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da Le Troc a Lugano

Luisa, olio su tela cm 40 x 50 - particolare

 

Galleria Le Troc
Roma, 25 novembre 15 dicembre 1970

Il giornale d'Italia
2 dicembre 1970

Nel catalogo c'è scritto: Antonio Thellung è un autodidatta – vive a Roma – dipinge dal 1967 – è nato a Genova – ha 39 anni. La vernice ha avuto luogo al mondanissimo «Le Troc»: 30 quadri raffiguranti 17 donne e 13 paesaggi. Forse Thellung non è neppure superstizioso, ma, mentre qualcuno ha visto nelle sue opere una grande tranquillità interiore, altri hanno scorto un mondo pieno di angosce, di speranze deluse, di sogni infranti. I paesaggi non hanno un'apertura, ma sono labirinti ossessivi, le case non hanno né porte né finestre. Prima Thellung era campione automobilistico di regolarità su strada e lo è stato per due anni di seguito. Ora dirige una grande officina e con un occhio ad una ruota e l'altro al pennello, sta forse trovando un ritratto di sé che non si conosceva.

Alina Mita

Il Tempo
5 dicembre 1970

Le figure di Thellung, un giovane pittore che espone a Roma per la prima volta, evocanocase - olio su tela cm 50 X 70 ricordi crepuscolari e sembrano ispirarsi ad un mondo decisamente scomparso.
La stessa tecnica che questo artista usa, e che richiama certe opere dei divisionisti nel primo novecento (anche se ad un più attento esame il colore è ben definito e solo la pennellata minuta e simmetrica fornisce questa sensazione), riesce a trasportarci in un mondo poetico da cui rifugge gran parte dell'arte contemporanea.
Thelluug è un artista istintivo che non si propone problemi tecnicistici, né soluzioni della sua pittura in maniera formale. E’ piuttosto un artista sensibile dotato di un gran gusto del colore e che spinge perciò la sua ricerca proprio verso un tonalismo che potremo chiamare «spirituale ». Il colore diventa per lui stato d’animo. Difatti, in ogni quadro vediamo tinte dominanti: prevalenza di azzurri o di rossi a seconda del momento emotivo in cui il quadro è stato ideato ed eseguito.
Thellung è certamente un artista che tiene più in valore il concetto della emotività che quello della razionalità: il risultato sono queste opere sempre spontanee, mai costruite. La sua ricerca sì spingerà forse, col tempo, verso altre prospettive, e di queste ne sono una indicazione certi suoi passaggi nei quali comincia ad affiorare il esisto del ritmo e della forma. Un artista in evoluzione, insomma, che riuscirà presto a trovare una sua precisa caratterizzazione.

Toni Bonavita

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Centro d'arte Quaglino – Saletta Vallechiara
Pino Torinese – dal 7 al 29 giugno 1972

borsa d’arte
Agosto - Settembre 1972

In collaborazione con l’Arte Centro Quaglino, la Saletta Vallechiara Arte Contemporanea di Pino Torinese inaugura una mostra personale del pittore Antonio Thellung. E non poteva Francesca - olio su tela cm 70 X 60decidersi luogo più coerente alla esposizione di opere così « intimistiche » da avere, esse, necessità di una ambientazione raccolta, conclusa ad atmosfera tranquillante, che le affidasse tutte da godere per meglio lasciar palesare quelli che sono i loro peculiari umori motivanti imbastiti su temi contenutistici intesi ad affermare una rèvèrie di atteggi inconsueti e di occasioni etiche eccentriche al nostro inquieto tempo tecnologico.
Perché il modo di Thellung — focalizzato polemico e fermo sulla posizione assunta — si vuole sgranare in decisa affabulazione di una trascorsa epoca del costume, quando ancora grazia muliebre e delicatezza di sentimenti fra i due sessi informavano la norma del convivere.
Queste damine che, misteriose, ammantate di malìa, spiragliano dietro tende appena sollevate da un suasivo gesto di mano o che si allestiscono a teorie fisionomiche esatte per trii e duo danzeggianti un loro segreto minuetto amoroso, rievocato fra parvenze ambientali arcane, si vogliono fare infatti al nostro usurato senso immaginativo l’archetipo riporto di sensazioni irrimediabilmente perdute, il traslato rammarico per «quel che fu» e che ancora potrebbe essere se la ragione dell’operare pragmatico non ci declinasse su una inevitabile opacità sensoria quasi sempre concludente a- sintonie sul momento captativo, motivo stimolante - stimolo affettivo. In magica connotazione si inventa da esse l’espressione edonistica di corteggi agevolanti, offerte di chiavi sentimentali obliate, l’invito gestuale a riidentificarsi esseri vibranti per un bene poetico, obsolèto, da riesumare a vitale ragione esistenziale e come indispensabile al fluire di giorni monotoni perché sempre più pianificati da aride realtà. E la grazia che le impronta è sempre «apparenza» dolcissima, mai clamorosa, di atteggi e assetti alieni da malizia che ne fanno situazione pudica ove ogni sogno può essere attuabile a fatto reale e ogni evento possibile di felici soluzioni. Scaturisce da esse una mediazione di amichevole serenità resa facile alla cattura per il formale che le impronta a immagini sempre lineari, esatte, evocate per toni caldi a chiaroscurali esenti da accenni volumetrici; che, del resto, ne tarperebbero la magica connotazione.
Insomma una poetica cavalcata di immagini femminine che pare voglia farsi decisa acclarazione di nostri sopiti accordi sensibili, e che in concluso potrebbe anche identificare le tessere-mosaico di un mondo affettivo perduto; forse ancora felicemente ritrovabile.

