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Note autobiografiche

 

Sic mea fides

è l'antico motto della mia famiglia, e quel "sic" sta a indicare che si tratta di una fede incrollabile.
A me vien da esprimerla così:

Il mondo è spietato
ma il sorriso è in agguato
e la speranza trascina lontano
chi la prende per mano.

 

Riflessioni autobiografiche 

Non so quanto e a chi possa interessare il mio vissuto, ma mi dicono che un autore deve sempre mettere a disposizione delle note biografiche, e m'inchino alle usanze. Per cominciare dal presente dirò che il futuro non mi appartiene più, e l'ho capito quando mi sono accorto che sto facendo certe cose per l'ultima volta. Ad esempio, mentre stavo verniciando le persiane di casa mi sono ricordato che l'avevo fatto quasi vent'anni fa, e mi sono detto: fra vent'anni ci penserà qualcun altro. Non ho più futuro ma ho il presente, lungo o corto che sia, e mi propongo di non sprecarlo centellinandomelo giorno dopo giorno. Intanto posso dire che la vecchiaia mi piace, e i tipici acciacchetti non mi turbano per nulla.

la pulizia innanzi tutto!Di mestieri ne ho fatti tanti, e alcuni non li ricordo neppure più. Sono però rimasto dilettante in tutto, tranne in amore coniugale, che ho affrontato fin dall'inizio con professionalità, rinnovandola poi via via fino al presente, senza prospettive di pensionamento malgrado i 58 anni d'anzianità. Ricordo che ne avevo 19 quando sono riuscito, dopo molti tentativi, a dire a Giulia che volevo mettere su famiglia insieme a lei. E siccome c'era una perfetta identità d'incoscienza, lei mi ha gettato le braccia al collo. A 21 anni eravamo sposati e impiantati nella nostra casa, che era poi una stanza nell'appartamento di mio suocero. Ci siamo rimasti sette anni sopportando allegramente molte limitazioni, contenti com'eravamo di aver raggiunto l'obiettivo primario.

Da qualche tempo mi sono ritirato dal lavoro, intendo dire da quello che facevo soltanto per guadagnarmi la pagnotta, e la mia vita è moderatamente cambiata. Quale respiro, adesso! Ho le giornate pienissime. Una volta, nel tempo libero, mi piaceva scrivere poesie, anche se devo ammettere di averne scritte pochissime. Ora mi piacerebbe annoiarmi, ma non ci riesco abbastanza. Dopo tanti anni di effervescente matrimonio, con Giulia abbiamo imparato a stare bene insieme, anche in silenzio senza fare nulla. E questo basta a riempirci il cuore. Il segreto? Semplicissimo: dopo esserci scontrati in vario modo abbiamo imparato a litigare tenendoci per mano. Sento parlare poco del 1931, eppure è stato un anno straordinario: non solo ci sono nato, ma vi è nata anche la mia sposa. Quando si dice il destino: col passare del tempo troviamo sorprendente avere sempre la stessa età.

Lavoravo nel cinema, quando ci siamo sposati. Avevo cominciato come attore, ma ben presto il miolo specchio degli anni trascorsi scarsissimo talento si è messo in luce. Come aiuto regista per un po' è andata meglio, ma i contratti erano troppo brevi e saltuari, e ogni volta che finiva la lavorazione di un film non era per nulla scontato trovarne un altro. E con una figlia a carico…. Qualche successo come pilota d'auto mi aveva già sorriso, e il presidente della Scuderia Campidoglio, che era un palazzinaro, mi ha offerto un lavoro proponendomi anche di fare equipaggio insieme a lui. Aveva un'Appia Zagato, abbastanza efficiente per ottenere buoni risultati. Ma l'attività di ragioniere in un cantiere edile non era il massimo, e dato che avevo ormai una certa competenza di automobili mi sono messo a fare il perito per le assicurazioni, e anche per il tribunale. Guadagnavo a cottimo, così mi sono organizzato per riuscire a lavorare molto, e anche moltissimo. Ma nei week-end non rinunciavo a fare il pilota, conquistando sempre maggiori successi. C'era il campionato italiano, la Lancia e la Fiat offrivano contributi per farsi pubblicità, e così mi sono ritrovato campione italiano. La prima volta con la Fulvia e la seconda con la 124 sport. Che tempi!

