cose positive e apprezzabili. —

— Basta! — L’interruppe Giacomo — che stiamo a fare qui? Non è qui che si costruisce la Chiesa. Dobbiamo andare in giro per il mondo e mischiarci con gli altri, per vivere e testimoniare la nostra realtà coniugale.—

— Andiamo — aggiunse Filippo — è ora di metter mano all’aratro.—

Mentre si avviavano verso l’uscita della piazza, Maddalena prese sottobraccio il suo eterno sposo e gli chiese:

— L’hai scelto apposta quel brano, o ti è capitato per caso?—

— Che ti salta in mente di pensare al caso? —le rispose Tommaso. — Sarà stato lo Spirito Santo a guidarmi, immagino.—

In quel momento la folla cominciò a rumoreggiare: la fumata bianca, la fumata bianca! Abbiamo il nuovo Papa!

Ma ormai avevano preso il passo, e nessuno di loro si voltò indietro.




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