Antonio Camarca

 

TUTTOSPORT
24 giugno 1972

Alla Saletta Vallechiara di Pino Torinese in questi giorni è allestita la personale dl Antonio Thellung. artista genovese non più giovanissimo di recente inseritosi a livello artistico con una figurazione non priva di spunti interessanti dove la sicura stesura cromatica si impregnaFigura femminile - lamiera smaltata a fuoco di armonia e intenso rigore. Una forza intrinseca non è intesa nel tratto, che non è mai veloce né improvvisato, ma più sottilmente trasuda dalla composizione e si raccoglie ben determinata nella quadratura studiata dell’opera, forse geometria espressiva, perché un’ansia sotterranea e fortissima pare blocchi il chiaroscuro e il definirsi al di là del contorno. Il soggetto si ripete nel tema costante e obbligato da quella stessa inquieta fissità consapevolmente polarizzata dal problema, quel tanto di insoluto che abilmente vincola l’artista senza togliergli resa; e proprio qui l'osservatore percepisce la peculiarità di fondo del Thellung che esprime non una situazione interna sofferta, ma lesa ed assunta, quasi un vivere interiore non deformato da irrisoluzioni psicologiche in conflitto, ma solo «diverso» perché non è stato mai ricerca e non sicuramente dolente, ma mai affermazione, impaginazione precisa di una cicatrice presente ma chiusa e da sempre guarita. La donna, tralasciando un’indagine esplicativa dell’adattamento dell'artista, è proposta non sdoppiata per analisi di un difficile inserimento o denuncia di impersonalità o incapace autonomia o altro ancora, ma dallo stesso artista è sottolineato l’intento di accostare due o tre, o più, espressioni diverse nei volti diafani e dignitosi, forse inconsapevolmente alieno a ripercorrersi problematicamente, vivo ed efficace di una ipotesi intuitiva del suo ideale volutamente contemplativo Oltre questi termini Thellung sa essere interessante per la luce cromatica intensa che la tela iuta irrobustisce pur non perdendosi mai quel percettibile enigma che pare inspessirsi ignorando la riproduzione fedele o anche soltanto una situazione meno sfuggente Le opere, realizzate in soli due anni, dalle prime alle più recenti confermano una precisazione pittorica rapidissima che qualifica una disponibilità non indifferente. La mostra allestite In collaborazione con l’Arte Centro Quaglino continua l’appendice pinese aorta con Annamana y Palacos e precede altre proposte dedicata all’interesse rispondente del piccolo centro.

Annalisa Mandia

 

Cinema Arte Sport
24 giugno 1972

L’emozione è il primo dato positivo di Antonio TheIIung, dove la morbidezza delle linee, specie nelle figure, armonizza con un senso geometrico teso ad esaltare una cromia intuitiva e contrastante. Thellung sta sul filo estremo tra surrealismo e impressionismo, dove le invenzioni del primo eliminano la staticità del secondo, ed indubbiamente le opere sono sorrette da una musicalità incisiva tratta da accordi personalissimi. Il rigore e la schematizzazione dei soggetti diventa quasi allucinante visione, eppure — a ben guardare – riscontri una poesia narrativa di assoluta precisione. Il descrittivo di Thellung non impone messaggi, ma presuppone una certa cultura di astrazione visiva più che impegnata. Un pittore che conosce il disegno e sa elaborarlo con toni di colore appropriati e ribaltamento dei volumi, sino ad incidere la tematica in un'epoca senza tempo. Mostra nella saletta Vallechiara di Pino Toninese.

Vittorio Bottino

 
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Accademia Urbense
Ovada, 1 – 9 luglio 1972

Presentazione al catalogo di Ugo Sultana

E’ per me gradito compito il presentare Antonio Theiiung ai pubblico ovadese, perchè di un ovadese, appunto, si tratta, se non per nascita certo per formazione (con un termine di moda Lucrezia - olio riflesso su vetro cm 40 X 52si direbbe «per estrazione»).
Thellung approda all’arte pittorica attraverso una serie di interessanti esperienze umane che gli hanno ispirato un colloquio sottile, eppure assai profondo, con il tempo in cui vive, che è tumultuoso ma non tanto da soppiantare l’artista. Basta ricordare, per fare solo un esempio, la sua lunga carriera di pilota d’automobile, tanto valorosa da farlo giustamente ritenere ancora oggi il più forte regolarista italiano di tutti i tempi.
L’automobile appunto, cioè il mondo frenetico e chiassoso della tecnica che esplode tra le pressanti tensioni metropolitane, lo hanno condotto ad uno stato di meditazione che si esprime nella sua pittura, fatta di figure composte e trasognanti, che si stagliano con una tecnica schematica e dimensionale.
Di tanto in tanto la materia irrompe tumultuosa, ma sempre docile strumento dell'artista, che ora indulge al gusto calcolato della pittura su vetro, ora si sfoga nel forgiato arrovellarsi di metalli in una simbiosi che esprime la genialità del Thellung e lascia intravedere le sue future possibilità. Un caro amico, dunque, ritorna ad Ovada, ad arricchire la folta schiera dei pittori dell’Accademia che enunciano in forme e colori il loro senso del bello e del poetico. Accogliamolo con la curiosità per il nuovo artista e con l’affetto per il vecchio amico.