Nel frattempo una seconda figlia, la conquista, finalmente, di una casa tutta per noi, i primi libri commissionati dall'Editrice dell'Automobile (Come si vince un Rallye e Come evitare gli errori di guida). Dato che avevo preso il via, perché non approfittarne per stendere su carta anche la mia mania di sondare l'insondabile? Ed ecco La verità con la v minuscola. Molte disapprovazioni condite da ironia, ma anche qualche consenso: che altro avrei potuto sperare? Negli studi ero stato una vera bestia. Durante gli anni di guerra bombardamenti, mitragliamenti, e uccisioni davanti agli occhi mi avevano influenzato non poco, ma probabilmente il disinteresse allo studio era congenito. Una volta il mio professore d'italiano aveva affermato pubblicamente che non sarei mai stato capace di scrivere tre parole di seguito. Non credo avesse torto, solo che allora ero interessato al pensiero casuale, mentre è stato solo molti anni dopo che mi sono deciso a studiare per imparare a esprimermi. A quel tempo avevo rinvenuto nel fondo di un armadio una vecchia rivoltella, residuato di guerra, e me ne ero impossessato. Fortunatamente i miei l'hanno scovata, e questo mi è servito per convincerli a lasciarmi interrompere gli studi. Che cosa avranno pensato loro non l'ho mai saputo, ma smettere di andare a scuola è stata per me una vera liberazione. (Ho poi ricuperato i "debiti scolastici" a 45 anni quando, già nonno e per puro sfizio, mi sono presentato agli esami di maturità come privatista, divertendomi non poco).

L'epoca del boom economico non ce la siamo lasciata sfuggire. All'inizio degli anni '60 un colpo di fortuna ci misticismoha messo a disposizione un vecchio casale alle soglie di Roma. Era in cattivo stato ma costava poco: comprarlo e riadattarne una parte è stata l'occasione per spostarci a vivere in campagna. Poco dopo è giunto il terzo figlio a completare la famiglia, quasi come un sigillo. Una bella vita borghese, con il rapporto coniugale parzialmente piacevole, ma non senza conflitti, insoddisfazioni, frustrazioni. Poi, verso la fine del decennio, ecco l'offerta di rilevare una carrozzeria in stato fallimentare, in società con dei finanziatori, e non mi sono tirato indietro. La gestione sarebbe stata interamente mia, e stimolante l'idea di risanare un'azienda (anche se talvolta non dormivo la notte). Nel frattempo mi era casualmente capitato di ritrovarmi un pennello in mano e ci avevo preso gusto, impegnandomi sempre più a fondo e dipingendo tele su tele in ogni momento possibile. Nel 1970 prima mostra con un moderato successo. E siccome non mi piace fare le cose a metà, poco dopo ho dovuto fare i conti con la smania di liberarmi della carrozzeria per dedicarmi all'arte. Per oltre un decennio la pittura è stata la mia professione: un periodo denso di mostre, incontri, discussioni, oltre naturalmente al tempo passato a dipingere e ad ascoltare musica, sempre più presente nelle mie emozioni. Frequentavo una libreria dove si discuteva di tutto, anche delle strane teorie di Gurdijeff che mi hanno lasciato il segno. La voglia di sondare l'inconoscibile rifaceva capolino. Per anni e anni avevo subito il fascino della fisica e della cosmologia, leggendo libri su libri senza capirci nulla o quasi, ma poi, improvvisamente, qualche neurone si era risvegliato.

La mostra alla galleria Ca d'oro, in via Condotti, non cessa di stupirmi neppure oggi, al ricordo. La serie di punto interrogativograndi tele (da tre a sei metri quadrati l'una) che riempivano il salone superiore erano suggestive, e siccome accanto agli apprezzamenti non mancavano le critiche, sarei stato incontentabile a desiderare di più. Mi sentivo turbato e a disagio, finché la ricerca di senso mi ha fatto riscoprire Gesù Cristo, che avevo da tempo riposto nel cassetto. Alcuni giorni da solo in una capanna sul monte, senza luce e senz'acqua, la notte oscura di San Giovanni della Croce, la scoperta della meditazione col mantra: una conversione a tutto campo. La prima figlia sposata, la rielaborazione della v minuscola in chiave cristiana (Ipotesi fantastica), la nascita della prima nipote, l'idea maturata insieme ad altri (coraggiosi o incoscienti?) di fondare la Comunità del Mattino, l'arrivo del secondo nipote, l'altra figlia che si rende autonoma: che turbinio di eventi. Come se non bastasse, la proposta di dipingere una grande pala d'altare nella chiesa di San Matteo a Morena. Quarantacinque metri quadrati, sei mesi di lavoro, 18 grandi tele incastrate l'una nell'altra: con due aiutanti mi sembrava di essere diventato titolare di una bottega d'arte. Alla fine il polittico di San Matteo è stato inserito al suo posto, e a quel punto una sorta d'illuminazione: se per penetrare lo zen bisogna imparare a tirare con l'arco, il mio arco personale l'avevo trovato nella pittura. L'amavo moltissimo, ma dovevo andare oltre.

