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Come evitare gli errori di guida

L'Editrice dell'Automobile, pagg. 136 - 1969

 

I brillanti commenti in forma grafica di Vittorio Vighi, che ha illustrato il volume.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Ed ora? Autostrada e via. Qualsiasi giovanissimo guidatore può prendere la patente oggi e spingersi subito, domani, a 120 chilometri l’ora. Centoventi? Che dico! Centocinquanta, centottanta. E non c’è nulla che fa sentire bravo un guidatore inesperto quanto l’acceleratore a tavoletta e il contachilometri con la lancetta scaricata sull’estremità destra del quadrante.
 
 
 
 
 
  
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Sulle autostrade accadono, purtroppo, incidenti veramente assurdi. Sono sempre incidenti gravi, causati quasi sempre dall'assuefazione alla velocità. Auto che piombano nella zona delle stazioni di testa senza riuscire ad arrestarsi, auto che imboccano le rampe d'uscita e urstano contro i guard-rail di delimitazione, auto sfuggite al controllo dei conducenti che piombano nella corsia opposta. E i tamponamenti a catena? E quei clamorosi incidenti che si verificano nelle autostrade del nord non appena la visibilità è un po' più scarsa, e coinvolgono decine e decine di auto? Perché mai si verificano incidenti tanto assurdi?
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Entrare troppo stretti in curva comporta quasi sempre il rischio di uscire un po’ più larghi di quanto si potrebbe, e questo è pericolosissimo, intanto perché gli eventuali veicoli che sopraggiungono dalla direzione opposta in quello stesso punto cominceranno a stringere, e poi perché bisogna avere sempre un margine di manovrabilità sia verso destra che verso sinistra.

 
 
  
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Nelle gare di regolarità, alle quali partecipo ormai da molti anni, si devono compiere spesso delle prove speciali nelle quali la velocità media imposta non è mai molto alta in assoluto, ma che può essere altissima in relazione al percorso stradale. Infatti per queste che gare vengono sempre scovate stradine secondarie con particolari curve, tali da richiedere una guida esasperata. Talvolta il guadagnare pochissimi decimi di secondo, o anche uno solo, può rendere possibile aspirare a una vittoria altrimenti impossibile, per cui i regolaristi abili mettono in atto ogni accorgimento pur di poter risparmiare, su un breve tratto di strada o su una curva, una piccola frazione di secondo. Quando è necessario si ricorre anche ad accorgimenti o a impostazioni che possono essere in contrasto con una guida ortodossa.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Ecco l’auto che fila veloce accompagnata a poco a poco da una lieve forza centrifuga. Ora il conducente deve accentuare la sterzata, la forza centrifuga aumenta improvvisamente e l’auto sembra venire trascinata brutalmente verso l’esterno. E’ impossibile dire se a questo punto un abile guidatore avrebbe ancora la possibilità di cavarsela. Non si può fare un discorso generico che abbracci tutti i casi. Ogni esperienza è singola e a sé stante, quindi bisogna viverla per dare una risposta. Comunque sia, a quel punto, non basta più una lieve correzione: la correzione dev’essere drastica. Il guidatore cosi dà un colpo di sterzo verso sinistra, l’auto « s’imbarca » e punta decisa verso l’interno. A questo punto l’irreparabile ha vinto. E a una determinata velocità non è più possibile neppure scegliersi l’albero.

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La trazione anteriore si è ormai affermata come dominatrice nella maggior parte dei rallies, perché in queste gare le difficoltà sono costituite essenzialmente da strade strette, in gran parte su terra battuta e sovente su neve o ghiaccio, con curve strettissime e molti tornanti. In queste condizioni è ormai dimostrato che la trazione sulle ruote direzionali costituisce un elemento preponderante per superare le difficoltà.

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 


Ed ora, fatta questa lunga premessa, bisogna realmente cercare di capire come va intesa la norma che regola la precedenza agli incroci.
Il vecchio Codice diceva: nel caso di biforcazioni o incroci, ogni conducente deve dare la precedenza ai veicoli che giungano dalla sua destra. (Il paragrafo originale è più lungo. e prolisso, ma ho creduto meglio sfrondarlo del superfluo). Il nuovo Codice aggiunge una precisazione. La norma della precedenza a destra resta in vigore, ma con una limitazione: quando due conducenti stiano per impegnare un crocevia. Questa norma implica, senza alcun equivoco, un concetto di contemporaneità, mancando il quale tutta la norma cade.

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 


 

 

 
Qualcuno non sa che quando si esce da un cancello, un portone o comunque da un suolo privato si ha l’obbligo di dare comunque la precedenza. Come pure quando si esegue una manovra, una conversione di marcia, oppure ci si immette nella corrente di traffico provenienti da un parcheggio o da qualsiasi altro luogo. Insomma, quando si stia compiendo qualsiasi cosa che non rientri nella ordinaria e normale circolazione si deve sempre dare la precedenza ai veicoli che sopraggiungono.