 

Panorama di Novi e dell'Oltregiogo
11 luglio 1972

Un pilota-pittore all’accademia Urbense di Ovada

Dalla “regolarità,, ai pennelli

Nelle sale dell’Accademia Urbense, presenti personalità del mondo dell’arte e della cultura, èLisotta - olio su tela cm 30 X 40 stata inaugurata la mostra personale del pittore Antonio Thellung, artista genovese di origine, ovadese di adozione, che attualmente vive a Roma.
Thellung, che è stato negli anni passati celebre automobilista, più volte vincitore del titolo di campione assoluto di regolarità, è giustamente ritenuto ancora oggi il più forte regolarista italiano di tutti i tempi.
Personaggio quanto mai eclettico, Thellung è passato dai successi sulle quattro ruote a quelli con tela e cavalletti.
Oltre ad essere scrittore e filosofo, da un paio danni ha scoperto improvvisamente la pittura: è stato un vero e proprio «exploit», tanto che ha abbandonato ogni altra attività ed ora fa il pittore con tenace impegno professionale. Ben presto si è imposto come uno dei più preparati esponenti di una pittura trasognata e sensibile, fatta di figure che si stagliano con una tecnica schematica e dimensionale.
Il risultato? Quadri densi di emozione e personalissimi nella costruzione.
Soprattutto i colori sono trattati con l’ardimento e il coraggio di chi è assolutamente padrone dei propri mezzi espressivi: colori forti, violenti, talvolta quasi ossessivi, ma sempre accordati in perfetta armonia.
Thellung è «ritornato» ad Ovada per presentare al «suo» pubblico i suoi quadri e le sue sculture, opere tutte che lasciano lo spettatore estasiato per la loro potenza espressiva.
L’avvocato Ettore Tarateta, esponente dellAccademia Urbense, nel presentare l’artista ha detto tra l’altro: «Questo piccolo tempio dell’arte è onorato di poter ospitare Antonio Thellung al pubblico ovadese».

Gazzetta del Popolo – Alessandria e provincia
15 giugno 1972

OVADA — Sabato primo luglio, si inaugura all’accademia Urbense una personale del pittore genovese Antonio Thellung, presentato dal noto critico Ugo Sultana. Personaggio quanto mai eterogeneo Thellung è passato dai successi sulle quattro ruote, (è stato due volte campioneAssella - olio su tela cm 50 X 60 italiano dl regolarità) a a quelli con tela e cavalletti, imponendosi ben presto come uno dei più preparati esponenti di una pittura trasognata e sensibile che rivaluta uno stile forse troppo trascurato dalle nuove leve dell’arte. Thellung, che ha 40 anni e vive a Roma, «torna a Ovada per presentare al pubblico i suoi quadri e le sue sculture, che rendono vive materie che irrompono tumultuose come il vetro decorato, i metalli forgiati, in una simbiosi che esprime la genialità dell’artista e lascia intravedere le sue future possibilità.

La revue moderne des art set de la vie
fefrier 1973

Une étrangeté morbide, un climat poétique raffiné émanent des oevres d’Antonio Thellung qui, per leurs contours ondoyants et baroques ne sont pas sans rappeler certains dessins d’Aubrey Beurdsley. Une grande simplification des volumes nous impose dos apparitions extremement synthétisées d’une force géométrique expressive et d'une curieuse ambiguité psychologique. Antonio Thellung a fait des expositions particulières à Rome, Génes, Turin et Ovada.

L. Mandosse

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Galleria La Quercia
Taranto, 10/23 novembre 1973

