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Pensieri in libertÓ


Il torto è sempre del più intelligente

Istintivamente siamo tutti presi dalla mania di voler avere sempre ragione, senza renderci conto che potrebbe rivelarsi un boomerang.

Se vediamo, per esempio, litigare due bambini di età diverse, poniamo uno di dieci e uno di cinque anni, è normale dire a quello di dieci: sei più grande, cerca di trovare una soluzione. È normale, ma di fatto equivale a dirgli: sei più grande perciò hai torto. Perché più grande significa più maturo, capace di ragionare e capire meglio, e quindi più responsabile perché con maggiori capacità di trovare soluzioni. Tradotto a livello di adulti, il senso si trasferisce sulla valutazione di maturità, e la stessa esortazione si può tradurre nel dire al più maturo: se tu capisci più di lui, se sei più intelligente di lui, cerca una soluzione invece di lasciar prosperare un conflitto che può essere dannoso per entrambi.

Generalizzando l'esempio, questo significa che di fronte a un conflitto (non a semplici e normali disaccordi) sarebbe logico presupporre che sia il più intelligente dei due a trovare una soluzione, altrimenti a che gli serve essere intelligente? Che è come dire che, se il conflitto non si risolve, il torto (almeno in prevalenza) è sempre del più intelligente.

Se proviamo a tenere fermo l'assioma: il torto è sempre del più intelligente (consiglio a tutti di provare) ogni discussione su chi ha ragione o torto cambia aspetto, perché sostenere di aver ragione significa contemporaneamente riconoscere di essere meno intelligente. Può sembrare un gioco, una battuta, un paradosso, eppure chi avrà coraggio di provarci vedrà aumentare la voglia di trovare accordi nei disaccordi, e diminuire quella di radicalizzare la contrapposizione.


Attento alla presunzione

Se qualcuno più avanti di te
ti porta al suo livello
tu sei alla pari con lui
finché sai di non esserlo.

Se te lo dimentichi e credi
di essere tu a valere
quel che altri ti donano
allora sei rimasto
a un livello più basso.

Il buon maestro

Un buon maestro ha pochissimi allievi, perché dice loro le cose come stanno e quelli fuggono spaventati. Se ne potrebbe dedurre che un ottimo maestro non ha nessun allievo.
Per mia fortuna non sono un maestro, altrimenti potrei montarmi la testa.


Completare i messaggi

L'artista mette nell'opera un messaggio aperto, che tuttavia è sempre più grande delle sue intenzioni. Il messaggio si completa poi con l'interpretazione di chi lo legge, ma in maniera diversa per ciascuno, a seconda non solo delle caratteristiche personali del fruitore, ma anche del tipo e grado di coinvolgimento.

    








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