La comunità mi ha introdotto a un cambio di vita molto significativo, se non radicale. Più famiglie che vivono quando la barca vanella stessa casa, con cucina, soggiorno, guadagni, spese, tutto in comune, offrono esperienze nuove, come ho descritto nel libro Quel che resta del Mattino. Anche se le ricchissime iniziative d'un tempo vivono ormai nella memoria, quel poco che resta non è poco. Una scelta, una proposta non è altro che Carta e Regolamento della comunità, e dopo qualche anno ho raccolto in Semi da coltivare le prime suggestioni di vita comune. È in quegli anni che ho imparato ad assistere i malati terminali nelle loro case: una sensazione stupefacente e straordinariamente ricca, che ho tentato di descrivere, per quel che è possibile, nel libro Accanto al malato… sino alla fine. Contemporaneamente assumeva sempre più importanza la gestione del magazzino dell'Unicef, mentre la condivisione con altre realtà continuava intensa con risultati imprevedibili, tanto che abbiamo perfino fondato una comunità sorella in Polonia. Nel frattempo si è sposata la nostra seconda figlia e uno dopo l'altro sono nati altri tre nipoti. La crisi comunitaria si può descrivere come decadenza ed evoluzione a un tempo. La Comunità del Mattino è sempre viva, ma cambiata: oggi si potrebbe definire un futuro anteriore. Futuro perché il suo principio ispiratore continua a proiettarsi nel domani, e anteriore perché il suo percorso si è svolto negli anni passati. Al presente lo spirito del Mattino è un vissuto vivente nei contatti con quanti coltivano percorsi analoghi. E non sono pochi.

Una volta compresa l'importanza di comunicare le esperienze fatte, ho cominciato da Il vangelo secondo mio nonno: scriverlo è stata una buona occasione per conoscermi meglio. Quando descrivevo il punto di vista del nipote m'identificavo col nonno, ma quando elaboravo il pensiero del nonno mi ritrovavo inequivocabilmente nel nipote. Quanto a La morale coniugale scompaginata, non avrei potuto sottrarmi dall'esprimere i segreti del nostro felice matrimonio. Se dai frutti si vede la bontà dell'albero, meno male che qualche scompaginatura ci ha sostenuto. Il senso di questo nostro cammino coniugale l'ho descritto più tardi, nel racconto: Il sapore dell'amore compiuto.

La vita di fede è ricca di emozioni positive, ma anche di momenti sconfortanti, soprattutto quando si sente parlare di Gesù Cristo in modo mortificante. A forza di ascoltare affermazioni categoriche ma non convincenti,il dolce presente ho capito che mi accontento di Un po' meno della verità, e ho cercato di spiegare perché. Ma siccome considero irrinunciabile, per un cristiano, l'appartenenza ecclesiale, intendendo la Chiesa intera e non la sola istituzione, ecco Con la Chiesa oltre la Chiesa per esprimerne meglio il senso. Nel frattempo erano nati gli ultimi tre nipoti, mentre gli altri stavano diventando adulti. Otto sono un bel numero e i nostri rapporti tranquillizzanti, dal momento che le contestazioni non sono minori delle manifestazioni d'affetto. Una bella educazione al dissenso.

Il fatto di aver sperimentato avvenimenti fuori schema non m'impedisce di percepirmi ancora troppo borghese, così, dopo essermi incontrato con Alberto Maggi, è nata l'idea di scrivere a quattro mani La conversione dei buoni, che è poi l'unica speranza per il futuro, anche se sono minime le probabilità che i buoni si convertano davvero. Col tempo ho imparato a osservarmi, cosa che sovente mi diverte assai più che andare al cinematografo. Per farlo meglio mi sono costruito un riflessometro, dove mi siedo per rispecchiarmi all'infinito. Una parabola paradossale, la vita, che ho cercato di raccontare Nel nome di un Cristo clonato. Qualcuno mi ha detto che è lo slancio del futurouna porcheria, qualcun'altro che non ha mai letto niente di più bello. Non potrei negare che il consenso mi stimoli, ma mi spaventerebbe anche, se non fosse intrecciato alle critiche. Da qui l'idea uno sguardo oltredi elaborare un Elogio del dissenso che spero venga valutato nei modi più contraddittori: sarebbe un grande successo.

La vita continua intrecciando insieme speranze e frustrazioni: che avrei potuto fare se non descrivere L'inquieta felicità di un cristiano? Non abbandonerò la mia vocazione a essere felice solo perché siamo circondati da eventi drammatici.
Intanto siamo giunti al presente assoluto: 80 anni! Com'è possibile? Non mi sento all'altezza. Quando ero ragazzo mi sembrava un'età riservata a persone non proprio normali, ora mi fa impressione esserci arrivato. Sono molto contento delle esperienze vissute, anche se accanto a taluni successi non mancano cocenti fallimenti. Che cosa resterà non so: imparare mi è sempre interessato assai più che insegnare, perciò potrei definirmi un allievo di molti maestri e un maestro senza allievi.

Quattro anni fa, quasi si fossero messi d'accordo, i due nipoti più grandi, l'una a Roma e l'altro in Spagna, tre anni fa mi hanno sfornato più o meno contemporaneamente due bisnipotini: un maschio e una femmina per non far torto a nessuno. Una terza poi, tenerissima, è nata due anni or sono. Sento come l'impressione che la mia vita sia compiuta, cosa che mi lascia un po' spiazzato. Mi domando: e ora che cosa succederà? Esiste forse la possibilità di un compiuto plus? Il mio presente non finisce di stupirmi.

Lo stupore per il futuro lo lascio ai discendenti, parenti o amici che siano.




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