IL TEMPO
23 novembre 1973

Anche se molteplici e facilmente individuabili sono le fonti culturali alle quali Thellung attinge — consavevolmente ed apertamente, direi — nell’impostare il taglio figurale e compositivo di queste sue opere esposte alla «Quercia », non vi è dubbio che l’individuazione di esse nulla togle alla capacità d’invenzione dell’ artista, solo che si ponga attenzione al suo Jolanda - olio su tela cm 75 X 65operare, di natura evidentemente intellettuale. Né altrimenti potrebbe essere intesa la rinunzia alle lusinghe del volume, dell’ombra allusiva, dell’istintivo, del facile che rivela la scelta di una strada propria e «diversa», dando per certo che nella definizione di una sintesi formale intervengono inevitabilmente elementi più o meno razionali di assorbimento culturale e di rielaborazione del tutto personali.
Già tanto si è detto dell’ambiguo fascino di queste figure allusive e rarefatte, ma l’invito più stimolante che da esse proviene si configura certamente nel rapporto di una civiltà che alle suggestioni dell’immagine ha affidato la sua dialettica e la sua più ampia capacità e possibilità di comunicazione, del tutto particolare è la posizione di una figurazione che dell’immagine ha preso solo l’idea ma non gli allettamenti. Se è vero, infatti, che nel mutarsi continuo del contingente rimane comunque fermo il valore assoluto, l’archetipo originano, il concetto, allora Thellung propone non solo l’archetipo femminile, ma anche quello dell’immagine, della «figura» e quello della «verità».
E se l’adattabilità al mutarsi quotidiano è rappresentato dalle astratte notazioni attuali — il cappello, la sciarpa, puri pretesti per un gioco formale e cromatico — il ripetersi immutato di un volto vuoto ripropone all’istante il concetto assoluto e la sua immutabilità, attraverso il tempo e gli avvenimenti.
Se il variare della vita esteriore è accennato dall’allusione dell’abito, la verità essenziale, sempre fedele a se stessa, è immediatamente ristabilita dal nudo. Un suggerimento ambiguo, una doppia realtà, un’apparenza diversa contrapposta ad una realtà autentica. Ma, soprattutto, l’affermazione di una inscindibile interdipendenza fra apparenza e realtà, l’illusoria possibilità di variazione della verità. Un discorso, per molti aspetti, pirandelliano.
E, del resto, anche quando la figura assume tratti caratterizzanti del ritratto, la sostanza non cambia e alla verità esteriore dell’abito, della foggia, del colore, corrisponde — o è contrapposta — la verità del nudo.
All’analisi propriamente pittorica e compositiva l’opera di Thellung risulta netta e precisa. Rigorosa la ripartizione geometrica del campo, nel quale primeggia la figura a volte isolata, ma spesso ripetuta due ed anche tre volte. Nella riquadratura di impostazione razionalistica, il volteggiare sinuoso delle falde di un cappello, dei lembi di una sciarpa, la curvatura di un dorso, ripropongono in una alternativa carica di significati, la morbidezza della sinusoide. E nel raddoppiarsi dell’immagine, della manica, diviene elemento unificatore, senza soluzione di continuità, sia essa formale cromatica o concettuale.
Il colore, fondo o squillante, ha sempre un valore emblematico, nel quale si rapprende e chiarifica tutto il discorso di Thellung. Discorso interessante, certamente, condotto sul filo di una semantica essenziale, con mezzi sicuri e ritmo serrato.

Gigliola Blandamurd

 
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SANREMO CASINÒ MUNICIPALE
21 – 31 agosto 1974

