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pensieri di natale e capodanno

sonno e speranze

 

Natale 2012

QUANTI EVENTI NEGATIVI
QUEST’ANNO !
MA FRA POCHI GIORNI
COME DICONO I MAYA
FINISCE IL MONDO.

QUANTE SOFFERENZE
QUEST’ANNO !
MA FRA POCHI GIORNI
QUALCUNO MI DICE
È NATALE.

RINASCE LA SPERANZA
RINASCE NUOVA VITA.

 

Forse il sonno mi vorrà dir qualcosa
Preliminare per un epitaffio

Ho sonno. Sempre. Una sonnolenza che mi accompagna dal mattino, appena sveglio (si fa per dire), tenendomi compagnia per tutta la giornata. Memento del passato e preludio del futuro? Sono anni ormai: sonno, sonno, sonno, e ancora sonno. La medicina ha indagato, analizzato, provato, sperimentato, senza capirci nulla. Non si direbbe, mi dicono gli amici, ma è perché faccio come se non ci fosse, il sonno, perché so che se gli dessi retta rischierebbe di travolgermi.

Per fare un esempio, è normale per tutti avere sonno la sera, dopo una giornata attiva, quando le palpebre tendono ad anticipare la decisione di chiuderle. Ma per me è normale sempre, a qualsiasi ora, non solo la sera. Ed è anche normale per tutti, la sera, sentire accantonarsi il sopore se interviene, lì per lì, qualche improvviso motivo d'interesse, come la telefonata di un amico lontano da tempo, o l'arrivo di una notizia significativa, di qualsiasi tipo. In quei casi chiunque ricupera energie e sa accantonare la sonnolenza per il tempo necessario a coltivare l'evento. Potrei dire che questa è per me la regola quotidiana: nei momenti in cui spunta un'idea o un interesse nuovo, il sonno si fa gentilmente da parte, ma quando vivo la routine è come se fossi perennemente alla sera di una giornata intensa, quando la parola più adeguata è buonanotte. Il bello, poi, è che l'appisolamento mi segue anche nel sonno, perché sovente sto sveglio per ore, ma non sveglio del tutto: una veglia fatta di sonnolenza che non m'impedisce di sognare, e tuttavia con sufficiente coscienza che si tratta di sogni, e non di realtà presente. Insomma, da sveglio sono abbastanza addormentato, e spesso, da dormiente, abbastanza sveglio.

Talvolta sento affacciarsi la tentazione di lasciarmi scoraggiare. Mi verrebbe voglia di sdraiarmi per terra dovunque mi trovi, purché non faccia troppo freddo. Ah morto de sonno! usano dire i romani, e mi domando quanto l'immagine mi si addica. Non si vede, dicono gli amici, che mi trattano come se fossi perfettamente sveglio (non ho ancora capito se per me è meglio o peggio, ma voglio anche tranquillizzare tutti: va bene così). Per anni ho tentato di ribellarmi, prendendo anche farmaci micidiali, talvolta con buoni effetti immediati, ma anche con rischi collaterali che non mi appassionano affatto. Da qualche tempo invece ho scelto di convivere tranquillamente con il sopore, cercando di capirne il senso. Forse il sonno mi vuol dire qualcosa, mi dico, e mi propongo di ascoltarlo giorno dopo giorno.

Riflettendo sull'esistenza in generale, mi accorgo che moltissime persone, direi quasi tutti, finiscono per vivere di corsa, continuando anche quando la meta è prossima, col risultato sovente di transitare sul traguardo finale senza neppure accorgersene, quasi fosse auspicabile una morte inconscia. Ma io vorrei saper vivere consapevolmente il compiersi della mia vita. Forse, mi dico, se prenderò sufficiente confidenza col dormiveglia riuscirò a farmi coscientemente defunto (parola che significa compiuto e non morto). E forse il sonno eterno mi rivitalizzerà, secondo quel che sarà possibile.

Così ascolto questo sonnolenza permanente, che conversa con me ogni giorno, e mi sembra di capire che mi suggerisce di entrare, un passo dopo l'altro, in quel clima di ascolto che potrebbe farmi percepire emozionalmente il senso del più grande di me, superando la semplice riflessione mentale, che pur preziosa è sempre insufficiente.

Ricordando le due quartine del grande Trilussa, che dicono:

Pe' conto mio la favola più corta
è quella che se chiama Gioventù:
perché… c'èra una vorta…
e adesso non c'è più.

E la più lunga? È quella de la Vita:
la sento raccontà da che sto ar monno,
e un giorno, forse, cascherò dar sonno
prima che sia finita…

a me verrebbe da personalizzarle così (un epitaffio?):

La favola più corta è stata mia
quel che c'era una volta non c'è più
è passata nel tempo, e tuttavia
conservo in cuore un po' di gioventù.

La favola più lunga passa e passa
dormo, mi sveglio, è ancora lì che passa
gira la bussola, mutano le rotte
ora casco dal sonno... buonanotte.

Resterebbe solo da verificare quanto ci metterà a passare quell'ora. Forse molto, forse moltissimo. Forse troppo…. Comunque sia, la mia inquieta felicità continua a tenermi compagnia.

Capodanno 2011




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