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

  

... ben presto gli automobilisti finirebbero per rendersi conto che la cosa di gran lunga più importante prima di iniziare il sorpasso è accertarsi di poterlo fare, e capirebbero che non lo si accerta a sufficienza guardando ciò che avviene davanti, ma anche ciò che avviene dietro. E una volta imparato questo si renderebbero conto che il larnpeggiatore in pratica non serve, perché lo si dovrebbe usare soltanto quando si può ragionevolmente credere che nessuno interferirà nell’azione che esso indica. Con questo non è che la segnalazione sia da abolire. Soltanto non è obbligatoria, e infatti il codice non la prescrive affatto come qualcuno erroneamente crede.

 
 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

... se si è decisi a sorpassare, tutto sommato è consigliabile non lasciarsi sfuggire le occasioni, quando sono buone, per cercarne di migliori. Si rischia, in questi casi, di finire per sorpassare in condizioni meno felici. Spesso il meglio è nemico del bene, e chi ha paura a sorpassare finisce quasi sempre per decidersi nel momento peggiore.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Se le condizioni generali del tempo sono favorevoli alle gelate, ma un tratto di strada resta ciò nonostante asciutto, significa che su quella strada batte il sole, e il calore è sufficiente a mantenerla in buone condizioni. Perché il gelo abbia il sopravvento bisogna perciò che queste condizioni favorevoli mutino, e che la strada sia situata nei versanti più freddi e all’ombra. Ed è appunto una curva che può mutare all’improvviso le condizioni generali rendendole così sfavorevoli. Un’altra situazione che può portare a una variazione improvvisa dello stato del manto stradale si ha quando una strada battuta dal sole entra improvvisamente in un bosco, o è comunque fiancheggiata da qualcosa che forma una fitta ombra. Se l’umidità è molta, è assai facile trovare in questi casi dei punti gelati. Bisogna saper prevedere tutti questi imprevisti.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Per dovere di onestà bisogna ammettere che il connubio tra consiglio e obbligo ha dei precedenti nella storia. E’ questione di vedere se il consiglio è di valore o no. Quando il consiglio è veramente importante, il consigliato lo prende sempre come un obbligo. Alessandro Magno prima, e i Romani poi, non facevano altro che andare in giro! per il mondo a consigliare ai diversi popoli di sottomettersi a essi. E i loro consigli erano talmente convincenti che tutti li prendevano spontaneamente come un obbligo. Gli imperatori del Medio Evo non riuscivano invece a ottenere lo stesso risultato soltanto per l’incapacità di elargire consigli in modo altrettanto convincente. Per venire a tempi più moderni, nella Chicago degli anni venti, Al Capone consigliava i ricchi commercianti di accettare la sua protezione, e questi erano talmente contenti che non soltanto trasformavano volontariamente in obbligo questo consiglio ma riempivano anche di spontanei doni Al Capone per ringraziarlo di averglielo dato. Chi crede che Hitler e Stalin dessero ordini si sbaglia. Si limitavano a dare consigli, soltanto che questi erano talmente illuminati che chiunque si faceva un obbligo seguirli. Pare che Mussolini desse consigli un pochino meno buoni, perchè non proprio tutti li seguivano obbligatoriamente, ma ciò nonostante una frase circolava in Italia durante il fascismo: «Tutto quello che non è vietato è obbligatorio».

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 

... di fronte alla necessità di emergenza, non bisogna mai dimenticare che l’auto ha un organo direzionale che si chiama sterzo, comandato. da uno strumento che si chiama volante. Qualche volta non c’è nulla da fare, e non resta che ridurre al massimo la velocità col solo uso dei freni, sperando che alla fine l’urto non sia poi cosi violento. Ma assai più spesso l’urto può essere evitato o reso meno grave con un appropriato uso di sterzo, a complemento della manovra di frenata. Cosi quando si vedono due lunghe strisciate di gomma per terra che finiscono dritte dritte contro il punto d’urto, e si sente magari il conducente che strilla forte, menando vanto di quella sua frenata che resta li, indelebile, a testimonianza della sua prontezza e capacità di guida, mi chiedo perché mai non esista una legge che consenta il ritiro immediato della patente a chi frena in tal modo. Basta un piccolo colpo di sterzo al momento opportuno per evitare, in moltissimi casi, la tragedia.

 
  
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

In genere i vigili sono rigidi nell’applicare le disposizioni entrate in vigore da poco tempo, oppure sono rigidi se loro stessi sono in servizio da poco tempo. Ma i vecchi ed esperti vigili urbani finiscono sempre per comprendere le reali necessità della circolazione, e non lasciano sopraffare il loro buon senso da nessuna assurda disposizione. Gli agenti del traffico talvolta sembra tengano ad apparire tiranni dalla mentalità ristretta. Ma in genere si rendono conto dei nostri problemi assai più di quanto vogliano fare apparire. Sono anch’essi, quasi sempre, degli automobilisti, e i nostri problemi sono anche i loro. Rammentare questo può portare a una migliore comprensione reciproca e a una maggiore collaborazione. I problemi non si risolvono senza collaborazione.

 
 
 
  
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 



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