Presentazione al catalogo

THELLUNG IN CONTROLUCE

Seguendo «una linea di ricerca estremamente personale» (Mercuri) Thellung ha realizzato «una pittura che non ha ascendenti diretti e neppure paralleli, caratterizzata dalla semplificazione che toglie all’immagine ogni senso di riferimento naturalistico per trasporla sul piano esemplare dello stile» (Galvano), con una evidente «eccentricità della sua posizione di fronte al problema formale e a quello dei contenuti» (Guzzi]. Ciò non significadanzatrice - olio su tela cm 80 X 80 che sia estraneo alla vita di oggi. Al contrario «è un pittore legato al suo tempo, come deve essere un artista vivo» (Selvaggi], «si è guardato intorno, è rimasto attento alle comunicazioni e ai messaggi che, continui, partono da ogni direzione della vita quotidiana» (Da Vià) ma ha saputo bene interpretarli in chiave nuova, perché «l’arte sua non resta mai succuba del dato di cultura» (Giacomozzi).
«Serio, castigato, autentico ricercatore di razza» (Lazzaro], permeato da «una fantasia creatrice, che osserviamo limpida e autentica nel gioco delle forme come nella modulazione del colore» (Giacomozzi), «con geometrica precisione d’impianto ed esatto calcolo tonale, con l’uso di un colore caratterizzato dalla vivezza, dalla violenza, dall’evidenza lampante» (Scorza) e mediante «una studiata euritmia di linee e di zone cromatiche» (Giannattasio) realizza un nuovo e originale tipo di pittura figurativa, ma con «una formula che dell’astratto ha l’esprit de finesse» (Paternostro).
Il pretesto per le sue composizioni parte quasi sempre dalla figura femminile, che spesso sdoppia o triplica nella stessa tela, uguale e diversa a un tempo, «lasciata nell’ambiguità bivalente e dicromica» (Orienti) e presentata «ora con una sommaria ma immediatamente caratterizzante (qui sta la difficoltà] configurazione del volto» (Da Vià) , ora «senza volto, e quindi irraggiungibile come un’idea astratta» (Luisi). Queste «sue ripetizioni sembrano uguali, ma a guardarle bene non lo sono affatto; e così i colori, sembrano uguali ma non lo sono affatto. C’è una tale perizia, una tale maestria di sfumature per cui il quadro assume proporzioni insospettabili, e quei visi, che non ci sono, sono più espressivi che se vi fossero» (Répaci) e le sue figure hanno nel volto «una forma propria e inconfondibile» (Visentini). Questa «curieuse ambiguité psychoiogique» (Mandosse) fa pensare a «la donna come simbolo di questo nostro tempo» (Simongini), giacché «le sue donne, pirandellianamente doppie, sono, oggi più che mai, un emblema dell’anima del mondo» (Donat Cattin).
Ma «la sua pittura ha un retroterra culturale ed etico profondo e complesso» (Guasco). Se da un lato vi si può scorgere «un’atmosfera piena di romantico silenzio» (Minacci), «una felpata e assorta atmosfera in cui l’ingorgo delle passioni si decanta» (Prestipino), al di là di quelle repliche d’immagine traspare «un sidereo nullificante vuoto in cui si radica l’angoscia di sempre» (Bovi). «Ci chiediamo perché il bisogno della diade, della triade, della ripetizione quasi seriale del prototipo» (Paternostro) ma «Thellung, come tutti gli artisti, non risponde. Inquieta. come inquietano gli interrogativi, gli enigmi» (Rondi).
Thellung ha iniziato a dipingere dopo aver vissuto profonde esperienze umane e culturali. Scrittore e filosofo (ha pubblicato alcuni libri), poeta, studioso di fisica e cosmologia, ma anche, in passato, brillante sportivo (più volte campione italiano del volante), ha scelto la pittura come suo mezzo espressivo per cercare un linguaggio universale e non solo razionale. E con questa scelta, a lungo meditata, «ha rinunciato a tante certezze per la certezza di vivere in un mondo di figure fissate per sempre» (Mercuri).
La sua partecipazione al dramma umano è intensa e profonda, tuttavia crede fermamente alla possibilità di riscatto. Egli afferma che il sorriso è in agguato. Un sorriso dunque non spensierato e frivolo, ma pronto a lottare per conquistarsi il posto. Questo suo ideale, a cui non è estraneo un certo «spirito cavalleresco e araldico» (Galvano), finisce per esprimersi come «momento mistico della neopaganità contemporanea» (Selvaggi). Tutto. nel suo spirito e nel suo pensiero, è legato al sorriso: quel sorriso che distingue l’uomo dalla bestia. E dalle sue tele «traspare un pizzico d’ironia» (Guzzi), pungente e stimolante ma sempre benevola: mai sarcastica e negativa. Temperamento polemico e combattivo, ma sempre volto a trovare soluzioni positive, si è imposto di non criticare senza proporre alternative.
La pittura è per lui un concetto prima ancora di venire realizzata, con un evidente contrasto tra razionale e irrazionale, tra realtà e sogno. La necessità di trovare una sintesi fra questi contrasti, sempre uniti e insieme divisi in un eterno paradosso, lo ha condotto a questa costruzione pittorica ove «un sottofondo di realtà c’è, ma è proprio nella polemica che queste la gonna - olio su tela cm 60 X 80immagini lasciano dietro le loro spalle. Cioè queste immagini sono esse stesse polemica: sono polemica come si rappresentano nei loro moduli, nel ripetersi di quei moduli, nei ritmi, in quel senso di vuoto che accentrano in loro stesse, in quel velo quasi surreale che si distende sull’assemblage delle immagini e cela un’angoscia, una radice di angoscia segreta» (Bovi) cosicché «la leggibilità dell’immagine è proprio affidata a questo equilibrio estremo fra dimensione inconscia, che ce la proietta come nel sogno della caverna di Platone, e nel suo dargli quel tanto di sangue e di carne che può, senza avvilirla, renderla ancora capace di porsi, se non altro, come traccia di questa presenza dell’umanità. Non immagine dell’uomo, ma presenza umana nel mondo» (Mercuri).
«Fra le molte opere ve n’ha di particolarmente felici, e sono quelle dove la silhouette della donna agevolmente asseconda o contrasta i ritmi verticali, orizzontali, gli schemi diciamo cosi alla Mondrian dell’ambiente; o quelle dove rientra in essi distruggendoli, identificandoli coi suoi profili e col suo fluido dinamismo» (Guzzi).
Le sue ultime opere tendono verso un’impostazione compositiva sempre più ampia, pur restando legate alla scelta di uno schema di rigorosa semplicità formale. Interessante un Cristo dissociato dalla croce, che fuoriesce dalla tela in un ideale abbraccio universale. E particolarmente importante una grandiosa allegoria del Don Chisciotte, dipinta su tela di sei metri quadrati, con venticinque schematici personaggi, costruito con «quella sua emotività che lo porta a determinare i ritmi della sua composizione» (Scorza) «tandis que sa composition, extrémement serrée e très rythmée, donne un sens monumental à son oeuvre» (Milet).

L'Eco della Riviera
29 agosto 1974

Thellung espone al Casinò Municipale.

Antonio Thellung, un artista genovese autodidatta, autore di una figurazione schematica ed essenziale, quasi al limite dell’astratto, con una evidente eccentricità della sua posizione di fronte al problema formale e a quello dei contenuti, espone al Casinò municipale i suoi ultimi lavori. Malgrado la posizione che l’artista ha assunto non vuol dire che sia estraneo alla vita di oggi; al contrario è un pittore legato al suo tempo. Si è guardato intorno ed è rimasto attento alle comunicazioni e ai messaggi che; continui, partono da ogni direzione della vita quotidiana interpretandola in chiave nuova. La sua pittura non ha ascendenti diretti e neppure paralleli; è caratterizzata dalla semplificazione che toglie all’immagine ogni senso di riferimento naturalistico per trasporla sul pia- no esemplare dello stile.

 

IL SECOLO XIX
22 agosto 1974

Al Casinò di Sanremo presenta una sua personale, nella hall del teatro dell’opera, fino al 31 agosto, il. pittore Antonio Thellung. Ha iniziato a dipingere dopo aver vissuto profonde esperienze culturali. Scrittore e filosofo (ha pubblicato alcuni libri), poeta, studioso di fisica e campione del volante, ha scelto la pittura come mezzo espressivo per cercare un linguaggio universale e non solo razionale.
Uno dei suoi soggetti preferiti è la figura femminile, spesso sdoppiata o triplicata nella tela, elaborandola ogni volta in un tono nuovo, pur mantenendo la stessa tinta di base. Thellung ha già esposto in molte città d’Italia, ma è la prima volta che è ospite di Sanremo.


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L'OSSERVATORE ROMANO
24 gennaio 1975

ARTISTI D’OGGI: Antonio Thellung

Giunta alla fase critica del ripensamento e della stasi oltre la quale non v’è ritorno, ma necessità di formulare una ulteriore scelta tra le sue potenzilità, l’arte, almeno per quanto tradizionalmente attiene ad una identificazione con il linguaggio pittorico, è costretta oggi a fronteggiare, meglio dire, a riconoscersi, da un lato, con il gratuito divertissement decorativo fine a se stesso (anche se questo talvolta conduce a vertici eccelsi di raffinato garbo intellettuale e ludica piacevolezza estetica) e per altro verso a volgere la sua operatività ad un impegno metapittorico, scindendo il problema dell’organizzazione formale ed estetica del prodotto dal contenuto del messaggio, In parole più povere ed accessibili il pittore che oggi non voglia correre, perché non sente o perché non possa l’avventura formale senza finalità se non quella della medesima avventura, opterà per una modalità operativa ove l’intuito, la motivazione od il contenuto (vecchia rispolverata categoria) abbiano aggio sulla forma e la, per così dire, «messa in opera» del prodotto artistico.
L’artista vivrà pertanto in tale situazione pienamente il peso di responsabilità dell’attuazione espressiva del simbolo proposto all’attenzione più che il valore della comunicazione in sé.
E’ indubbiamente questa una via molto più prossima e vicina all’insuccesso di quant'altre e segnatamente perché in agguato è costantemente il pericolo, che il simbolo, astrazione dello spirito, venga preso, lui parte, per l’intero, risolvendosi irrelato a tutta l’organizzazione simbolica che l’animo dell’uomo contiene come potenzialità; dalla minima analogia alla più alta metafora.
Sicché appare sempre più interessante indagare su questa schiera di artisti che non cavalcano l’alienazione di principio, ma scelgono la via della comunicazione dei contenuti spirituali ed umani in pittura, visualizzando la condizione d’una interiorità che preesiste come legame intimo ed essenziale ad ogni società che sia anche comunità, Credo che, se mi è concesso esprimere preferenze in termini di simpatia, valga, senza ignorare né biasimareCristo senza fine - olio su tela cm 80 X 160 l’estetica, volgarizzando, dell’esteriorità, ravvisare l’opportunità, per il bene dell’uomo contemporaneo, di considerare con attenzione le valenze di fede contenute nella via di quei pittori etici che insistono sulla formulazione di una estetica del doppio binario ove, ai contenuti raggiunti della ricerca interiore, fa riscontro l’impegno d’una preparazione tecnica eccellente e strumentale di costruzione d’un linguaggio pittorico adeguato e verificabile al piano della motivazione di fede per cui l’artista si condiziona ad operare culturalmente nel mondo del tangibile quotidiano con la materia, i colori, le tele.
Fa parte di quest’ultimi artisti del doppio binario, a mio avviso, il pittore genovese Antonio Thellung, scopritore della pittura come possibilità di linguaggio ed espressione di contenuti in quanto facoltà presente ed umana di scelta, tra le altre possibili, di un tramite tecnico d’inveramento espressivo assunto liberamente in forza della pressione del mondo insito dei contenuti verso la proiezione nell’area dell’esperienza. L’opera di Thellung interessa pertanto in quanto appare sempre più nel significato di un fissare astratte situazioni interiori e relativi particolari psicologici sulla tela, portando alla quiete dall’universale definito quanto è soggetto alle leggi dell’informe. Quanto a dire che Thellung faccia della sua pittura un risalire volontario dal soggetto del sentimento alla oggettività di questo, dall’intuibile all’intuito, fino a dare in analogia figurale della fisicità in movimento delle cose la staticità assoluta dell’astrazione residua. Le sue speculari immagini pittoriche di volti, i ridotti nell’essenzialità di spazi che potrebbero individuarli (assenti persino gli occhi molto spesso), sono anch’essi da leggersi in chiave di una statica comprensione d’equilibrio ove la figura che contestualmente occupa due o più porzioni del quadro, duplicandosi in negativo, non induce alla possibilità di un’interpretazione cronologica ma ad una contemporaneità tutta frontale del tempo-spazio visivo,
Mi si perdoni in proposito l’improbabile paradosso di affermare che Thellung mi fa pensare ad un artista che sia ricercatore e asceta un poco teso come è a pazientemente darci, senza soste, visivamente singoli frammenti d’assoluto con il sorriso di chi scoprendo la fatica si renda ben conto dell’inanità di quel suo lavoro di Sisifo e rinvii con l’opera tutta, con il concreto agire delle figurazioni parziali ad altre più certe trascendenti equazioni estetiche e morali d’impegno, oltre gli aspetti dell’uomo tridimensionale,
Da un punto dì vista meramente formale la comunicazione visiva di Thellung ha il rigore di un teorema gioioso di colori senza sbavature nei suoi olii, né concessioni all’istintuale, una pittura asettica strumentale e razionale veicolo per una realtà che è, senza peraltro ancora esistere, a cui presta il linguaggio espressivo di un mondo simbolico personale senza dì cui resterebbe quello (il suo mondo interiore) parte inespressa e chiusa, possesso inagibile di un uomo sensibile ma non di un artista.

Gian Luigi Biagioni Gazzoli

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Galleria d'Arte LA MADONNETTA
Lugano 19 novembre 2 dicembre 1976

Giornale del Popolo
Lugano 23 novembre 1976

Si è inaugurata venerdì sera alla Galleria La Madonnetta la personale del pittore Antonio Thellung. Nato a Genova 45 anni fa, vive e lavora a Roma ed ha tenuto diverse personali. «I personaggi di Thellung — scrive Franco Miele nella prefazione sul catalogo — sembrano guardare oltre i limiti territoriali, rivolti forse alla contemplazione di un «infinito inafferrabile. Hanno qualcosa delle statue greche che, senza occhi, danno la sensazione dl immergersi nell’assoluto e di annullarsi in esso pur essendo armoniosa mente costruìte».

CORRIERE DEL TICINO
Lugano 17 novembre 1976

Antonio Thellung espone alla galleria «La Madonnetta»

Il pittore genovese Antonio Thellung espone alla galleria «La Madonnetta» le sue opere dal 19 novembre al 2 dicembre. Thellung, nato a Genova nel 1931, vive e lavora a Roma e nel 1975 ha ricevuto il premio Pizzo. Oltre che come pittore, Thellung è noto come scrittore e filosofo, poeta, studioso di fisica e cosmologia, e come sportivo, essendo stato in passato più volte campione italiano del volante.

Popolo e libertà
Bellinzona 26 novembre 1976

Antonio Thellung è nato a Genova nel 1931, vive e lavora a Roma. Thellung ha iniziato a dipingere dopo avere vissuto profonde esperienze umane e culturali. Scrittore e filosofo, poeta, studioso di fisica e cosmologia, amante e cultore di musica, e, In passato, anche brillante sportivo, ha scelto la pittura come suo mezzo espressivo alla ricerca di un linguaggio non solo razionale, ma universale.
E alla Galleria «La Madennetta» abbiamo osservato, meditato su questi suoi quadri dalle figure ieratiche, solitarie, doppie… triple! A prima vista non ci sembra di poterli situare nel figurativo e nemmeno nell’astratto: si ha quasi l’impressione che queste sue creazioni vogliano significare una reazione alla pittura di oggi e che il concetto espressivo dell’artista punti soprattutto su un fatto di essenzialità, con una stilizzazione espressionistica ed intensa di significati, «chiariti» in una schematizzazione spinta al massimo. Queste figure, che non sono mai uguali a se stesse e i colori che le rivestono (che pure loro sembrano uguali ma non lo sono), dimostrano una eccezionale maestria di sfumature, tanto che il quadro assume proporzioni insospettate per cui vien quasi da dubitare dei loro contenuti: sembrano, oseremmo dire, a-temporali, a-realistiche!
Il contrasto poi tra colori caldi e freddi non è meno essenziale in questi quadri della dialettica di linee curve e di linee rette. Forse, per tutte queste esperienze-espressioni, il messaggio che l'artista ci propone diventa così avvincente!

A. Andreoli

 

GAZZETTA TICINESE
25 novembre 1976

Una interessante mostra tra figurativo e astratto

Dopo gli spunti polemici che ci ha offerto nella passata edizione la galleria «la Madonnetta», per quindici giorni le sue sale saranno tappezzate dai quadri di un pittore ligure dall’entusiasmo incontenibile.
Creare, per Thellung, è un fatto di impegno quotidiano. Infatti, per lui, l’ispirazione viene dalla continua applicazione all’elaborazione del modello che è il solo protagonista della sua pittura inconsuetamente modulare.
Risultano quindi delle figure plastiche nelle volute delle linee (stilizzate al massimo), e prive di ogni introspezione anatomica o somatica. I colori contrastanti sono distribuiti in maniera tale da esaltare, sugli sfondi vistosamente colorati, le figure mute ed interrogative. Nei toni più accesi ed in quelli più tenui i colori risultano pieni e gli stessi, senza indulgere in sfumature, sono contenuti nei contorni netti e decisi.
Come nell’epica dei cavalieri antichi tutte le figure si affacciano in primo piano e tutte ci interrogano sulla nostra posizione in un mondo di indecisione e di compromessi: ecco uno dei motivi per i quali siamo attratti dalla pittura del Thellung.
L’epos è largamente rappresentato, nelle opere esposte alla «Madonnetta», in tutte le sfumature regali e cortigiane, nulla è stato trascurato, dal re paludato nei suoi colori tradizionali, ai cortigiani sbiaditi ed infidi (la diversità dei colori che divide una figura ci indica a quale categoria appartengano).
Per un dipinto, dalla comunicativa immediata, i colori così esasperatamente contrastanti non solo sono la firma di un fondamentale ottimista, ma assumono a simbolo di una pittura «definitiva», di una pittura che segna il limite tra il figurativo e l’astratto senza possibilità di sfumature e con grande proprietà di sintesi.

M.M. Buita

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Il segno del cronista

IL POPOLO
9 gennaio 1977

In questo contesto ha acquistato un significato emblematico la scelta del riconoscimento, assegnato ai «cronisti dell’anno» e «agli amici della cronaca»: un cavaliere antico — una statuina in bronzo — su modello dello scultore Thellung. Si chiama «il segno del cronista». E’ il simbolo del cavaliere senza macchia e senza paura di cui parta Terrail, signore di Bayard, pronto a battersi per la verità e la giustizia — come ha accennato il Presidente del Sindacato cronisti Ragusa, o quella del famoso hidalgo Dan Chisciotte della Mancia, che nei suo visionario ideale rischia talvolta di scambiare per giganti dei mulini a vento? Forse un po’ di tutte e due, se è vero che dobbiamo lasciare a1 cronista un pizzico di fantasia, di romanticisino e di utopia, pur nella ferma obiettività con cui cerca di contribuire, attraverso l’onesta e impavida registrazione dei fatti, al miglioramento dalla convivenza civile.


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Galleria La Sonda
L'Aquila 16/28 aprile 1977

MISURA rassegna trimestrale di abruzzesistica
n. 2/1977

All’arte di ANTONIO THELLUNG (Genova, 1931) si sono interessati critici di grandi aperture e scrittori assai noti, come Rafael Alberti, Leonida Repaci, Cesare Zavattini, Gian Luigi Rondi, Marcello Camilucci, Virgilio Guzzi, Ugo Moretti, Luciano Luisi. La testimonianza dei poeti sta ad accreditate una pittura ch’è, innanzitutto, per le sue iterazioni, i suoi simbolismi, i suoi fugaci accenni a un liberty risofferto e purificato, poesia.
Il poemetto dell’Alberti coglie l’enigma della scacchiera, i cui pezzi stilizzati, archetipi. della persona umana, richiamano le vetrate d’una cattedrale gotica in cui agisca il giuoco dell’arcano, già intuito da Omar Khayyam nelle sue preziose quartine. Le figure rovesciate e duplicate appaiono, per la stesura vibrante del colore e per la tecnica compositiva, come sintesi e contrasto: umanità che cammina e che appare ferma, fuori del tempo, ma nel senso che è sempre attuale: accostamento di età storiche lontane e diverse, che si rivelano familiari nell’attimo della loro apparizione ieratica: sono, esse stesse, il nostro avvento. Si tratta d’un giuoco mai cerebrale, pur se si affaccia dal palcoscenico pirandelliano dell’assurdo, più spesso rappresentativo della realtà ineluttabile, quasi sempre tragica, della vita.
Questa del Thellung è una pittura che assimila e sintetizza la storia, nella visione d’una parata ideale che incarna valori di paladini e dame, tornei e monaci, principi e popolo, in una fissità onirica librata sul pentagramma del surreale. Il dramma si compone nell’equilibrio, anche cromatico, di positure dignitosamente raccolte, rigorosamente armoniche, pur ai limiti della dissonanza: staticità che, nei suoi sdoppiamenti moltiplicati, si fa movimento.

Giuseppe Porto

TAROCCHI
omaggio alla pittura di Thellung
da Giuseppe Porto


Sdoppiato il pensiero esula
dalla scacchiera esistenziale
e nello spazio erge contemplazioni
di moltiplicati riflessi.

La vita è giuoco ossessivo
di rovesciate figure:
tutto è duplice enigma
di diversi e di uguali.

La storia dell’uomo è cifra
di tarocchi: l’elmo di piuma
si dissolve su chiome floreali,
sullo scudo va il passo d’oggi.

Staticità dell’estasi
fiorisce in raccolte positure
che i drammi sanno celare
nei volti senza volto.

 

ARTE SETTE rubrica di RADIORAI
Pescara 19 APRILE 1977

Corredata da una serie di scritti introduttivi, dovuti a note firme, personale di Thellung all’Aquila, nella galleria La Sonda. Per l’artista genovese, che vive oggi a Roma, scrivono Franco Miele, Leonida Répaci, Cesare Zavattini, Lorenza Trucchi, Gian Luigi Rondi; e scrive anche, per i suoi personaggi, il poeta spagnolo Rafael Alberti, autore di una poesia che intitola appunto “Gli scacchi di Theliung”.
E’ una mostra tutta da vedersi, giacché la sua suggestività — e quindi il suo peculiare interesse — poggia sulle sottili variazioni cromatiche che diversificano i personaggi delle tele, pur tenendoli insieme (e strettamente) sull’ordine di una specie di ironica, o nostalgica chanson de geste, nella quale non è difficile ravvisare i termini di una nostra povera, demitizzata avventura, tra reale e a-reale.

Giuseppe Rosato




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